Cava de’ Tirreni, Pasquale Salsano: “Un progetto civico forte che ha sfiorato la vittoria e non si ferma”
Il capogruppo consiliare de "La Fratellanza" analizza il risultato di Luigi Petrone, il voto d’opinione conquistato e le ragioni di una vittoria mancata per pochi voti. Dall’opposizione annuncia un impegno costante, radicato nei problemi reali della città
Pasquale Salsano è consigliere comunale a Cava de’ Tirreni e capogruppo de La Fratellanza. Già consigliere comunale nella precedente consiliatura, è architetto, insegnante e svolge attività professionale e istituzionale sul territorio. Nel corso del suo impegno amministrativo ha seguito diversi temi, con particolare attenzione a urbanistica, viabilità, sicurezza, manutenzione, tutela della casa, trasparenza amministrativa e vivibilità dei quartieri. È vicino al mondo dei giovani, dell’istruzione, delle tradizioni e del folklore cittadino. In passato è stato eletto per due volte consigliere del Forum dei Giovani, esperienza che ha contribuito a rafforzare il suo percorso civico e il legame con la comunità. Alle ultime elezioni comunali ha sostenuto il progetto civico guidato da Luigi Petrone, contribuendo all’organizzazione del percorso politico. Ulisse on line prosegue con lui il suo viaggio per una lettura a tutto tondo delle ultime comunali.
“Abbiamo sfiorato il traguardo: ora trasformiamo quel consenso in lavoro quotidiano per la città”
Luigi Petrone ha sfiorato la vittoria raccogliendo voti ben oltre le più rosee previsioni. In ogni caso, è stato il candidato sindaco che ha saputo conquistare il voto di opinione. Qual è stata la chiave di questo successo?
Il risultato di Luigi Petrone non nasce all’improvviso e non è frutto solo della campagna elettorale. È il risultato di un lavoro lungo, costante e credibile, iniziato già nella scorsa amministrazione dai banchi della minoranza.
Abbiamo costruito un percorso fatto di presenza, ascolto, battaglie concrete e vicinanza ai problemi reali della città. Io ero consapevole che, a prescindere dal risultato finale, avremmo avuto un ruolo determinante. Lo si percepiva ogni giorno: bastava intercettare le tantissime richieste che arrivavano dai cittadini, o semplicemente passeggiare per le strade, per capire che c’era un bisogno forte di rappresentanza, di presenza e di cambiamento. Faccio un esempio semplice, ma che secondo me fa comprendere bene la portata del lavoro svolto: Luigi conosce tutte le strade di Cava, non solo quelle principali, ma anche le strade secondarie, le traverse, i quartieri, le famiglie, le situazioni quotidiane. Questo significa avere un rapporto diretto e vero con la città. La chiave del risultato è stata proprio questa: il contatto umano, la presenza costante, la capacità di ascoltare le persone senza filtri e senza distanza. Il voto di opinione è stato certamente alto, ma non è nato oggi per caso: è un trend che si è consolidato nel tempo, passo dopo passo. È chiaro che questo percorso non ci ha portato alla vittoria politica, e ne prendiamo atto con rispetto. Ma apre un ragionamento molto serio sulla rappresentatività in città: oltre undicimila cittadini hanno scelto un progetto libero, civico e alternativo agli schemi tradizionali. Oggi siamo all’opposizione, ma con un consenso importante e con una responsabilità ancora più grande: trasformare quel risultato in presenza, controllo, proposta e impegno quotidiano per Cava.
Per vincere secondo lei cos’è mancato a Petrone e alla sua squadra, di cui lei è stata ed è la punta di diamante?
“Punta di diamante” mi fa sorridere e la ringrazio, ma io credo che prima di tutto ci sia stato un gruppo. Un gruppo armonico, compatto, che ha lavorato tanto e che continuerà a lavorare per la città. Spesso il gruppo non si vede dall’esterno, ma è presente ed è determinante nei confronti interni, nell’organizzazione, nelle scelte, nel confronto quotidiano e nella costruzione di una linea comune. Io, insieme a Luigi Petrone e ad altri amici e candidati, ho contribuito all’organizzazione di un progetto che non era personale, ma collettivo. Ognuno ha messo una parte importante: presenza, competenze, tempo, passione e rapporto con i cittadini.
Poi è chiaro, con il senno di poi è sempre più facile fare analisi. Però un dato fa capire bene quanto siamo arrivati vicini: sarebbero bastati appena 882 voti spostati da una parte all’altra per cambiare il risultato finale. Questo dimostra che non parliamo di una distanza enorme, ma di una vittoria realmente sfiorata. Probabilmente, per vincere, sarebbe servito allargare ancora di più la base organizzativa, costruire liste più lunghe, rafforzare ulteriormente la presenza in alcune zone della città e trasformare una parte ancora maggiore del consenso e della simpatia in voto concreto, oppure semplicemente qualche giorno in più.
Ma non parlerei di una mancanza grave. Parlerei piuttosto di un percorso arrivato vicinissimo al traguardo, forse prima ancora di quanto molti immaginassero. Abbiamo sfiorato la vittoria contro forze politiche strutturate e radicate da anni.
Questo significa che c’è un progetto solido, che parte già dalle elezioni del 2020, quando lo ribadisco abbiamo sfiorato il ballottaggio per pochissimi voti. Oggi quel progetto non si ferma: riparte da un consenso importante e da una responsabilità ancora più grande verso la città.
Se Petrone avesse annunciato la squadra degli assessori, anche almeno in parte con dei nomi riconosciuti e apprezzati in città, non avrebbe ottenuto di più in termini elettorali?
È una valutazione che si può fare e che, con il senno di poi, può avere anche una sua logica. Annunciare prima una parte della squadra degli assessori, magari con nomi riconosciuti e apprezzati in città, avrebbe potuto rafforzare ulteriormente l’idea di governo e dare maggiore concretezza al progetto. Detto questo, non possiamo sapere con certezza se avrebbe spostato voti in maniera decisiva. Sarebbe potuto accadere, così come sarebbe potuto non accadere. In campagna elettorale ogni scelta ha un peso, ma anche un margine di rischio. Quello che posso dire con certezza è che noi avremmo avuto la possibilità di selezionare una Giunta con professionalità marcate, competenze definite e profili realmente adeguati ai ruoli assegnati. Ed è proprio questo il punto che spesso manca nella politica: la capacità di scegliere le persone non per appartenenza, per equilibrio interno o semplicemente per tessera di partito, pur riconoscendo ai partiti un ruolo importante soprattutto a livello sovracomunale, ma per competenza, visione e capacità amministrativa. Luigi Petrone avrebbe avuto la libertà di costruire una squadra di governo seria, credibile e coerente con il progetto di cambiamento proposto alla città. Forse comunicarlo prima avrebbe aiutato a rendere ancora più visibile questa impostazione, ma resta il fatto che il nostro obiettivo era ed è quello di portare competenze vere dentro l’amministrazione.
In molti ritengono che avete avuto sì il consenso popolare ma vi è mancato l’appoggio della borghesia cavese, del mondo delle professioni, della cultura. Quanto c’è di vero in questo?
Io credo che questa lettura vada presa con molta cautela. Parlare di “borghesia”, di professioni o di cultura come blocchi separati dal resto della città rischia di essere una semplificazione. Noi abbiamo avuto un consenso popolare molto forte, ed è un dato politico importante. Ma dentro quel consenso ci sono anche professionisti, commercianti, insegnanti, tecnici, imprenditori, giovani, famiglie, persone impegnate nel sociale e nella cultura. Non credo quindi che si possa dire che quel mondo sia mancato del tutto. Forse, se vogliamo essere sinceri, è mancato l’appoggio di una parte dei cosiddetti ambienti più strutturati della città, quelli che spesso incidono nei rapporti, nelle relazioni e negli equilibri tradizionali perché cercano e vogliono posizioni consolidate. Ma questo non significa che il progetto fosse povero di competenze o distante dal mondo delle professioni. Anzi, uno dei nostri punti di forza è stato proprio provare a rompere alcune logiche consolidate, rimettendo al centro le persone, i problemi reali e la rappresentanza diretta. Il consenso popolare non è un limite: è una base enorme da cui ripartire. Poi è chiaro, per vincere bisogna parlare a tutta la città, anche a quei mondi che forse non siamo riusciti a coinvolgere pienamente. Questo sarà uno dei temi su cui lavorare: allargare il progetto, renderlo ancora più riconoscibile anche nei settori professionali, culturali e produttivi, senza però perdere la nostra identità e il rapporto diretto con i cittadini.
A quanti sostengono che avete un leader carismatico come Luigi Petrone, ma che non siete assolutamente attrezzati per governare la città, lei cosa risponde?
Rispondo che è una lettura comoda, ma non corretta. Luigi Petrone è certamente un leader carismatico, capace di parlare alla città e di costruire un rapporto diretto con le persone. Ma attorno a lui non c’è improvvisazione: c’è un gruppo, ci sono competenze, c’è esperienza amministrativa e c’è una squadra che ha dimostrato di saper lavorare. Governare una città non significa avere solo nomi noti o appartenenze politiche forti. Significa conoscere i problemi, saper ascoltare, scegliere persone competenti, assumersi responsabilità e costruire soluzioni concrete. E su questo noi abbiamo dimostrato di esserci. Abbiamo consiglieri, professionisti, tecnici, persone impegnate nel mondo della scuola, dell’impresa, del commercio, del sociale e della vita cittadina. Forse non apparteniamo ai soliti schemi, ma credo che proprio fuori dagli schemi, a volte, bisogna avere il coraggio di guardare se si vuole davvero ricercare quel cambiamento che tutti dicono di voler vedere. È chiaro che amministrare richiede organizzazione, metodo e una Giunta competente. Ma noi avevamo e abbiamo piena consapevolezza di questo. La nostra idea era proprio quella di costruire una squadra di governo con professionalità definite, scelte in base al ruolo e non solo agli equilibri politici. Quindi a chi dice che non eravamo attrezzati rispondo: forse non eravamo attrezzati secondo le vecchie logiche, ma eravamo pronti a governare con un metodo diverso, più diretto, più competente e più vicino alla città.
Come vi relazionerete con l’Amministrazione Giordano?
Con l’Amministrazione Giordano ci relazioneremo per quello che siamo e per quello che siamo sempre stati: una forza civica, libera e radicata nella città. La Fratellanza ha già vissuto l’esperienza dai banchi della minoranza durante l’Amministrazione Servalli, e lo ha fatto con serietà e senso di responsabilità anche controcorrente su alcune scelte che richiedevano lungimiranza amministrativa. Lo stesso atteggiamento lo avremo oggi con l’Amministrazione Giordano. Conserveremo la nostra natura civica e valuteremo ogni proposta punto per punto, entrando nel merito dei temi e non partendo da posizioni precostituite. Saremo disponibili al confronto quando si tratterà di provvedimenti utili alla città, ma saremo fermi e intransigenti quando riterremo che alcune scelte non vadano nell’interesse dei cittadini. La nostra sarà un’opposizione seria: ferma quando dovrà esserlo, collaborativa quando sarà giusto esserlo. Non faremo opposizione per partito preso, ma nemmeno sconti su ciò che riguarda il futuro di Cava.
Quali saranno le prime priorità che porterete in Consiglio comunale dai banchi della minoranza ?
Le prime priorità saranno quelle che abbiamo sempre portato avanti: i problemi reali della città. Partiremo dalle frazioni, dalle strade, dalla manutenzione, dal decoro urbano, dalla sicurezza, dalla viabilità, dai servizi essenziali, dall’attenzione alle famiglie e dalle fragilità sociali, ben consapevoli della situazione economica dell’ente. Cava non ha bisogno solo di grandi annunci, ma di risposte quotidiane. Come abbiamo già fatto in passato, richiederemo commissioni sui temi più importanti: urbanistica, sicurezza, viabilità, tutela della casa, manutenzione, vivibilità, politiche sociali, famiglia, giovani, anziani e sostegno alle persone più deboli. Chiederemo anche tavoli di confronto con l’Amministrazione, gli uffici competenti, le associazioni, i comitati e i cittadini sui temi che incidono davvero sulla vita quotidiana: mobilità, traffico, parcheggi, decoro, sicurezza urbana, piano del verde, politiche per la casa, servizi sociali, sostegno alle famiglie e semplificazione delle pratiche urbanistiche. Useremo tutti gli strumenti a disposizione del consigliere comunale per controllare, proporre e portare dentro il Comune le istanze dei cittadini. Faremo opposizione con serietà, ma senza restare chiusi nel Palazzo. Il nostro lavoro continuerà fuori, tra le persone, perché è da lì che arrivano le vere priorità.
Un’ultima domanda. Alla città, alla società civile cavese, qual è il messaggio che vuole rivolgere?
Alla città voglio dire una cosa semplice: noi ci siamo e continueremo ad esserci. Le elezioni sono finite, il risultato va rispettato, ma il nostro percorso non si ferma. Terremo fede alle nostre idee, ai nostri impegni e al rapporto diretto che abbiamo costruito con tanti cittadini. A chi ci ha votato dico grazie, perché ci ha dato una responsabilità enorme. A chi non ci ha votato dico che lavoreremo anche per loro, perché la città viene prima di tutto. Non saremo spettatori. Saremo presenti nelle strade, nei quartieri, in Consiglio comunale, ovunque ci sarà bisogno di ascoltare, controllare, proporre e difendere Cava.
Continueremo a fare politica come l’abbiamo sempre intesa, con passione, libertà e coerenza. Terremo fede a quello che abbiamo detto e a quello in cui crediamo, senza cambiare faccia il giorno dopo le elezioni.








