A colloquio con Marco Giordano vincitore del Premio Com&Te di Giornalismo “Peppino Muoio”

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foto Aldo Fiorillo

“Nel giornalismo occorre dedizione, una certa attenzione allo studio, senza avere fretta o rincorrere, come oggi accade, i social”

Giornalista, datarider, ma anche giornalista economico, datajournalist, laurea in Economia e Commercio. Questo è Marco Giordano, nato a Salerno nel 1987. Fino al giugno 2013 scrive per il “Roma”, testata giornalistica cartacea con sede a Napoli a diffusione regionale. Nel 2014 diventa responsabile comunicazione per la ONG “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, gestendo fino a gennaio 2018 i canali Social del Presidio di Salerno. Nello stesso periodo, a partire da ottobre 2015, viene assunto con contratto dal Gruppo Editoriale l’Espresso, come giornalista collaboratore presso la testata locale del Gruppo “La Città” di Salerno e Provincia. Nel corso degli anni trascorsi presso la redazione del quotidiano cartaceo locale, si specializza nel giornalismo di inchiesta economico, occupandomi degli effetti delle politiche su mercato del lavoro, tessuto industriale, infrastrutture. Oltre ad occuparsi di efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione e di cronaca legata pur sempre alle dinamiche economico-sociali. Attualmente è Vice direttore Paese Sud. Dice di sé: “Non sono un monaco, però mi ribattezzo Data Rider: Tomb Rider profana le tombe, io i dati tombati negli archivi polverosi delle Pubbliche Amministrazioni!

Marco Giordano è stato di recente insignito del Premio Com&Te di giornalismo  “Peppino Muoio” Under 35 dall’Associazione Comunicazione e Territorio che ogni anno organizza il Premio e Rassegna Letteraria Com&Te. La cerimonia di premiazione è stata l’occasione per avvicinarlo e sottoporlo a una serie di domande.

Obiettivo del giornalismo di inchiesta è sempre stato quello di indagare il potere, in tutte le sue forme. Corruzione, scandali finanziari e politici e abusi di potere. Dalla sua esperienza sul campo, può dirci quanto tutto ciò influisce sulla vita dei cittadini anche in ambiti territoriali circoscritti come il nostro?

Il giornalismo d’inchiesta ha le sue fondamenta nel raccontare il rapporto tra l’amministrazione del territorio e i cittadini, cioè raccontare il potere e la vita di tutti. Nella pubblica amministrazione si trovano dati e montagne di informazioni che i cittadini spesso ignorano e che dovrebbero essere maggiormente accessibili a tutti. Non sempre sono tenuti in maniera intellegibile, quindi il nostro ruolo è quello di intermediari tra queste informazioni che riguardano la nostra vita quotidiana e i cittadini.

Quali ostacoli ha trovato lungo questo suo percorso professionale? Le è capitato di essere vittima di ostruzionismo? In che modo?

Gli ostacoli, quando fai un certo tipo di lavoro, si trovano sempre. Muoversi in questo ambito è un po’ come camminare sulle mine. Devi imparare il “burocratese” per rapportarti con le pubbliche amministrazioni che spesso giocano in difesa. In più di un’occasione mi è capitato di ricevere delle segnalazioni da parte delle varie amministrazioni, alle quali ho risposto con dei report spediti al mittente. Una volta sono stato convocato da una commissione che poi ha annullato la mia convocazione quando ho inviato sei pagine di chiarimenti sul come e quando avevo preso dei dati che riguardavano l’economia del territorio. Bisogna stare attenti e pensare dieci, cento volte a quello che si scrive. Questo ti permette di non essere ostacolato se racconti qualcosa che interessa al cittadino.

Quali doti deve avere un giovane giornalista che ha voglia di cimentarsi in questo particolare settore?

Non credo che esistano delle specifiche caratteristiche. Penso che questo tipo di giornalismo nasca quando credi che qualcosa non è raccontata come tu vorresti. Questo è il primo tassello, da lì puoi iniziare a ricoprire uno spazio e sviluppare un tuo percorso e un tuo modo di raccontare le cose. Poi, ovviamente, occorre dedizione, una certa attenzione allo studio, senza avere fretta o rincorrere, come oggi accade, i social. Lo fanno anche grandi testate. Bisogna rinunciare alla velocità e dedicarsi di più a quello che si scrive.

Cosa pensa del Premio Com&Te?

Per me è motivo di orgoglio essere stato premiato. E’ un’iniziativa letteraria fondamentale. Quando mi hanno contattato gli ideatori Silvia Lamberti e Pasquale Petrillo mi sono sentito orgoglioso, non del riconoscimento in sé che comunque fa piacere, ma perché queste iniziative servono specialmente adesso che il giornalismo di qualità è sotto attacco della diffusione della convinzione tra i cittadini che noi non facciamo bene il nostro lavoro. E’ importante ribadire quanto il giornalismo serva, quanto sia fondamentale e quanto il ruolo del giornalista debba essere una figura tutelata all’interno della società affinché possa fare bene il suo lavoro. (foto Aldo Fiorillo)

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