La fretta e la confusione più pericolose del coronavirus

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Il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte (foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

I timori e il dolore per le tante perdite provocate dal coronavirus stanno in questi ultimi giorni cedendo il posto ad altre sensazioni. Non meno sgradevoli e, per certi versi, non meno preoccupanti.

Parliamo, in primo luogo, della fretta di porre fine al lockdown, o quanto meno, alle restrizioni più stringenti per avviare la cosiddetta fase 2, quella della ripresa. E’, questa, indubbiamente una necessità, soprattutto per non annientare del tutto il nostro sistema economico e produttivo. Tuttavia, riesce difficile comprendere che ad avere più fretta di chiunque altra sia la regione Lombardia, dove si continua a morire per l’infezione da coronavirus.

Vero è che la Lombardia è il principale motore produttivo del Paese, ma il rischio è di rendere inutili tutti i sacrifici fatti finora. In breve, come diceva qualcuno, la fretta è del diavolo.

La fretta, comunque, di riaprire e riprendere le attività la si registra comprensibilmente in tutto il Paese ed è più che legittima, ma la sensazione è che al riguardo le idee siano poche chiare e che manchi ad oggi un piano, una vera e propria exit strategy dall’emergenza coronavirus. A preoccupare, insomma, più che la fretta e il timore di non adottare le giuste cautele, è soprattutto l’assenza, ad oggi, di certezze sul come procedere una volta entrati nella cosiddetta fase 2.

E veniamo alla seconda spiacevole sensazione di questi ultimi giorni. Parliamo della confusione. A tutti i livelli. Dal governo centrale alle regioni, le quali procedono allegramente in ordine sparso nel caos più totale.

Una confusione, innanzi tutto, da parte del governo, che raggiunge il top quando si rincorrono voci di riaperture di bar e ristoranti dal 4 maggio, mentre è ormai quasi certo che le scuole non riapriranno se non a settembre. C’è una logica in tutto ciò? Sì, quella della confusione.

Con le regioni arriviamo agli oscar del “disordine organizzato”: Lombardia e Veneto vogliono riaprire subito tutto, la Campania annuncia di chiudere i confini a lombardi e veneti, mentre la Puglia invita a prenotare un posto al sole sulle spiagge pugliesi per la prossima estate. Più confusione di così!

A tutto ciò si aggiungono le voci, sempre più insistenti e realistiche, di un governo Conte indebolito da contrasti al suo interno e ormai prossimo al naufragio. Il problema, visto che alle elezioni proprio non si può andare di questi tempi, è quale possa essere una concreta prospettiva futura. Un governo tecnico presieduto da Draghi? Un esecutivo di unità nazionale o del presidente o di qualche altra formula? Mah, forse neanche una cartomante riuscirebbe a dare una risposta decentemente accettabile. E non vorremmo essere nei panni del presidente Mattarella se davvero sarà costretto a risolvere un simile guazzabuglio.

Un fatto è certo: il Paese avrebbe bisogno di un esecutivo costituito da persone autorevoli, credibili, competenti e qualificate. Ma come arrivarci? Non resta che confidare nella buona stella e in Mattarella.

In conclusione, oltre a quella da coronavirus, ora ci ritroviamo con una pandemia da confusione politico-istituzionale. E forse, quest’ultima, fa più paura del coronavirus.

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore delle pubblicazioni Testimone di parte, edita nel 2006, Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009, e insieme a Silvia Lamberti Maionese impazzita - Comunicazione pubblica ed istituzionale, istruzioni per l'uso, edita nel 2018, nonché curatore di Tornare Grandi (2011) e Salerno, la Provincia del buongoverno (2013), entrambe edite dall’Amministrazione Provinciale di Salerno.

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