La confusa indecisione del governo gialloverde: meno chiacchiere e più fatti

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foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei ministri

Al netto della questione migranti gestita da Salvini, con relativa cagnara sul razzismo italico, e del contrastato decreto dignità di Di Maio, l’attuale governo gialloverde, che dai colori della squadra di calcio brasiliana qualcuno per sfottò chiama carioca, sembra avere un cifra predominante, almeno per ora, ed è quella della confusione.

Qualcuno, infatti, anzi più d’uno, farebbe bene a parlare di meno. E’ il caso del ministro leghista della Famiglia, Lorenzo Fontana, il quale ogni volta che apre bocca rischia di far saltare il governo, provocando un polverone di polemiche mediatiche. Dalla guerra dichiarata ai matrimoni gay alla rivisitazione della legge Mancino, il ministro Fontana più che porre in essere fatti concreti parla, esprime opinioni. Non è che quello che dice non abbia un fondamento o non possa essere oggetto di una discussione politico-culturale anche vivace, ma da un ministro della Repubblica ci si aspettano fatti concreti ed al momento, a parte il contributo dato alla confusione, da Fontana non è venuto fuori niente di apprezzabile. Insomma, finora uno straccio di provvedimento a favore della famiglia non si è visto.

I pentastellati, però, concorrono più di chiunque altro al clima di incertezza e confusione. E’ il caso dei no, o dei no flessibili, dalla TAV, l’alta velocità ferroviaria nel collegamento con la Francia,  alla TAP, il Trans-Adriatic Pipeline e cioè il Gasdotto Trans-Adriatico che porta in Italia il gas del Caucaso, al no, o quasi no (non è che si capisca più di tanto) sui vaccini.

E’ comprensibile e finanche accettabile che su TAV e TAP i pentastellati vogliano approfondire la questione legata ai costi e agli eventuali sprechi. Ci mancherebbe. Oltre però non è possibile andare, non solo per gli impegni già presi e per le penali che saremmo costretti a versare, ma perché si tratta di opere necessarie per lo sviluppo del Paese. E’ singolare, tanto per restare sul tema TAP, che il ministro pentastellato per il Sud Barbara Lezzi sostenga che nel Mezzogiorno servono sì le infrastrutture ma solo se si parla di “strade sicure, ferrovie e scuole”, come se ciò fosse in contrasto con la realizzazione delle rete distributiva del gas proveniente dal Mar Caspio.

Il rischio è che alla confusione si aggiunga l’immobilismo, che in politica è forse la cosa peggiore. L’impressione è che i cinque stelle per togliere spazio a Salvini, che in questi mesi li ha oscurati mediaticamente prendendosi l’intera scena politica, stiano correndo ai ripari rispolverando alcuni dei loro cavalli di battaglia, trascurando, però, un particolare per nulla relativo: ora sono forza di governo e non più opposizione. Il rischio, per farla breve, è che su questi temi il Movimento 5 Stelle rischia di restare impiccato o, se va bene, di scottarsi e farsi comunque male.

E non parliamo dei vaccini, una questione scientifica diventata ormai nel nostro Paese infelicemente politica, e che trova abbastanza in sintonia leghisti e cinquestelle. Un po’ siamo alla follia, ma soprattutto alla fiera dell’ipocrisia: educare e non imporre, dialogo e non coercizione, ma soprattutto uno strabiliante “obbligo flessibile nel tempo e nello spazio”. Siamo davvero precipitati nell’assurdità, anche linguistica: un obbligo o è tale o non lo è, non esiste un obbligo flessibile ad ore, a giorni o a secondo di qualcosa o qualcuno. Certo, linguisticamente possiamo senz’altro dire che si tratta di un ossimoro, vale a dire mettere insieme due vocaboli in contrasto fra loro. C’è da chiedersi, però, ma la salute di un bambino, di un innocente rispetto alla distorsione mentale sui vaccini da parte di un adulto, può essere messa seriamente in pericolo dall’incoerenza di un ossimoro?

L’auspicio è che dopo le vacanze estive l’attuale governo, con il conforto e l’ausilio della frescura, riesca a combinare qualcosa in più e cominciare a dare vere risposte all’elettorato. Per ora, ripetiamo, dà l’impressione di essere sostanzialmente diviso, confuso e indeciso. Tutto, o quasi, è stato finora liquidato con un si vedrà, si sta studiando, stiamo approfondendo e con i classici annunci della politica di tutte le stagioni: faremo, decideremo, proporremo… Alla lunga, però, ciò non può durare e di sicuro non basteranno più i tweet e le felpe di Salvini sui migranti.

 

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore di due pubblicazioni, Testimone di parte, edita nel 2006, e Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009.

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