I marò di un Paese ingrato

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I marò sono stati abbandonati al loro destino, ma dover essere anche essere oggetto di beceri commenti da parte di pseudo politici, che poi abbozzano scuse come “ho detto una scemenza”, è davvero il massimo, da restare semplicemente basiti.

E’ quello che è accaduto l’altro giorno con l’assurdo post su Facebook dell segretario di Rifondazione comunista di Rimini, Paolo Pantaleoni: «Non è ora che impicchino i due marò?»

Lo trovo offensivo e vergognoso, non la si può e non possiamo etichettare questa esternazione come “una battuta troppo forte”. Colpevole  è l’opinione pubblica, distratta di fronte ad una vicenda che non volendo entrare nel merito, ma considerando esclusivamente l’aspetto umano, due uomini che hanno fatto quello che è il loro mestiere, il soldato, e ad oggi sono ostaggi in un paese straniero, lontano dagli affetti e consapevoli che il loro futuro è legato ai peggiori governi che l’Italia repubblicana abbia mai visto.

Colpevole ancora di più  è  la maggior parte della stampa che ne ha parlato poco, perché parlare dei marò è affare scomodo.  I marò sono intrappolati in un limbo dove l’Italia dimostra che peso politico internazionale ha, nessuno.

E nessuno è capace o vuole occuparsene seriamente, quindi è meglio far scivolare la vicenda nel dimenticatoio. Fino a quando lo scemo di turno fa un’esternazione del genere auspicando addirittura la pena di morte, ma anche in questo caso  la vicenda non è stata oggetto di particolari prese di posizione. Nessuno, o in ogni caso in pochi hanno alzato la voce, neanche la destra che pure sui marò ne ha fatto di propaganda.

Insomma, quella dei marò, nel suo insieme, è una vergogna infinita di un paese ingrato che non protegge i suoi cittadini e i militari che ci rappresentano, e anche molto bene, nel mondo.

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