Clemente Mastella, la giustizia ingiusta: assoluzione a scoppio ritardato

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Clemente Mastella (foto tratta dal profilo Facebook)

La prima cosa che ha fatto Clemente Mastella quando ha appreso dai suoi avvocati il responso della Corte che lo ha completamente scagionato insieme alla moglie Sandra Lonardo da tutte le accuse, è stato quella di portare un cero alla Vergine delle Grazie a Benevento: “Avevo fatto un voto – ha spiegato – e lo avevo anche detto”, segno della comprensibile, grande e commossa soddisfazione di essere uscito da un incubo e di vedersi conosciuta una riabilitazione che lui e la moglie, in questi lunghi anni, hanno sempre rivendicato.

I giudici del processo di primo grado, dopo circa dieci anni, hanno infatti assolto entrambi dai reati di corruzione e concussione nei confronti di Antonio Bassolino, allora Governatore della Regione Campania che sarebbe stato il destinatario delle pressioni di Mastella per alcune nomine ai vertici della sanità campana (cosa che Bassolino ha sempre decisamente negato).

Le altre accuse contestate comprendevano anche i reati dell’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, dell’abuso di ufficio e della turbativa d’asta.
Gli investigatori pensavano di aver scoperchiato un sistema che gestiva appalti e concorsi pubblici, che avevano definito “sistema Udeur”, che portava a condizionamenti nelle nomine ai vertici della sanità campana da parte del partito dell’allora guardasigilli e ad altre indebite ingerenze nei confronti delle pubbliche istituzioni.

Furono indagati e poi rinviati a giudizio anche altri esponenti politici: tutti assolti, dopo dieci anni, perché per il presidente della IV sezione del Tribunale di Napoli, Loredana Acierno, i fatti “non costituiscono reato”.

Questo, dopo circa dieci anni, è il responso della giustizia sul caso che coinvolse, a suo tempo, Mastella, allora Ministro della Giustizia del Governo Prodi, e la moglie Sandra Lonardo, all’epoca Presidente del Consiglio regionale della Regione Campania, la quale addirittura venne arrestata e le venne proibito, poi, di risiedere in Campania.
Fu un terremoto politico; il rinvio a giudizio di Clemente Mastella determinò, di fatto, la caduta del Governo Prodi; infatti, pure se manca un collegamento logico e diretto tra le due cose, Mastella si dimise dalla carica di Ministro e ritirò la sua fiducia a Prodi, che fino ad allora aveva sostenuto, determinandone la caduta.

Profetica sembrò, all’epoca, la sgradevole e sgrammaticata espressione del Procuratore capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Mariano Maffei, che, in una conferenza stampa, si lasciò andare con l’espressione: “E mò se cade il governo fosse colpa mia?”.

Qualche considerazione va fatta.
E’ fuori dubbio che il decennio trascorso per arrivare al totale proscioglimento dalle accuse è uno dei tantissimi nei del sistema giudiziario italiano, già tante volte evidenziati, ma che in questo caso – avendo coinvolto personaggi politici di rilevanza nazionale, nei confronti dei quali è convinzione comune che ci sia una maggiore attenzione ed un più sollecito iter – ha una grande rilevanza, perché fa comprendere che nei confronti di talune categorie non v’è un atteggiamento di privilegio, e che tutti di fronte alla legge sono veramente uguali, o almeno sembra.

Questo processo è emblematico per aver evidenziato il labile confine tra il codice penale e la questione morale, e che porta qualche magistrato ad attribuire reati a personaggi politici in vista per loro comportamenti poco in linea con l’etica politica, pure se non rilevanti penalmente; tra politici, specialmente ad un certo livello, non deve apparire scandaloso che si dica a un Presidente di Regione: ora che fai le nomine non dimenticare Pinco e Pallino, ma essere indagati penalmente di concussione per una raccomandazione del genere, sembra veramente una enormità, e la magistratura lo ha sancito; purtroppo su questo era stato imbastito il processo a Mastella, Lonardo e altri, tutti prosciolti.

La Magistratura dovrebbe agire e intervenire con molta oculatezza, e pure se è da considerare che non tutti i Magistrati sono del livello di Falcone, Borsellino, per citare due fulgidi esempi che hanno pagato con la vita il loro impegno professionale e civile, non va sottaciuto che un magistrato o un pool di magistrati che imbastiscono un procedimento del genere, rilevato poi basato sul nulla, non hanno reso un buon servizio alla giustizia e al paese.

E’ quindi opportuno che in casi come quello di Mastella/Lonardo qualche organo dovrebbe intervenire nei confronti dei magistrati che li hanno rinviati a giudizio; al di là delle giustificate richieste di risarcimenti che gli imputati potranno o vorranno fare, il Consiglio Superiore della Magistratura, quale organo autonomo di autogoverno proprio dei Magistrati, dovrebbe intervenire quanto meno per censurare quegli incauti magistrati che hanno, tra l’altro, aggravato l’erario di spese che un loro comportamento più cauto avrebbe evitato.

E’ inoltre auspicabile che pure il Ministro della Giustizia intervenga per una serie di accertamenti finalizzati anche a verificare se vi sia stato un accanimento nei confronti dell’ex Ministro Mastella, e anche per fugare qualche legittimo dubbio in merito ad una eventuale cabina di regia che avrebbe costruito tutto il can-can per far cadere il governo Prodi e favorire altro schieramento politico.

Non riteniamo che occorra anche costituire una commissione parlamentare di inchiesta su questa vicenda ed altre analoghe (si sa che le commissioni non arrivano a nulla e anche quando lo fanno ci impiegano molti anni e alla fine non si conclude nulla, anche per i condizionamenti posti dalle varie forze politiche che le compongono); ma, nell’interesse generale, è necessario che su questa vicenda, come su altre analoghe, vada fatta chiarezza a tutto tondo.

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