Cava de’ Tirreni, la Caritas presenta il Report Povertà 2024: “Comunità disgregate, speranze sospese”
Al Palazzo Arcivescovile un confronto sul territorio tra dati, fragilità emergenti e responsabilità condivise
Si è tenuta lunedì scorso 27 aprile, al Palazzo Arcivescovile di Cava de’ Tirreni, la presentazione del Report sulle Povertà 2024 della Caritas diocesana Amalfi–Cava, un appuntamento che – come si legge nel documento – ha assunto «il valore di un esercizio collettivo di discernimento, più che una semplice restituzione di dati» .
L’incontro, moderato dalla giornalista Angela Senatore, redattrice di Ulisse on line, ha visto l’intervento del direttore della Caritas diocesana don Francesco Della Monica, che ha richiamato il ruolo dell’advocacy come dimensione essenziale dell’agire Caritas: non solo risposta ai bisogni, ma capacità di incidere nei processi sociali. La lettura dei dati, ha spiegato, non evidenzia solo una “mancanza”, ma soprattutto una “rottura” relazionale, lavorativa, abitativa e sanitaria, da cui nascono molte nuove vulnerabilità .
A offrire uno sguardo regionale è stato don Carmine Schiavone, delegato delle Caritas campane, che ha sottolineato come le 23 Caritas della Campania registrino un aumento delle fragilità complesse e multidimensionali.
Il cuore della presentazione è stato affidato alla dott.ssa Marta Raimondi e alla dott.ssa Rossella Vuoso, che hanno illustrato i dati del report: spopolamento crescente, aumento delle case vacanza, solitudine sociale in forte crescita, povertà educativa, disagio psicologico sommerso, difficoltà abitative e incremento delle richieste di aiuto economico e sanitario. Nel 2024 sono stati registrati 376 accolti e quasi 800 beneficiari, con 2629 accessi alla Cittadella della Carità e 2658 aiuti erogati, soprattutto tramite l’Emporio solidale Paolo VI .
A chiudere l’incontro è stato l’arcivescovo Orazio Soricelli, che ha definito i poveri «carne viva di Cristo», richiamando la necessità di progettazioni nuove e di un maggiore coinvolgimento della comunità, inclusi volontari e diaconi, per passare da una logica assistenziale a una logica di corresponsabilità.
La presentazione del report si è così configurata come un momento di rilettura del territorio e di rilancio dell’impegno comune: non solo rispondere ai bisogni, ma ricostruire legami, generare fiducia e orientare le scelte pastorali e civili verso modelli più inclusivi e generativi.







