Cava de’ Tirreni, intervista a Raffaele Giordano: “Le generazioni cavesi future pagheranno per la debolezza della politica locale”

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“Da che parte stanno i tanti fedelissimi di De Luca che sono stati eletti in Consiglio regionale grazie anche ai tanti voti ricevuti dai cavesi? Evidentemente, non dalla parte dei loro elettori”

 

 

Cardiochirurgo presso la AOU  (Azienda Ospedaliera Universitaria) Federico II di Napoli, nonché Ricercatore e Professore Aggregato presso la stessa Università partenopea, Raffaele Giordano è vicepresidente del Consiglio comunale di Cava de’ Tirreni, nonché componente di spicco dell’opposizione del gruppo civico “Siamo Cavesi”. Lo incontriamo per parlare di alcuni degli argomenti cittadini di maggiore attualità, ma anche sullo stato dell’arte dell’opposizione alla maggioranza di centrosinistra che sostiene il sindaco Servalli.

Non possiamo che partire con la situazione della sanità a Cava de’ Tirreni. Qual è lo stato attuale, ammesso che sia cambiato qualcosa?

Nulla di nuovo o di particolarmente rilevante. Ormai dell’ospedale abbiamo discusso tanto. Rimangono le criticità legate soprattutto alla carenza del personale medico in alcuni servizi, su tutti il pronto soccorso e le branche chirurgiche. Una nota positiva è che finalmente, a due anni dall’annuncio dell’estate 2020, cioè in piena campagna elettorale, sono partiti i lavori di ristrutturazione e riqualificazione di alcuni reparti. Questo causerà qualche disagio, ma sicuramente ci consegnerà un ospedale più efficiente.

Nel suo accalorato ed apprezzato intervento a piazza Abbro, durante la manifestazione popolare a tutela della salute pubblica, lei ha citato i numeri degli interventi effettuati e dei ricoveri che testimoniano il lento declino operativo del nostro nosocomio negli ultimi sei-sette anni. Può ripetere questi numeri di quella che lei ha definito un’operazione di verità?

Non avevo previsto un mio intervento, ho sempre partecipato a tutte le manifestazioni del comitato a difesa dell’ospedale in silenzio e da semplice cittadino. Ma, quando ho ascoltato per l’ennesima volta il solito mantra del sindaco, ho dovuto per forza di cosa prendere la parola. A mio parere il vero spopolamento del Santa Maria Incoronata dell’Olmo parte dal 2015 o, meglio, dalla chiusura del reparto di Ginecologia. A questa sono seguite le chiusure dell’Endoscopia digestiva e della Senologia chirurgica a cui si sono abbinate decisioni che hanno penalizzato il nostro ospedale. Tutto questo ha portato il crollo del numero complessivo di interventi chirurgici che dagli oltre 1900 del 2015 sono passati a circa 800 degli ultimi anni.Tutto questo è avvenuto sotto gli occhi della politica locale che non ha mosso un dito. Non voglio dilungarmi, ma bisogna invertire questo trend con scelte decise e di qualità, come insistere per la nomina di un primario di Chirurgia “stabile” e dalle indubbie capacità per far ritornare la fiducia dei cittadini cavesi nei confronti del proprio ospedale.

 

“Cava ha ottenuto solo la Casa di Comunità, che già le spettava di diritto visto che ha più di 50 mila abitanti. Nel frattempo una città di 13 mila abitanti come Castel San Giorgio ha ottenuto l’Ospedale di Comunità, la Casa di Comunità e il Centro Operativo Territoriale”

 

 

Parliamo dell’ospedale di comunità. Un’altra occasione persa. Anzi, diciamola tutta, un altro furto con destrezza operato da De Luca ai danni dei cavesi.

Il mio giudizio è negativissimo. In commissione Sanità, dietro insistenza di Siamo Cavesi per avere delle delucidazioni, erano state date delle rassicurazioni sul fatto che l’amministrazione comunale stesse lavorando per far ottenere alla seconda città della provincia tutto il possibile. Peccato che i nostri amministratori stati smentiti nel giro di poche settimane. La città di Cava, infatti, ha ottenuto solo la Casa di Comunità, che già le spettava di diritto visto che ha più di 50mila abitanti. Nel frattempo una città di 13mila abitanti come Castel San Giorgio ha ottenuto l’Ospedale di Comunità, la Casa di Comunità e il Centro Operativo Territoriale. Lo stesso vale per altre realtà più piccole di noi che hanno ottenuto molto di più. Secondo lei c’è una logica? Io non la vedo. Devo solo pensare che sui tavoli decisionali gli altri sono molto più bravi ed incisivi dei nostri amministratori comunali. Ma, me lo lasci dire, mi chiedo da che parte stiano anche i tanti fedelissimi di De Luca che sono stati eletti in Consiglio regionale grazie anche ai tanti voti ricevuti dai cittadini cavesi: evidentemente, non dalla parte dei loro elettori. Purtroppo, le generazioni cavesi future pagheranno il prezzo di questa debolezza della nostra politica locale.

Veniamo alla Disfida dei Trombonieri. Potremmo dire tanto tuonò che… non piovve. Insomma, per fortuna tutto è rientrato con un “volemose bene”?

Alla fine ha prevalso la voglia di realizzare la Disfida 2022, soprattutto per non privare ancora la città di un evento a lungo atteso, dopo gli anni di pandemia che abbiamo vissuto. Di certo una città che vanta una dimensione europea e ambisce ad una vocazione turistica non può organizzare il suo principale evento folkloristico in soli 10 giorni, senza un investimento importante e senza un minimo di programmazione, cercando di racimolare qualche soldo con collette e sponsorizzazioni.

 

“L’Amministrazione ha dimostrato di non avere interesse a mettere su un progetto strutturato per la buona riuscita della Disfida dei Trombonieri”

 

 

Al riguardo lei, come consigliere di opposizione e da sempre entusiasta tromboniere, cosa imputa all’attuale Amministrazione comunale?

In questo sono in linea con quanto chiesto dall’Associazione Trombonieri, Sbandieratori e Cavalieri (ATSC) di Cava de’ Tirreni da diversi anni. Da statuto comunale la Festa di Montecastello e la Disfida dei Trombonieri sono patrimonio della città, quindi vanno valorizzate con passione, impegno e competenza. Il Comune deve essere parte attiva fungendo da raccordo per mettere insieme le diverse anime e per poterle governare. Per fare ciò serve un ufficio permanente per la Disfida e l’investimento mirato di risorse umane ed economiche. Credo, però, che nei suoi 7 anni di governo l’amministrazione abbia dimostrato di non avere interesse a mettere su un progetto strutturato per la buona riuscita della manifestazione.

Un fatto è certo, con i conti in rosso del nostro Comune non si può pretendere più di tanto e chiunque verrà dopo Servalli dovrà comunque agire con le scarse disponibilità finanziarie. Forse bisognerà inventarsi qualcosa per dare un futuro alla Disfida?

La programmazione è fondamentale. Bisogna lavorare tutto l’anno innanzitutto al reperimento dei fondi utili ad organizzare lo spettacolo. In questo senso bisogna sfruttare tutti i fondi pubblici disponibili e coinvolgere le migliori realtà imprenditoriali del territorio. Credo molto nella partnership pubblico-privato, che può essere il volano dei principali eventi in ambito folkloristico nazionale. Anche l’edizione della Disfida di quest’anno ce lo conferma, ma non si può arrivare a 10 giorni dalla manifestazione senza sapere se si fa o meno. Va da sé che in questo caso ne risente l’organizzazione.

 

“Il movimento folkloristico cavese è una grandissima risorsa, ciò che manca è una regia autorevole… quella del Comune”

 

Non crede che il movimento folkloristico metelliano ha bisogno comunque di ritrovare un’armonia con le istituzioni, superare i tanti contrasti e le snervanti polemiche, per poi soprattutto ripensare alla sua organizzazione oltre che alle modalità di svolgimento della Disfida per renderla più dinamica e contenuta nei tempi, insomma, più “vendibile” nel mercato degli eventi folkloristici?

Il movimento folkloristico cavese è una grandissima risorsa, ciò che manca è una regia autorevole. I gruppi folkloristici devono essere chiamati a svolgere il solo ruolo di protagonisti. La regia deve essere curata dalla casa comunale che, direttamente o attraverso un delegato, è chiamata a mettere insieme le diverse anime. Sicuramente il format delle principali manifestazioni cittadine va rivisto, e su questo l’ATSC sta lavorando da tempo. Ma ritorniamo al peccato originale: queste nuove proposte a chi le presenti se non hai una regia capace e volenterosa con cui discutere? Inoltre bisogna investire tanto sulla comunicazione; la manifestazione avrà successo solo quando riusciremo a varcare i confini della nostra città.

Lei ha dichiarato nella recente assemblea del movimento “Siamo Cavesi” di avere “una cosa che manca agli altri: la credibilità”. Se così è, questo vuol dire che lei non vede in nessun altro soggetto politico di opposizione, partito o associazione che esso sia, un interlocutore, un possibile alleato in vista delle future elezioni comunali?

Sono convinto che uno dei punti di forza del movimento politico Siamo Cavesi sia la credibilità. Questo per la storia personale, professionale ed anche politica dei suoi componenti. Certo non mi rivolgevo ai colleghi e agli amici di opposizione con i quali stiamo collaborando ormai da due anni. Le mie parole erano rivolte a chi, nel tempo, ha fatto promesse e non le ha mantenute, oppure a chi ha l’abilità ad ogni tornata elettorale di accasarsi con chi dice tutto ed il contrario di tutto. Siamo Cavesi ha già dimostrato di essere una realtà in grado di dialogare sia con partiti che con altri movimenti civici.

 

“Credo che la squadra e l’unità di intenti siano l’arma vincente al di là di nomi, simboli e sigle”

 

In prospettiva delle comunali del 2025, se non ci saranno prima, come intende costruire un’alternativa vincente all’attuale maggioranza?

Onestamente non so quando si tornerà alle urne per le elezioni amministrative. Sicuramente Siamo Cavesi manterrà la sua identità civica e sarà protagonista della prossima tornata elettorale. Abbiamo da poco rilanciato l’impegno del movimento con la nomina a coordinatore di Vincenzo Lamberti, un amico ed un valente esponente politico cittadino che ha esperienza da vendere nonostante la giovane età. Poi ripartiamo dalla grande esperienza e dal pragmatismo del consigliere Vincenzo Passa e dalla competenza amministrativa del consigliere Marcello Murolo. A breve formeremo il direttivo ed un cronoprogamma di eventi che partiranno dall’autunno. L’idea è quella di perfezionare e limare il programma elettorale “Cuore, Testa e Mani” che avevamo proposto già nel 2020, arricchendolo con ulteriori informazioni che otterremo dall’ascolto dei cittadini e dalle esigenze del territorio. Continueremo a collaborare con le altre realtà civiche che sono in Consiglio comunale e al di fuori, cercando possibili convergenze sul programma e sul modus operandi. Ci confronteremo sempre con le associazioni del territorio, partendo dall’ascolto e dalla voglia di cambiamento. Anche gli amici dei partiti sono i benvenuti, nell’ottica di un dialogo costruttivo, poiché alle amministrative bisogna concentrarsi sulla “politica del fare” per il bene della città e non su ideologie e personalismi. Credo molto nelle persone, nel loro modo di fare, nelle competenze e nelle professionalità. Sono abituato a lavorare in equipe e per questo credo che la squadra e l’unità di intenti siano l’arma vincente al di là di nomi, simboli e sigle.

 

“L’ago della bilancia potrebbe essere soprattutto la galassia dei moderati-centristi, che aprirebbe a nuovi scenari e a nuove alleanze”

 

Le ultime elezioni comunali hanno dimostrato che quando il centrodestra è diviso, la sconfitta è assicurata, soprattutto al ballottaggio. Qual è la sua opinione in merito, ma soprattutto sul centrodestra metelliano nelle sue diverse componenti?

Penso che il centrodestra unito a livello nazionale rappresenti in questo momento la maggioranza. Sui territori la situazione cambia e va analizzata caso per caso. Sul nostro territorio, dove attualmente regna incontrastato De Luca con i suoi fedelissimi, per il centrodestra vedo il partito di Fratelli d’Italia sicuramente più strutturato e radicato, avendo anche solidi esponenti regionali e nazionali. Altre realtà, come Forza Italia e Lega, che pure mantengono un buon consenso a livello nazionale, stanno lentamente cercando di riorganizzarsi in un’ottica di rinnovamento. Sicuramente c’è fermento anche in prospettiva delle elezioni politiche del 2023, che potrebbero consegnarci uno scenario politico completamente diverso da quello attuale. L’ago della bilancia potrebbe essere soprattutto la galassia dei moderati-centristi, che aprirebbe a nuovi scenari e a nuove alleanze. A quel punto il Centrodestra unito, anche a livello locale, tornerebbe competitivo.

Un’ultima domanda. E’ vero che lei un pensierino a candidarsi a sindaco l’ha fatto?

Caro direttore, lei è sicuramente testimone di quanto io ami il mio lavoro. Fare il sindaco non è una scelta facile, perché condiziona la tua vita a 360 gradi, dal privato alla professione. Sicuramente fa piacere che a parlarne sia la gente, come fa piacere il sostegno che ricevo dalle tante persone che incontro ed essere considerato un punto di riferimento a cui rivolgersi per segnalare ciò che in questa città non va. Ma al momento nulla di più. Fa piacere che un certo modo di impegnarsi per la collettività sia apprezzato e, proprio per questo, penso solo a svolgere il mio compito di consigliere di minoranza nel miglior modo possibile, soprattutto tra la gente, che mi fa sentire il suo affetto e me lo dimostra quotidianamente.

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