La cultura dimenticata

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foto Angelo Tortorella

Fateci caso: nei numerosi e polverosi programmi politico-­istituzionali a livello nazionale o locale, la voce ‘cultura’ risulta stranamente assente. Nelle “agende” del fare cioè, delle aspettative e promesse che ci vengono propinate, leggiamo di impegni per il lavoro e l’occupazione, la legalità e la giustizia, le riforme e il rinnovamento, e quant’altro. Tutto giusto, ma manca quasi sempre (ovvero sempre) la voce cultura. AI punto tale da far pensare che molti la ritengono una cosiddetta “interferenza”, vale a dire un qualcosa di superfluo che non cambia nulla e che dunque non serve a nulla.

Di conseguenza un piccolo sollievo arriva nel pensare che periodicamente, malgrado ristrettezze di bilancio e cancellazioni varie, vengono celebrate le ‘giornate della cul­tura’, destinate a promuovere e far conoscere le risorse che an­cora abbiamo in termini artistico-culturali. Non sappiamo fino a quando in verità, perché può anche darsi – e il timore è fon­dato – che presto per fare cassa e salvaguardare i depositi al­l’estero dei soliti furbi, saremo costretti a vendere (svendere) anche i gioielli di famiglia. Allora è giocoforza accontentarsi.

II fatto è che a seguito di un progressivo abbassamento del livello culturale di fondo (delle istituzioni, dei politici, degli operatori stessi del settore) la cultura è ormai considerata un bene secondario, passeggero, da spolverare occasionalmente per fare semmai un po’ di cassa ma tutto sommato inutile e forse anche pericoloso. Senza valutare che il dato dramma­tico sta proprio in questo, nel non accorgersi che nessun processo di riscatto può cominciare, ovvero realizzarsi compiu­tamente senza passare attraverso la valorizzazione del dato culturale. Fallito ormai in casa nostra il Forum Uni­versale delle Culture poiché la giunta De Magistris è in pre-dissesto finanziario, nei musei di tutto il mondo -come il British Museum, tanto per fare un esempio- si inaugurano in pompa magna grandi mostre dedicate ai nostri tesori archeologici come Pompei ed Ercolano. E c’è da scommettere che queste iniziative raccoglieranno migliaia e migliaia di visitatori e porteranno molta acqua al mu­lino dell’economia di altri Paesi.

Si sostiene che le finanze da noi scarseggiano ma si continua a sorvolare sui tanti sprechi pubblici e privati ancora esistenti che potrebbero rappresen­tare viceversa una risorsa da destinare a ben altri scopi. Ma naturalmente è un problema di scelte politiche, ovvero di stra­tegie e di capacità culturali che al momento sembrano assenti. Salvo tirare in ballo le ristrettezze economiche di cui sopra.

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Saggista e musicologo, è laureato in “Sociologia delle Comunicazioni di Massa”. Tra i suoi libri ricordiamo: Il Canto Nero (Milano, 1982), Trecento anni di jazz (Milano, 1986), Jazz moderno (Milano, 1990), Vesuwiev Jazz (Napoli, 1999), Il popolo del samba (Roma, 2005), Ragtime, Jazz & dintorni (Milano, 2007), prefato da Amiri Baraka, Una storia sociale del jazz (Milano 2014), prefato da Zygmunt Bauman, Saudade Bossa Nova (Firenze, 2017). Per i “Saggi Marsilio” ha pubblicato l’unica Storia del ragtime, in due edizioni (Venezia, 1984 e 1989) edita in Italia e in Europa. Ha scritto monografie: due su Frank Sinatra (Venezia, 1991) e The Voice – Vita e italianità di Frank Sinatra (Roma, 2011), e su Vinicio Capossela (Milano, 1993), Francesco Guccini (Milano, 1993), Louis Armstrong (Napoli, 1997), un paio di questi col contributo amichevole di Renzo Arbore e Gianni Minà. Collabora con la RAI, per la cui struttura radiofonica ha condotto diverse trasmissioni musicali, e per La Storia siamo noi ha contribuito allo special su Louis Armstrong. Tiene periodicamente stage su Civiltà Musicale Afroamericana oltre a collaborare con la Fondazione Treccani per le voci afroamericane. Tra i vari riconoscimenti ha vinto un Premio Nazionale Ministeriale di Giornalismo, ed è risultato tra i finalisti del Premio letterario Calvino per l’inedito. Per la narrativa ha pubblicato un romanzo breve per ragazzi dal titolo Easy Street Story, (Npoli, 2007), la raccolta di racconti È troppo tardi per scappare (Napoli, 2013), il romanzo epistolare Caro Giancarlo – Epistolario mensile per un amico ammazzato, (Terracina, 2014), che gli è valso il Premio ‘Giancarlo Siani’ 2014, e un e-book dal titolo Ballata e morte di un gatto da strada (Amazon, 2015), un romanzo storico sulla figura di Malcolm X, prefato da Claudio Gorlier, con postfazione di Walter Mauro, e supervisionato da Roberto Giammanco. È il direttore artistico del Festival Italiano di Ragtime e il suo sito è www.gildodestefano.it.

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