scritto da Giuseppe Carratù - 25 Giugno 2026 08:04

Trent’anni di crescita mancata: all’Italia sono costati 400 miliardi di euro

Secondo la CNA, se l’economia italiana avesse seguito il ritmo medio di crescita europeo negli ultimi trent’anni, oggi il Pil sarebbe più alto di circa 400 miliardi di euro. A frenare lo sviluppo non sarebbero state le piccole imprese, ma ritardi strutturali, investimenti insufficienti e costi elevati per il sistema produttivo

L’Italia ha pagato un prezzo altissimo alla propria bassa crescita economica. È questa la conclusione a cui arriva la CNA, che nel corso di un’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera ha tracciato un bilancio dei ritardi accumulati dal Paese negli ultimi trent’anni. Secondo l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese, se l’economia italiana avesse mantenuto semplicemente il passo medio dell’Unione europea, oggi il Prodotto interno lordo sarebbe superiore di circa 400 miliardi di euro. Se invece avesse seguito l’andamento delle principali economie continentali, il divario arriverebbe a sfiorare i 700 miliardi.

Un dato che alimenta il dibattito politico ed economico sulle cause della stagnazione italiana. La CNA respinge infatti l’idea che la presenza diffusa di micro e piccole imprese rappresenti un ostacolo alla crescita. Al contrario, evidenzia come questo modello produttivo sia presente in tutta Europa e come il vero problema risieda nelle condizioni di contesto che hanno limitato investimenti, innovazione e sviluppo dimensionale delle aziende.

L’analisi individua alcune criticità ormai strutturali. Tra queste il forte calo degli investimenti pubblici registrato tra il 2009 e il 2018, con una riduzione che ha colpito soprattutto infrastrutture, manutenzione del territorio, edilizia scolastica e reti di trasporto. Solo negli ultimi anni, grazie anche alle risorse del Pnrr, la spesa per investimenti ha recuperato parte del terreno perduto, senza però riuscire a colmare completamente il ritardo accumulato.

A pesare sul potenziale di sviluppo del Paese è stata anche la crisi demografica. In trent’anni l’Italia ha perso oltre sette milioni di giovani under 30, registrando una delle peggiori dinamiche tra le grandi economie europee. Parallelamente restano bassi i tassi di occupazione, soprattutto tra giovani e donne, mentre la produttività continua a crescere meno rispetto ai principali partner dell’Unione.

Sul fronte della competitività, le imprese continuano inoltre a fare i conti con una burocrazia complessa, procedure amministrative lente e un costo dell’energia che resta mediamente superiore di circa il 25% rispetto alla media europea. A ciò si aggiungono gli elevati interessi sul debito pubblico e una capacità limitata di attrarre investimenti esteri, fattori che riducono ulteriormente le risorse disponibili per sostenere lo sviluppo economico.

Per la CNA, il rilancio della crescita passa quindi attraverso una strategia fondata sulla semplificazione amministrativa, sul sostegno agli investimenti, sulla riduzione dei costi energetici e sul rafforzamento delle competenze. L’obiettivo, sostiene l’associazione, non deve essere ridurre il peso delle piccole imprese nell’economia italiana, ma creare le condizioni affinché possano crescere, innovare e contribuire in modo più efficace alla competitività del Paese.

 

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Dottore commercialista iscritto all’Ordine Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di di Salerno; Revisore legale dei conti; Docente di fascia A per corsi avviamento start-up Invitalia, l'Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di proprietà del Ministero dell'Economia. Specializzato in consulenza fiscale, consulenza gestionale-amministrativa-contabile e societaria per piccole e medie imprese; Formazione ed orientamento personale dipendente; Attività peritali di imprese e società commerciali; Direttore della pagina Fb Fiscal Coach.

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