LIBRI & LIBRI “La signorina e l’amore” romanzo famigliare nella Napoli degli “anni ruggenti”

0
172

Quando ho preso tra le mani “La signorina e l’amore” di Giovanna Mozzillo credevo di trovarmi di fronte al classico romance, una storia d’amore magari sdolcinata e pure un po’ melensa, per carità niente di male per chi ami il genere, soltanto che ero totalmente fuori strada.

La storia che si racconta, tramite il ricordo della stessa Giovanna, è quella della sua famiglia e, in particolare della zia Rosella, sorella di sua madre, Teresa. È lei la signorina che dà il titolo al libro ed è lei la protagonista di quella storia d’amore che la scrittrice ci svela e ci regala.

Si tratta perciò piuttosto di un romanzo famigliare in cui la scrittrice attinge alla storia vera di sua zia e della sua famiglia, cambiando qualche nome magari, ma con l’effetto di riportare in vita i suoi affetti più cari, rendendoli attori di questa narrativa, romantica e suggestiva.

Raccontando la storia della famiglia e dell’amore segreto, proibito, di sua zia per il bel dottor Leonardo Pavoncelli, sposato e con due figlie, Giovanna racconta in realtà la Storia dell’Italia dell’epoca, che ancora piangeva i morti della Prima Guerra Mondiale e già stava, inconsapevolmente, per precipitare nell’orrore del fascismo e del Secondo conflitto mondiale.

Rosella, da giovane ingenua e debole di nervi, quale crede di essere, si rivela ai lettori e a se stessa una donna forte e consapevole di sé, che per tenersi saldo quel suo amore, proibito ma vero, sfida le convenzioni sociali, la possibile onta di uno scandalo, e prosegue nella sua strada, difficile ma che la rende felice. In questo senso, Rosella anticipa l’immagine di donna emancipata che sceglie il suo destino. Siamo in un’epoca storica in cui il divorzio ancora non esiste e dunque non c’è possibilità alcuna per un amore adulterino. Rosella però non è succube del suo amore anzi, malgrado sia giovane, risulta matura e la vera guida nel rapporto.

Il dottor Pavoncelli mi ha ricordato incredibilmente quel Gaetano Quagliariello, famoso per essere amico di Giuseppe Moscati. Si piega al fascismo per sete di gloria ma poi si pente e così perde il posto di Professore Universitario, per finire infine con l’arruolarsi, convito, come un po’ lo erano tutti della vittoria di Hitler, per salire sul carro del vincitore.

Il fascismo è l’ombra nera che aleggia su tutta la storia, senza però riuscire a renderne i toni foschi. Teresa mette in guardia sua sorella “Non stare a credere,Rosellina, a quello che raccontano le fonti ufficiali, e nemmenoai cosiddetti testimoni oculari. È solo propaganda la loro. Diffondonoun mare di falsità e di calunnie”. Gli Italiani sembrano ipnotizzati, i più si lasciano abbindolare dalla retorica della propaganda e dovranno arrivare alla catastrofe per rendersi conto. Tra le ragioni per cui Giovanna Mozzillo è felice che il suo libro sia stato ristampato dopo venti anni (la prima edizione è del 2001) c’è proprio la possibilità di riflettere sull’esigenza di non cedere ai populismi. Oggi viviamo un’epoca in cui il passato incombe di nuovo. Il pericolo della distorsione della democrazia è evidente. Le speranze del secolo scorso sono sfumate. Aizzare l’odio verso lo straniero è stato lo strumento del fascismo ed è oggi nuovamente strumento di distorsione della realtà, come il tentativo di esaltare l’identità come fosse migliore e dunque abilitata a sottomettere gli altri.

Nel libro, Rosella impatta con la realtà in due occasioni. La prima è quando scopre di un suo amico, Emanuele, morto come tra le fila degli anarchici in Spagna.  Si rende allora conto che “Un fatto però era certo, comunque. Che la radio e i giornalinon dicevano la verità. E che non bisognava credere neppurealle voci apparentemente più attendibili, come quella del vecchioprete. Insomma in giro circolavano solo bugie. Bugie su bugie.

Il secondo episodio si verifica quando la sua amica Miriam è costretta ad emigrare poiché colpita dalle leggi contro gli ebrei. “Ma erano gente così tranquilla, così rispettabile,e soprattutto così identica alle altre famiglie della mediaborghesia napoletana, che non si capiva perché dovessero esserediscriminati.”

È a quel punto che capisce che “No, un regime che commetteva simili ingiustizie dovevaessere rifiutato, condannato, esecrato: senza mezze misure,senza ripensamenti”

Infine, grande protagonista è Napoli, non quella di cui siamo abituati a leggere, quella difficile, sporca magari, dove la vita è dura e si strappa a morsi. Giovanna Mozzillo ci parla di una Napoli luminosa e rigogliosa. Ci porta da piazza Dante fino al Gambrinus lungo Via Toledo e poi su, in cima, a Villanova, per poi scendere di nuovo fino al mare. Ci mostra donne eleganti, ottantenni come la baronessa Laganà, ancora piena di corteggiatori, e ragazzette che se ne vanno in giro con minigonna e tacchi, la nuova moda del momento, sfoggiando gambe flessuose. È la Napoli borghese dei professori che leggono “Il Mattino”, fumano nazionali e bevono l’irrinunciabile caffè amaro, delle serate al Mercadante ad ascoltare Armando Gil, delle serate danzanti al Giardino degli Aranci.

Giovanna Mozzillo, mi spiega lei stessa, scrive per ricordare “come eravamo” e per la dolcezza di quei ricordi felici che sono i suoi ricordi, per il rimpianto di una Napoli bellissima, sfiorata da bambina in cui la campagna predominava da Via Aniello Falcone fino al mare e così per Vico Sanfilippo e per la zona delle “Quattro Stagioni”, da Piazza Vittoria, fino a Posillipo. La cementificazione degli anni Settanta ha distrutto tanta meraviglia. All’epoca si applaudiva a questo “progresso”, si diceva che questa è modernizzazione. Oggi, per fortuna, troppo tardi forse, si parla di tutela dell’ambiente ma alcuni danni sono irreparabili e Napoli non verrà risarcita di ciò che le è stato rubato.

Il lavoro è frutto non solo dei ricordi di famiglia, delle lettere che Rosella si scrisse col suo amato e ritrovate dopo la sua morte, ma anche di un grande studio documentale svoltosi presso l’Emeroteca Tucci e l’Archivio del Banco di Napoli.

Complimenti dunque a Giovanna Mozzillo per il suo libro ma anche a Marlin editore per aver voluto riportare questa storia in libreria, dopo venti anni dalla sua uscita, perché ha molto ancora da raccontare.

Il libro sarà presentato a Napoli presso la libreria LaFeltrinelli di Piazza dei Martiri il prossimo 23 febbraio alle 18:30 con l’intervento di Marco Demarco e Titti Marrone.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.