Cava de’ Tirreni, Gabriella Genisi al Premio Com&Te: “I tacchi di Lolita Lobosco, il mio fermalibro”

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Gabriello Genisi (foto Aldo Fiorillo)

Gabriella Genisi, scrittrice, autrice dei gialli con Lolita Lobosco, il commissario di polizia interpretata da Luisa Ranieri nella fiction ambientata a Bari, ha partecipato ieri mattina all’evento organizzato dall’associazione metelliana “Comunicazione & Territorio” nell’ambito della Rassegna letteraria Premio Com&Te dove ha ritirato il Premio Com&Te alla Cultura.

Abbiamo approfittato dell’occasione per un’intervista. Gabriella, partiamo dalla sua affermazione “le Louboutin come fermalibro”, affermazione che mi ha fatto decisamente sorridere, è vero?

Confermo, è proprio così. Si tratta di un paio di scarpe meravigliose, acquistate a Parigi ma mai utilizzate perché, tornata in Italia, mi sono accorta che non erano comode per me, ne ho fatto così un insolito fermalibro. Ho però pensato di capitalizzare in qualche modo il mio acquisto e perciò ho pensato di farle indossare a Lolita ed è diventato un po’ il suo tratto distintivo. Peraltro nella fiction, Luisa Ranieri le porta in maniera magistrale, molto elegante.

Parliamo proprio del successo di Lolita Lobosco. Se lo aspettava? Quando scriveva immaginava il romanzo in modalità fiction, come è venuta fuori la storia?

L’idea nasce una sera in cui, mentre guardavo il Commissario Montalbano, mi venne l’idea di Lolita sulla falsariga proprio di Montalbano e, ad essere sinceri, nella mia ingenuità immaginai la mia Lolita trasposta in televisione ma mai avrei immaginato che si concretizzasse. È stata una sorpresa anche per me, non solo perché la fiction ha avuto oltre 7 milioni di telespettatori ed è stata trasmessa nei cinque continenti ed acquistata anche da Disney Plus, ma, a monte, anche perché vedere personificati i propri personaggi, sentire ripetute le proprie battute è una emozione bellissima.

Posso solo immaginare e condividere quanto dice. Mi ha appena detto “la mia ispirazione è stata Montalbano”: i suoi gialli non sono quelli tradizionali, se pensiamo ai gialli di Agatha Christie o alle avventure di Sherlock Holmes, siamo di fronte a qualcosa di totalmente diverso. Siamo di fronte ad un tipo di narrativa gialla che trova il suo antesignano proprio in Camilleri che ha appena citato. È così?

Prima di leggere  Camilleri, non ero una lettrice di gialli e anche lo stesso Camilleri l’ho scoperto attraverso la lettura di “La concessione del telefono”, romanzo epistolare storico. Come fanno i lettori solitamente che di solito vanno a leggere tutto quanto di un autore che li ha particolarmente appassionati, così ho fatto io, scoprendo questo nuovo genere perché, a mio avviso, Camilleri reinventa il giallo contaminandolo col romanzo sociale, diminuendo l’indagine poliziesca a favore del territorio della provincia italiana, della società, e questa rivoluzione mi è piaciuta moltissimo. Quindi ispirazione iniziale è stata sì quella ma al tempo stesso ho voluto creare un personaggio femminile che avesse lo stesso impatto sul lettore di Montalbano perché nella lettura poliziesca mancavano le figure di donne poliziotto con ruolo da dirigente. Esistevano solo le sottoposte. Lolita è nata per correggere il canone letterario che secondo me non rappresentava la realtà e non rendeva giustizia a noi donne. L’ispirazione del personaggio Lolita infatti trae spunto dalla realtà, da una mia amica, oggi questore La Selva.

Con questa ultima affermazione, le faccio una domanda forse un po’ scomoda ma spontanea. In questi ultimi giorni, è infiammata la polemica intorno alle affermazioni di Alessandro Barbero riguardo alle donne, che avrebbero insita una minore capacità di imporsi, caratteristiche di insicurezza e mancanza di spavalderia tali dalle quali dipenderebbe il minor successo lavorativo. Mi sembra di capire che non è d’accordo. Le sue donne sono donne che si impongono e lo fanno in ambienti almeno fino a ieri maschili.

Io credo che ognuno dovrebbe occuparsi dei propri campi. Ultimamente, Barbero ha fatto qualche passo falso. Non sono assolutamente d’accordo naturalmente. Consideriamo che fino al 1965  le donne non potevano diventare magistrato, fino al 1981 non potevano diventare commissari, fino al 1983 era previsto addirittura dal codice il diritto d’onore:abbiamo dimostrato che da quando abbiamo le leggi a favore, abbiamo ricoperto ogni ruolo con grandissima preparazione e capacità, dunque tutto ciò che dice Barbero è smontato dalla realtà dei fatti.

Lei ha appena evidenziato che la legislazione ci ha aiutato in quanto donne, o meglio forse, ha contribuito a realizzare quell’articolo 3 della Costituzione che prevede l’uguaglianza anche tra isessi e non doveva restare solo un principio inapplicato, quanto ci aiuta invece il linguaggio?

Inizialmente non ho adottato il linguaggio di genere nei miei libri perché ritenevo che le battaglie da condurre fossero altre, per esempio quella sul pari salario, rispetto a quella di una vocale. Dopodiché con questa ondata di violenza che non si ferma, ho iniziato a cambiare il mio punto di vista e a credere che anche una vocale sia importante. Siamo state stralciate dalla storia, persino dai libri di antologia, dove sono inseriti autori “minori” ma magari non si studia Grazia Deledda, che ha vinto il Premio Nobel. Allora ho capito che anche una vocale fa la differenza perché l’indagine portata a termine dalla commissaria Lobosco, anche tra cinquant’anni sarà ascrivibile ad una donna, se io invece scrivo e parlo di commissario Lobosco, potrebbe essere scambiato per un uomo. Ed è dunque importante anche una vocale. I nomi erano declinati al maschile perché le donne non avevano accesso a quelle professioni, ora che invece anche le donne ricoprono quei ruoli, è giusto che venga loro riconosciuto anche col cambio di vocale.

Parliamo ora di Chicca Lopez, la protagonista dei nuovi romanzi Pizzica Amara e La regola di Santa Croce, completamente diversa da Lolita Lobosco.

Chicca Lopez nasce per due motivi, intanto perché volevo distaccarmi da Lolita Lobosco: dopo sette libri, il personaggio tende un po’ a sopraffare l’autore. Per questo ho creato un personaggio quasi costruito a tavolino come negazione di Lolita. Al tempo stesso, nei miei libri cerco di essere sempre attenta alla società, alla contemporaneità, e siccome Chicca Lopez fa parte della generazione dei trentenni, ho pensato fosse giusto rappresentarli per com’è il loro presente. La nuova generazione è gender fluid, l’abbiamo vista imporsi anche sul palco di Sanremo, con questa personalità  androgina. Tutto ciò qualche anno fa sarebbe stato impensabile. La morale cambia, le leggi civili cambiano, la società cambia, c’è una evoluzione e di questa evoluzione bisogna tener conto nella letteratura.  Nella storia abbiamo già incontrato personaggi simili. Basti pensare semplicemente a Lady Oscar o per parlare di letteratura Orlando di Virginia Woolf, mentre allora erano personaggi borderline, oggi si tratta di normalità. I giovani oggi non amano le categorie, vogliono scegliere la persona con la quale avere una relazione in base a quello che è e non in base alla sua sessualità. È una apertura che trovo bellissima.

Vedremo anche Chicca Lopez in tv come Lolita Lobosco?

Ci stiamo lavorando. I libri sono stati opzionati dalla Minerva Production ed entro un paio di mesi definiremo concretamente il tutto. Questa volta gli interlocutori sono le piattaforme proprio perché la protagonista è una giovane ed è stato dunque individuato un diverso target. Lolita invece tornerà in onda con la seconda serie prossimamente.

Il prossimo libro invece?

Il prossimo libro uscirà a marzo 2022 e si chiamerà Terra rossa. Affronterà il tema del caporalato, approfitto della narrativa per parlare di temi socialicercando nel mio piccolo di accendere dei fari nelle coscienze e di arrivare, coi miei romanzi, dove un saggio sul tema non arriverebbe.

La saluto con i miei complimenti per il fenomeno Lolita Lobosco e anche per il nuovo personaggio Chicca Lopez, che trovo peraltro molto coraggioso nella sua caratterizzazione, e mi auguro di rincontrarla presto. (foto Aldo Fiorillo)

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