scritto da Sofia Celestino - 08 Luglio 2026 10:42

Aspettando il Festival, un tuffo nelle letture che riportano gli Squallor in piazza Pomona

Tra ricordi, incontri e letture che profumano di gioventù, il viaggio verso Salerno Letteratura 2027 comincia dai libri che hanno acceso emozioni e conversazioni sincere con i loro autori

#SalLetFestivalPerMe – Post Festival

Aspettando la 15ma edizione che si svolgerà dal 12 al 19 Giugno 2027, per non sentirmi in astinenza mi sto dedicando ai libri che ho preso durante gli incontri seguiti. Ahimè non tutti i libri che volevo, un limite di peso giornaliero me lo sono dovuta dare, però sono contenta fino ad ora delle scelte personali fatte e delle letture e quindi ve le condivido con un pizzico di coinvolgimento degli autori, i quali si sono mostrati gentilissimi nel rispondere ad alcune mie domande, così che possiate anche voi aver la sensazione di averli visti e seguiti dal vivo.

Inizio dal uno dei libri che come vi anticipavo nei post pre-SalernoLetteratura è legato alla mia gioventù e ai ricordi dei falò: “PER SEMPRE SQUALLOR. FENOMENOLOGIA DI UNA GHOST BAND ITALIANA” (Arcana Edizioni, 2026) a cura di Alfonso Amendola e Carlo Pecoraro.

Volutamente saggio, volutamente non pettegolezzi eppure il libro scorre come un romanzo. Sarà perché mi ritrovo immersa nella dolce malinconia del ricordo o siete stati davvero bravi nello scriverlo? Carlo Pecoraro: Se siamo stati bravi non tocca a noi dirlo. Personalmente, mi sono molto divertito a scrivere il mio saggio. E’ stato come riavvolgere il nastro della mia vita. Ho ripercorso gli anni dell’adolescenza. Che poi è stata l’adolescenza di tanti miei coetanei. Ho riascoltato tutti i dischi e mi sono accorto che molte di quelle canzoni, di quelle frasi, non erano mai andate via. Ed è questa la potenza di questa band. Le volgarità? Il disimpegno? Il maschilismo? Alla fine, gli Squallor non mi hanno assolutamente distratto dalle cose importanti ma mi hanno insegnato ad affrontare la vita con la giusta dose di leggerezza.

La parola “saggio” legata alla fenomenologia di una band come gli Squallor è una bella scommessa, che almeno personalmente ho trovato vinta. Il libro scorre piacevole ed interessante. Dopo tutto il tempo trascorso con loro, con quale personaggio della band sente di aver empatizzato maggiormente? Alfonso Amendola: Sinceramente non c’è un personaggio che ho prediletto tra i 4. Mi piace pensarli come un unico corpo (eterogeneo, contraddittorio, provocatorio, libero, estroso). Una perfetta e rara amalgama di un gruppo che ha saputo muoversi come un vero collettivo anonimo. Dovendo scegliere allora indicherei un quinto: Ciro Ippolito (il regista dei due loro film). Ippolito (un geniaccio a metà tra Roger Corman e Orson Welles) ha saputo raccontare l’universo Squallor con grande maestria e senso del racconto.

Quale momento è stato più complicato o più emozionante nello scrivere il libro e come mai? Carlo Pecoraro: Non credo ci siano stati momenti complessi. Almeno per me no. Il libro arriva da lontano. Con Alfonso (Amendola, ndr), che ringrazio perché ha sempre delle bellissimi intuizioni, ne iniziammo a parlarne subito dopo la morte di Cerruti, ottobre 2020. Tre mesi l’Italia chiudeva per il Covid. Ci avrebbero bloccati in casa. Che per me che ero cresciuto in strada e che il mio mondo social erano tutto concentrato in quella “striscia di terra feconda” che andava dalla panchina del Nazionale al Bar Roma, capii che si era chiusa definitivamente un’epoca. Quindi, scrivere della musica degli Squallor, mi ha costretto a rileggere la storia di quegli anni: in Italia, nel Mondo e poi a riascoltare la musica di quegli anni. Che poi è stata la storia della mia generazione. Il terrorismo, le stragi, la politica, mani pulite, la grande musica rock. Un’epoca che si chiude intono al ‘94 con l’avvento di Berlusconi e con il “celodurismo” della Lega Nord di Bossi. C’è la guerra nei Balcani, il genocidio in Ruanda e poi sono morti Ayrton Senna e Kurt Cobain. Li si esaurisce, a mio avviso, anche la loro spinta propulsiva. Per cui è stato molto emozionante questo “ripasso” di storia. Alfonso Amendola: Sono tanti, tantissimi momenti belli, emozionanti e anche complicati. Almeno due. Il primo è stato nella scelta di chi dover coinvolgere proprio nella dimensione sorgiva del volume. Ma la risposta immediata e gioiosa di tutti gli studiosi coinvolti è stata una vera felicità. A cominciare da Amleto de Silva che in assoluto è stato il primo a credere in questo progetto editoriale. Il secondo momento è stato la scelta della casa editrice, fin dal primo momento avevamo con Carlo puntavamo in alto e subito abbiamo subito pensato all’ARCANA di Roma (prestigiosa casa editrice che da sempre è l’eccellenza nell’ambito della saggistica musicale in Italia). Inizialmente abbiamo temuto un no ma la risposta entusiasta e convinta della Casa Editrice Arcana ha azzerato tutte le nostre paure.

Mi racconteresti un aneddoto dell’esperienza di SalernoLetteraturaFestival 2026? Un momento, una emozione, un particolare che stai portando con te di questo evento. Carlo Pecoraro: Personalmente ci tenevo a presentare il libro a Salerno Letteratura. Sono stato un assiduo frequentatore del festival per anni, sono stato invitato a presentare anche molti libri, ma essere tra gli autori, nella tua città, capisci bene, è una bella botta di adrenalina. Non finirò mai di ringraziare Ines, Daria ma anche i direttori artistici Gennaro Carillo e Paolo Di Paolo. Poi abbiamo avuto uno spazio significativo, la piazza davanti al Tempio di Pomona, che quando ho rivisto le foto, era stracolma di gente. Bellissimo. Il Festival è un momento necessario per la vita sociale e culturale di questa città. Lo sciamare di persone da una location all’altra, rende la città viva. E poi ci sono tantissimi giovani a fare accoglienza nei luoghi scelti e questa, per me, è una bellissima immagine che si offre agli ospiti e ai turisti. Alfonso Amendola: A Salerno Letteratura è stato un trionfo. Personalmente ricorderò sempre l’entusiasmo corale di centinaia di persone, il coro attorno, i sorrisi di una piazza felice, gli autografi e il picco di vendite immediato e continuo che il libro sta avendo (e non ti nego che questa cosa oltre ad emozionare rende orgogliosi).

Posso confermare l’entusiasmo di quella sera e la quantità di persone presenti, solo posti in piedi. Vi consiglio il libro e soprattutto di leggerlo ascoltando, in sottofondo ma non troppo le canzoni degli Squallor … senza Beep di censura.

A presto.

#SalernoLetteraturaFestival

#SalernoLetteraturaFestivalPerMe

Nata a Salerno nell’agosto del 1970, impiegata e cultrice di letteratura. Dopo un periodo lavorativo trascorso a Milano rientro nella mia città, e dei 50 scatoloni del trasloco, 42 erano composti da libri. La lettura mi accompagna da sempre, la scrittura da pochi anni, tranne qualche articolo o recensione di libri già dal liceo. Diversi i libri presentati e presenza anche al Premio Com&Te.

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