scritto da Redazione Ulisseonline - 08 Luglio 2026 15:23

Spiagge e borghi turistici, l’allarme del cardiologo Giuseppe Colangelo: «Il mio defibrillatore  viaggia sempre con me. Colleghi, diamo l’esempio»

Il medico calabrese rilancia l’urgenza di una vera rete della cardioprotezione nei luoghi affollati. E invita i cardiologi a dotarsi personalmente di un defibrillatore portatile per intervenire senza perdere minuti decisivi

dottor giuseppe colangelo

Spiagge affollate, stabilimenti balneari, borghi turistici, sentieri di montagna, piazze gremite: sono i luoghi dove, soprattutto d’estate, transitano migliaia di persone. Ed è proprio qui che il cardiologo Giuseppe Colangelo, calabrese che vive e opera in Campania, lancia un allarme che è insieme un appello alle istituzioni e ai colleghi.

«Quando si verifica un arresto cardiaco improvviso, il tempo è il nostro principale avversario», spiega. «Non possiamo permetterci di perdere minuti preziosi cercando un defibrillatore senza sapere dove si trovi o se sia funzionante». Da anni impegnato nella formazione alle manovre salvavita, Colangelo invita a interrogarsi sulla reale capacità dei territori di rispondere all’emergenza: «Dov’è il DAE (Defibrillatore Automatico o Semiautomatico Esterno, n.d.r.) più vicino? È accessibile? È segnalato? Chi ne controlla la manutenzione?».

Il cardiologo, però, non si limita alle parole. Ha trasformato la cardioprotezione in una scelta quotidiana: quando va al mare, in montagna o in località turistiche porta con sé un defibrillatore semiautomatico. «L’arresto cardiaco non sceglie il luogo. Se dovesse accadere vicino a me, voglio poter intervenire subito».

Una scelta che diventa anche una provocazione: «La sicurezza di cittadini e turisti non può dipendere dalla fortuna di avere accanto qualcuno che possiede un DAE». Da qui l’appello alle istituzioni: costruire una rete vera, con dispositivi mappati, accessibili, segnalati e inseriti in un sistema coordinato con l’emergenza sanitaria. «Un DAE chiuso o non segnalato rischia di essere inutile proprio quando serve».

Il secondo appello è rivolto ai cardiologi: «Sappiamo quanto vale ogni minuto. Possiamo essere i primi a dare l’esempio. Diventiamo punti mobili di cardioprotezione: dotiamoci di un DAE portatile e portiamolo con noi nei luoghi affollati o lontani dai presidi di emergenza».

Per Colangelo, la sfida non riguarda solo il numero dei defibrillatori, ma la formazione della popolazione: «Nei primi minuti accanto alla vittima ci sono familiari, amici, bagnini, operatori turistici, cittadini comuni. Sono loro il primo anello della catena della sopravvivenza». Da qui la richiesta di una grande campagna nazionale di addestramento alla rianimazione cardiopolmonare e all’uso del DAE.

Il messaggio è doppio e chiaro: alle istituzioni, costruire una rete efficiente; ai cardiologi, dare l’esempio con la disponibilità personale di un defibrillatore. «Non possiamo impedire un arresto cardiaco. Possiamo decidere quanto essere preparati. Una vita può dipendere dalla presenza del DAE giusto, nel posto giusto, al momento giusto».

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.