Santa Maria alla Peschiera. Quando un sentiero ti porta molto più lontano
La storia non appartiene agli storici. Appartiene a tutti coloro che hanno il desiderio di conoscerla, conservarla e trasmetterla
Tutto è iniziato da un sentiero.
L’idea era semplice: recuperare gli antichi percorsi dei Monti Lattari, quelli che per secoli hanno collegato Cava de’ Tirreni con la Costiera Amalfitana. Pensavo di raccontare mulattiere, ponti, sorgenti e vecchi casali. Ma la storia, a volte, decide da sola dove portarti.
Camminando lungo quei sentieri sono riemersi un acquedotto romano nascosto dalla vegetazione (nella foto), una fornace per la produzione della calce, il monastero di Sant’Elia, antiche sorgenti, grotte, ruderi e luoghi che sembravano dimenticati.
Poi è arrivata una domanda, quasi per caso. Che fine ha fatto la Congrega di Santa Maria alla Peschiera?
Da quel momento la ricerca ha preso una direzione completamente diversa.
Ho iniziato a consultare libri, fotografie, testimonianze e documenti.
È riemersa la storia di una congrega antichissima, di una chiesa già esistente prima dell’anno 942, di un registro dei confratelli del 1469, di una regola approvata da Carlo III nel 1757, di affreschi attribuiti ad Angelo Solimena e di un territorio che conserva ancora molte domande senza risposta.
Ma la scoperta più grande è stata un’altra. Mi sono accorto che non stavo cercando soltanto la storia di una chiesa. Stavo cercando di capire come viveva una comunità.
Per secoli, luoghi come Santa Maria alla Peschiera, il Tiglio di San Cesario, la Badia, il monastero di Sant’Elia (nella foto sotto) e gli antichi sentieri non erano semplici monumenti. Erano i punti in cui si incontravano fede, solidarietà, lavoro, accoglienza dei pellegrini e vita quotidiana.
Oggi molti di quei luoghi esistono ancora.
Quello che spesso manca è la memoria del loro significato. Questo non vuole essere un articolo nostalgico e nemmeno una critica al presente.
È l’inizio di un viaggio.
Un viaggio che, attraverso la storia di un piccolo casale, ci porta a porci una domanda molto più grande:
Che cosa tiene unita una comunità?
Nei prossimi articoli continueremo questo percorso, un documento, una fotografia e un sentiero alla volta. Perché la storia non appartiene agli storici. Appartiene a tutti coloro che hanno il desiderio di conoscerla, conservarla e trasmetterla.
Io aggiungerei soltanto una firma: “Ricerca storica in corso. Chi conserva fotografie, documenti o ricordi è invitato a condividerli. La memoria di una comunità si costruisce insieme.”
Umberto Gaballo









