scritto da Gennaro Pierri - 15 Luglio 2026 10:02

La magia non è credere in sé stessi. È smettere di scappare dall’attrito

Oggi compriamo qualsiasi cosa prometta di eliminare l'attrito. Un'app per non aspettare. Un algoritmo per non scegliere. Un corso per non sbagliare

L’ho visto qualche giorno fa in piazza qui a Cava. Un bambino cercava di imparare ad andare in bicicletta. Cadeva. Si rialzava. Cadeva ancora. A un certo punto il padre, preso dalla fretta, ha allungato la mano per sorreggerlo. Il bambino si è quasi infastidito. «Lascia».

Una parola sola. Perché ci sono equilibri che nessuno può regalarti. Da quel momento ho pensato che forse diventiamo adulti proprio così: qualcuno ci convince che ogni caduta sia un errore da evitare, mentre fino al giorno prima era semplicemente il modo con cui il corpo imparava il mondo.

Oggi compriamo qualsiasi cosa prometta di eliminare l’attrito. Un’app per non aspettare. Un algoritmo per non scegliere. Un corso per non sbagliare. Persino le relazioni sembrano dover essere senza fatica: appena qualcosa gratta, cambiamo strada. È curioso. Abbiamo trasformato la comodità nel criterio con cui decidiamo se una cosa è giusta. Ma un fiume non diventa limpido evitando le pietre. Le incontra. Ci sbatte contro. Fa rumore. E proprio lì trova la sua voce. Anche noi. Il problema è che ci hanno raccontato una bugia elegante: credere in sé stessi significherebbe sentirsi forti. No. Credere in sé stessi significa continuare a fare una cosa anche quando, per un tratto, sei l’unico a pensare che abbia senso. C’è una differenza enorme.

La fiducia non è un’emozione. È una disciplina. Chi aspetta di sentirsi pronto non parte quasi mai. Chi parte scopre, strada facendo, di essere molto diverso da come si immaginava. E c’è un’altra trappola che vedo ovunque. Confondiamo il giudizio con la verità. Un voto non misura una persona. Misura una prova. Un rifiuto racconta un incontro andato male, non un destino.

Un fallimento è un fatto; trasformarlo in identità è una scelta. Eppure continuiamo a sparare al postino. Arriva una cattiva notizia e ce la prendiamo con noi stessi, come se fossimo noi il messaggio. Questo il grande inganno del nostro tempo. Non ci manca l’autostima. Ci manca la pazienza di restare dentro alle cose abbastanza a lungo da lasciarci cambiare.

Per questo diffido delle frasi motivazionali. Durano il tempo di un caffè. Le convinzioni vere, invece, hanno il passo lento delle radici. Non fanno rumore. Ma un giorno scopri che hanno spostato un marciapiede. La magia non è convincersi di essere straordinari. La magia è non affittare mai agli altri il diritto di decidere quanto vali. Perché il giorno in cui lo fai succede una cosa stranissima: continui a respirare, a lavorare, a sorridere… ma vivi con il telecomando in mano a qualcun altro. E allora la domanda non è se credi abbastanza in te.

La domanda è un’altra, ed è infinitamente più scomoda. Quante delle tue paure parlano davvero con la tua voce, e quante sono soltanto gli echi di qualcuno che hai lasciato abitare dentro di te?

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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