Cava de’ Tirreni, per la Presidenza della Commissione Controllo e Garanzia scoppia la frattura nell’opposizione
Il PD attacca Accarino: “Interessi di poltrona, compromessa l’unità della minoranza”. Astensione come atto politico: “Serve una sintesi, non personalismi”
Una seduta che avrebbe dovuto sancire un passaggio istituzionale di equilibrio si è trasformata in uno dei momenti più tesi della recente vita politica cavese. L’elezione del Presidente della Commissione Controllo e Garanzia, organismo centrale per la verifica dell’operato amministrativo, ha infatti generato una frattura profonda all’interno della minoranza, aprendo un fronte polemico che il Partito Democratico ha deciso di rendere pubblico con un comunicato dai toni duri e inequivocabili.
A essere eletto è stato Giancarlo Accarino, già candidato sindaco del centrosinistra, grazie ai voti determinanti de La Fratellanza, oltre al sostegno del consigliere De Filippis. Il Pd, forte di tre consiglieri, si è astenuto non sostenendo una candidatura ritenuta non condivisa.
Il PD di Cava de’ Tirreni, attraverso il commissario cittadino Vincenzo Luciano e il capogruppo Luca Narbone, ha così espresso “profonda delusione per quanto accaduto”, denunciando come la scelta del consigliere Giancarlo Accarino di confermare la propria candidatura alla presidenza della Commissione abbia “determinato una grave frattura nel fronte dell’opposizione”. Nel documento si sottolinea che una Commissione di garanzia dovrebbe essere “un luogo di equilibrio, non il terreno su cui consumare divisioni all’interno della minoranza o affermare logiche di parte” .
Secondo il PD, la decisione di Accarino avrebbe impedito la costruzione di una soluzione condivisa, “mortificando il ruolo del Partito Democratico, primo partito della minoranza”, che ricorda come i propri consiglieri siano stati tra i più votati della città nelle ultime elezioni amministrative. Una rivendicazione politica che mira a evidenziare il peso elettorale del gruppo e la necessità, secondo i dem, di rispettare gli equilibri interni della coalizione.
Di fronte al venir meno delle condizioni per un’intesa, il PD – insieme al gruppo consiliare Cava Sia – ha scelto l’astensione. Una scelta che i dirigenti dem definiscono non come neutralità, ma come “atto di responsabilità e coerenza politica rispetto a un metodo che non ha privilegiato il confronto e l’unità” . Parole che segnano una distanza netta dal consigliere Accarino, accusato di aver “anteposto interessi di poltrona all’equilibrio e al rispetto politico dovuto alle forze della coalizione”.
Il comunicato insiste sulla necessità di ricostruire un’opposizione “autorevole, credibile e coesa”, ribadendo che solo attraverso un percorso condiviso è possibile offrire ai cittadini “un’alternativa solida e credibile”. Una linea politica che punta a ricompattare il fronte minoritario dopo una vicenda che, secondo il PD, ha messo in luce personalismi e ambizioni individuali.
Il Partito Democratico conclude riaffermando il proprio impegno nel ruolo di controllo sull’amministrazione comunale, richiamando i principi di “rigore, credibilità e rappresentanza democratica” come elementi irrinunciabili della propria azione politica. Un messaggio rivolto tanto agli elettori quanto agli alleati, in un momento in cui la minoranza cavese appare attraversata da tensioni che potrebbero incidere sulla sua capacità di incidere nel dibattito cittadino.
La vicenda della Commissione Controllo e Garanzia, dunque, non si chiude con l’elezione del presidente, ma apre una fase di riflessione e, probabilmente, di confronto serrato all’interno dell’opposizione. Le prossime settimane diranno se la frattura potrà essere ricomposta o se questo episodio segnerà un cambio di equilibri nella politica cavese.
Un fatto è certo. I veleni della campagna elettorale e i forti contrasti che l’hanno preceduta condizionano tuttora l’azione dell’opposizione e in particolare dello schieramento di centrosinistra.







