scritto da Gennaro Pierri - 11 Ottobre 2026 20:54

«Prof, mi sento marginale»!… e se il problema fosse il centro?

Ci sono persone davvero escluse, porte chiuse, gruppi che umiliano e adulti che non vedono. Dire a un ragazzo che deve imparare a stare al centro sarebbe una crudeltà travestita da consiglio

Oramai i miei alunni ci stanno provando gusto e mi suggeriscono i temi di questi miei articoli…. Prendo spunto da un messaggio di un’alunno “Prof, ogni tanto mi sento marginale! Marginale.

È una parola presa in prestito dalla geometria, dalla statistica, perfino dai bilanci. Indica ciò che sta ai bordi, ciò che conta poco, ciò che si può togliere senza cambiare il risultato. Ma una persona non è una cifra in fondo a una tabella. Eppure, quante volte trattiamo noi stessi come se lo fossimo?

Basta guardare una fotografia di gruppo. C’è chi si mette al centro, chi cerca la luce migliore, chi controlla subito quanti hanno messo un «mi piace». E c’è chi, prima ancora dello scatto, sa già che finirà dietro una spalla. Non perché qualcuno glielo abbia ordinato. Ha imparato da tempo a occupare poco spazio. Il guaio è che oggi non basta esserci: bisogna dimostrare di esserci. Avere un seguito, ricevere risposte, lasciare tracce visibili. Ma i rapporti umani non funzionano così. Richiedono attese, domande, qualche imbarazzo. E soprattutto qualcuno disposto ad accorgersi di noi quando non abbiamo niente da esibire. Qui, però, bisogna stare attenti. Non ogni periferia è un’ingiustizia.

Ci sono persone davvero escluse, porte chiuse, gruppi che umiliano e adulti che non vedono. Dire a un ragazzo che deve imparare a stare al centro sarebbe una crudeltà travestita da consiglio. A volte non deve cambiare lui: deve cambiare il posto che gli abbiamo assegnato. Ma c’è anche un’altra possibilità, più difficile da riconoscere. Forse abbiamo confuso l’essere importanti con l’essere notati. E così finiamo per considerare insignificante perfino ciò che facciamo bene in silenzio: esserci per un amico, mantenere una promessa, accorgerci di chi sta peggio. Gesti senza pubblico, eppure capaci di reggere una vita. A quel ragazzo non direi che un giorno sarà il protagonista. Non lo so. E poi non tutti devono stare sotto i riflettori. Gli direi, piuttosto, che nessuno dovrebbe sentirsi condannato a vivere come una nota a piè di pagina nella storia degli altri.

E noi adulti? Prima di insegnargli a conquistare il centro, dovremmo avere il coraggio di guardare la stanza: chi abbiamo abituato a parlare, e chi abbiamo lasciato ai margini così a lungo da convincerlo che quello sia il suo posto?

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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