scritto da Filippo Falvella - 12 Ottobre 2026 12:14

Priamo ed Achille nella società degli opposti

Rimanere sospesi tra due idee, incapaci di scegliere, non basta. La capacità di una mente intelligente consiste nel decidere anche quando non è stato eliminato ogni dubbio, anche quando l'azione deve avvenire priva di una certezza interiore completa: questo non significa che ogni contraddizione sia vera o che due affermazioni logicamente incompatibili diventino entrambe corrette. Lo scrittore del Minnesota parla soprattutto di un atteggiamento mentale ed esistenziale: saper sostenere prospettive, sentimenti e giudizi in tensione senza cancellarne subito uno, senza ammettere che solo uno di questi rappresenti il giusto e che debba esistere da solo, a costo di cancellare l'altro

Il concetto di estremo, in filosofia così come in altre dottrine della conoscenza, indica tendenzialmente il punto apicale di una categoria, che possa questa essere una scala di valori, una dimensione etica o semplicemente una questione di natura sociale. Curioso è notare adesso come il concetto di estremo sia, per sua natura, quasi sempre associato ad un qualcosa di negativo o, comunque, di troppo.

Un qualsiasi elemento che, nella sua “medietà”, è portato ad un opposto e viene intensificato nella sua forma sembra sempre perdere quella che è la sua essenza originaria, quello che è il suo valore e il suo significato. Ma perché un qualcosa che viene così frequentemente associato allo snaturamento e al peggioramento di un dato concetto risulta invece così presente nelle ideologie e nelle usanze umane? Sembra essere chiaro a tutti, dizionario ed esperienza alla mano, che nulla di buono può nascere da un concetto portato al suo estremo.

Eppure ad oggi risulta, volendo prestare una iperbole alla discussione, essere il termine naturale di ogni idea, il punto d’arrivo e fine di tutto ciò che finiamo per essere e fare. Una dimensione politica, una attitudine culturale, una semplice passione sportiva, sembrano voler tendere sempre di più al non accettare in nessun modo un suo contrario, o comunque a dover necessariamente, una volta portato all’estremo quanto seguito, ricondurre a tutto ciò che non rispetta quell’estremo un estremo opposto, idealizzando la stessa esagerazione portata a tavola nei riguardi di tutti gli altri commensali con gusti diversi.

Priamo e Achille, due estremi che si tollerano nella loro umanità

Un conflitto di due estremi, di due valori opposti e di due “giuste cause” che si incontrano, e costrette a confrontarsi, è offerto dall’Iliade, nell’incontro tra Achille, che ha appeno ottenuto la sua vendetta uccidendo Ettore, e Priamo, arrivato al cospetto del capo dei mirmidoni per chiedere le spoglie del figlio e donargli dignità nella morte attraverso una giusta sepoltura: L’eroe della guerra di Troia, convinto d’aver agito nel giusto, rivede nelle suppliche di Priamo, che gli parla da padre d’un figlio assassinato e non più da nemico, le stesse suppliche che un giorno suo padre potrebbe rivolgere a chi prenderà la vita di Achille.

Priamo riconosce il dolore di Achille, e, mostrandogli il suo, apre uno spazio dove possono coesistere sia l’odio, che l’uno prova per l’altro, che la pietà, che adesso li unisce. La guerra non finirà quella sera, né il loro conflitto, ma, per un momento, due principii in contraddizione potranno coesistere senza che l’uno assorba l’altro. Achille, come figlio che prima o poi suo padre piangerà, concede la salma del figlio, da lui ucciso, ad un padre che sta già piangendo il figlio.

Priamo, supplicando Achille, incarna la capacità di abitare una contraddizione: riconoscere nell’uccisore del proprio figlio anche un uomo capace di pietà, sostenendo due verità opposte senza perdere la capacità di agire: il nemico rimane nemico, ma può diventare l’interlocutore di un gesto umano.

Fitzgerald su una mente intelligente

Per Francis Scott Fitzgerald, tra i maggiori esponenti della Jazz Age statunitense e autore de “The Great Gatsby”, una mente intelligente è una mente capace di accogliere due idee che sembrano tra loro incompatibili senza lasciare che questa tensione le impedisca di vivere e agire.

È la riflessione che compare in The Crack-Up, un testo autobiografico del 1936 in cui l’autore racconta la propria crisi attraverso un fondamentale esempio: la possibilità di poter riconoscere che una situazione è senza speranza e, tuttavia, essere determinati a cambiarla.

Rimanere sospesi tra due idee, incapaci di scegliere, non basta. La capacità di una mente intelligente consiste nel decidere anche quando non è stato eliminato ogni dubbio, anche quando l’azione deve avvenire priva di una certezza interiore completa: questo non significa che ogni contraddizione sia vera o che due affermazioni logicamente incompatibili diventino entrambe corrette. Lo scrittore del Minnesota parla soprattutto di un atteggiamento mentale ed esistenziale: saper sostenere prospettive, sentimenti e giudizi in tensione senza cancellarne subito uno, senza ammettere che solo uno di questi rappresenti il giusto e che debba esistere da solo, a costo di cancellare l’altro.

In una società che ci chiede continuamente da che parte stiamo, il dubbio finisce per sembrare una debolezza e riconoscere una ragione all’avversario quasi un tradimento. Fitzgerald ci ricorda quanto sia difficile, e necessario, pensare senza cancellare ciò che ci contraddice. Priamo entra nella tenda di Achille sapendo che proprio lui ha ucciso suo figlio: nulla è dimenticato, eppure una richiesta e un ascolto diventano possibili. Un esempio che, ad oggi, risulta irrealizzabile: difendiamo le nostre convinzioni fino a credere che chi le contesta non abbia più nulla da dirci.

E così, pur di avere ragione fino in fondo, rinunciamo a capire. E l’augurio, chiaramente, non può che essere che, attraverso il dolore, la simpatia e l’empatia, per un attimo ci si possa ricordare che lo stesso dolore che abbiamo causato è quello che potremmo patire, e che lo stesso dolore che oggi patiamo è lo stesso che potremmo causare, nella speranza di diventare delle menti davvero intelligenti.

Ho 24 anni e studio filosofia all'Università degli studi di Salerno. Cerco, nello scrivere, di trasmettere quella passione per la filosofia ed il ragionamento, offrendo quand'è possibile, e nel limite dei miei mezzi, un punto di vista che vada oltre quel modo asettico e alle volte superficiale con cui siamo sempre più orientati ad affrontare le notizie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.