Il servizio buono che non abbiamo mai usato
Resteranno le impronte lasciate nella vita degli altri. Una frase detta nel momento esatto. Una presenza senza fotografie
Nella credenza di mia madre c’era un servizio di bicchieri che non si poteva toccare. Era quello buono. Aspettava gli ospiti importanti, il giorno importante, la vita importante. Alcuni bicchieri sono rimasti lì per anni, perfetti. Talmente custoditi da essere utilizzati pochissime volte.
Forse facciamo lo stesso con la vita. La proteggiamo. Risparmiamo parole, carezze, telefonate. Rimandiamo una visita perché oggi siamo stanchi, un perdono perché l’altro dovrebbe capire da solo, una scelta perché non è ancora il momento giusto. Intanto il tempo passa con l’educazione di un ladro: non forza la porta, non rompe vetri. Porta via un giorno alla volta.
Un monaco contemporaneo da poco scomparso, Enzo Bianchi, ha lasciato parole che non consolano, giudicano: “La vita non è un possesso da custodire ma un dono da spendere per amore”. Spendere. Non conservare intatta la confezione. Non arrivare alla fine con l’anima ancora avvolta nella plastica. Ci hanno insegnato a temere una vita sprecata. Ma forse abbiamo capito male lo spreco. Non è dare troppo a chi non lo meritava, perdere un pomeriggio accanto a qualcuno, esporsi e magari restare delusi. Il vero spreco è non essere stati usati dal bene.
È attraversare il mondo senza aver alleggerito neppure per un’ora il peso di un altro. Anche la fraternità viene spesso scambiata per un sentimento gentile. Non lo è. È un verbo con le maniche rimboccate. Comincia quando il dolore altrui smette di essere arredamento del paesaggio; quando uno sconosciuto non è più folla; quando rinunciamo ad avere sempre ragione per non lasciare solo chi abbiamo davanti. Un fratello non è uno che ci somiglia. È uno la cui sorte, a un certo punto, ci riguarda.
Alla fine non resterà il nostro inventario. Resteranno le impronte lasciate nella vita degli altri. Una frase detta nel momento esatto. Una presenza senza fotografie.
Un bene che forse nessuno saprà ricondurre al nostro nome. Ed è questa l’idea più scandalosa: ciò che avremo davvero posseduto sarà soltanto ciò che avremo accettato di perdere donandolo. Quei bicchieri nella credenza non si ruppero mai. Ma non brindarono a niente. E noi: vogliamo arrivare intatti alla fine, oppure finalmente servire a qualcosa?







