Pianeta pandemia: le vittime, i No-Vax,  l’obbligo vaccinale, le mascherine, la variante Omicron, i tamponi

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Nonostante siamo uno dei paesi più virtuosi del mondo, purtroppo anche l’Italia è nella morsa del virus

Le vittime – Bollettino del 6 gennaio 2021: 219.441 contagi e 198 morti; dall’inizio della pandemia il virus nel nostro paese ha ucciso 138.474 persone; durante la seconda guerra mondiale i civili uccisi nel nostro paese furono 155.600; se le cose continueranno di questo passo non siamo molto lontani dal raggiungere e superare quel numero, Dio non voglia.

I No-Vax non demordono –  Le persone non ancora disposte a vaccinarsi sono ancora in numero notevole, anche se quotidianamente, per esigenze lavorative o per timore di contagiarsi, sono sempre più numerosi coloro che corrono ai centri vaccinali: a fine dicembre 2021 la popolazione non vaccinata era di circa 6 milioni di persone, circa il 10% della popolazione, ancora troppi.

Frattanto i No-Vax non demordono, tant’è che qualche giorno fa alla Virologa Antonella Viola è stata assegnata una scorta in conseguenza delle minacce anonime ricevute per la sue raccomandazioni a vaccinare anche i bambini dai 5 agli 11 anni.

E non è la sola perché anche tanti scienziati vengono continuamente intimiditi: oggi vanno di moda solo quelli che non raccomandano il vaccino, come Tarro, che fortunatamente da qualche tempo tace, e Luc Montagnier, la cui età probabilmente ha influito sulla sua passata professionalità passata.

Obbligo vaccinale. Con un passo alla volta il Governo sembra intenzionato a ridimensionare il fenomeno dei no-vax.

Ne è prova l’ultimo decreto emanato dal Premier che obbliga gli ultracinquantenni, lavoratori o disoccupati, a vaccinarsi, entro il 15 febbraio prossimo; è prevista una sanzione di € 100 per chi non lo fa.

Inoltre i dipendenti, pubblici e privati, sono obbligati ad accedere ai luoghi di lavoro solo previa esibizione del Super Green-Pass.

Secondo le rilevazioni di Lab24, gruppo di indagini de “Il Sole 24 ore” per monitorare l’evoluzione della pandemia, nella fascia anagrafica 50-59 anni le persone che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino sono poco più di un milione (1.070.076), in quella tra 60 e 69 sono oltre 650mila (651.864), nella fascia 70-79 sono 391.533 e tra gli over 80 sono oltre 185mila (185.568).

Sommando si delinea una platea di quasi due milioni e 300mila persone (2.299.041) che sarebbero interessate dalla nuova stretta sugli over 50, quindi l’obbligo vaccinale costringe quasi due milioni e 300mila persone a vaccinarsi; su circa 6.milioni di non vaccinati questo è un buon risultato.

Ancora una volta il Premier Draghi l’ha avuta vinta rispetto ai numerosi veti dei partiti che lo sostengono: e pensare che inizialmente gli stessi si erano opposti alla sua originaria ipotesi di vaccino obbligatorio per gli ultrasessantenni: più che un “drago” sembra un “mago”.

Coloro che non si sottopongono all’obbligo vaccinale verranno sospesi senza stipendio dal datore di lavoro e le imprese potranno sostituirli, salvo poi a riassumere quelli che avranno  adempiuto all’obbligo; sembra pacifico che questo passaggio potrebbe essere difficile perché l’imprenditore che ha già avuto problemi con coloro che non volevano vaccinarsi, farà il possibile per evitare di riprenderli in carico, considerato che certamente nel prossimo futuro dovranno essere somministrate altre dosi di medicinale che contrastano il virus, e certamente i restii alle precedenti dosi faranno resistenza.

E anche i Sindacati e i datori di lavoro sono d’accordo, gli uni chiedono l’obbligo vaccinale, Alberto Bobassei di Confindustria chiede l’allontanamento immediato dalle fabbriche di tutti i non vaccinati.

E l’accesso ai luoghi di lavoro senza certificato che attesti vaccino o guarigione è vietato e chi non rispetta il divieto subirà una sanzione amministrativa tra 600 e 1.500 euro.

Le mascherine rimangono sempre obbligatorie, ma quelle prescritte sono le FFP2, sulle quali negli ultimi giorni si è aperta una diatriba in quanto i distributori avevano improvvisamente alzato i prezzi, tant’è che è dovuto intervenire il Governo il quale ha fissato un prezzo massimo di 0,75 centesimi al pezzo, fermando così la indegna speculazione; sul web si trovano pure a prezzo inferiore, ma per quantitativi importanti.

C’è anche da dire che tutta la grande distribuzione si è immediatamente adeguata. Le mascherine FFP2 sono reperibili anche nelle farmacie, nelle parafarmacie, in alcune tabaccherie e online su vari siti e-commerce. Per gli acquisti online si consiglia di far riferimento solo a siti affidabili o già conosciuti (siti di farmacie o portali in cui sia garantita la certificazione dei dispositivi facciali).

Ma quando e dove è obbligatorio indossare la mascherina?

  • su tutti i mezzi di trasporto pubblici (bus, metro, tram, treni e così via);
  • in occasione di spettacoli aperti al pubblico che si svolgono all’aperto e al chiuso in teatri, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo (e altri locali assimilati);
  • in occasione di eventi e competizioni sportive che si svolgono al chiuso o all’aperto.

E’ inoltre fatto obbligo di indossare le mascherine di tipo FFP2 per le persone vaccinate con terza dose o da non più di 4 mesi che hanno avuto un contatto stretto con un positivo al Covid, per le quali, in base alla nuova normativa, non è più prevista la quarantena ma un regime di auto-sorveglianza, fino al decimo giorno successivo all’ultima esposizione al soggetto positivo.

Molti sostengono che l’utilizzo della doppia mascherina sia maggiormente tutelante, tanti medici di famiglia lo fanno da tempo, un poco di fastidio in più non guasta.

La variante Omicron è quella della quale oggi più si parla, perché è quella che si sta diffondendo più velocemente.

Ma molti dicono che essa, per i vaccinati con due dosi più il richiamo, è quella meno pericolosa, perché per chi è protetto può manifestarsi con sintomi non tanto differenti da quelli di un raffreddore o di una febbricola.

Certamente, come tutti i virus, fa paura, motivo per il quale è bene rispettare tutte le misure di prevenzione e di autotutela oramai note da due anni.

In merito a questa nuova variante che sta imperversando, chiamata “Omicron”, sembra che essa sia molto più contagiosa delle precedenti, ma, fortunatamente, molto meno letale, perché colpisce non i polmoni, ma solo i bronchi.

Questo è il risultato di sei recenti studi internazionali analizzati dal Guardian, il prestigioso quotidiano britannico nato nel 1821, oltre due secoli fa.

Secondo gli scienziati Omicron, pur rischiando di essere più infettiva, sarebbe meno letale rispetto ad altre mutazioni del virus.

La variante «sembra più in grado di infettare la gola, dove si moltiplicherebbe più facilmente, che le cellule profonde nel polmone. Si tratta di risultati preliminari, ma gli studi puntano nella stessa direzione».

Secondo un ulteriore studio del Molecular Virology Research Group dell’Università di Liverpool, Omicron porta a «malattie meno gravi» nei topi, con carica virale inferiore e polmoniti meno gravi.

«Il modello animale suggerisce che la malattia è meno grave della Delta e del virus Wuhan originale. Sembra essere eliminato più velocemente e gli animali si sono ripresi più rapidamente».

Anche dal Neyts Lab dell’Università di Leuven in Belgio arrivano risultati simili nei criceti siriani. E una ulteriore prestampa, presentata a Nature da ricercatori Usa, conferma la tesi.

Omicron, rileva poi il Centro per la ricerca sui virus della Università di Glasgow, sarebbe sostanzialmente in grado di eludere l’immunità dopo due dosi ma con il booster c’è «un ripristino parziale dell’immunità».

La sfilza di ricerche di Natale si basa su uno studio della Università di Hong Kong del mese scorso che mostra una minore infezione da Omicron nei polmoni e sulla ricerca guidata dal professor Ravi Gupta della Università di Cambridge, secondo il quale la variante è meno in grado di entrare nelle cellule polmonari.

L’ultima conferma arriva dall’University College di Londra secondo cui molti tamponi effettuati solo nel naso davano esito negativo, mentre se ripetuti anche con un prelievo in gola risultavano positivi.

Concludiamo con un accenno ai Tamponi antigenici e molecolari: vediamo quali sono le differenze.

I Tamponi antigenici, chiamati anche tamponi rapidi, e i tamponi molecolari PCR, rappresentano due tipologie distinte di test che hanno come obiettivo di individuare la presenza del virus da Sars Cov-2.

Le principali differenze sono che i Test antigenici rapidi si basano sulla ricerca, nei campioni respiratori, di proteine virali di superficie, gli antigeni, e garantiscono una risposta entro pochi minuti dal prelievo.

La sensibilità dei test antigenici rapidi, però, è inferiore rispetto ai tamponi molecolari nei pazienti che hanno una bassa carica virale; questi ultimi, infatti, potrebbero dar vita a “falsi negativi. Inoltre, un risultato positivo al test rapido necessita comunque di un test di conferma eseguito in laboratorio con la tecnica molecolare.

Pertanto, ad oggi, i test rapidi sono ritenuti meno affidabili in pazienti sintomatici che abbiano sviluppato la malattia da meno di 5 giorni, oppure dopo il 7° giorno dall’insorgenza dei primi sintomi, in proprio perché il risultato è correlato alla carica virale.

Sono inoltre considerati ancora meno affidabili in soggetti asintomatici; secondo le linee guida OMS, non sono indicati per diagnosticare eventuali individui asintomatici, in screening aeroportuali o di frontiera e screening preliminari alla donazione del sangue.

I test molecolari PCR, invece, riconosciuti come test golden standard (massimo valore in termini di affidabilità ed efficacia) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, perché rilevano sicuramente la presenza di geni virali da SARS-CoV-2 nell’organismo. I tempi di risposta sono di massimo 48 ore dal momento dell’effettuazione del test, con referti certi e tempestivi.

I test molecolari riducono al minimo i falsi positivi e sono gli unici validi per chi ha necessità di viaggiare.

Un’ultima informazione: i Test rapidi hanno un costo di 15 €, quelli molecolari vanno da un minimo di 50 a un massimo di 80 €.

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