Nautilus, quota periscopica tra pandemia e dintorni ai tempi del Black -Friday

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Come anticipato da venerdì 26 scoros alcune Regioni hanno cambiato colore, e che la Calabria viene promossa in zona arancione, abbandonando quella rossa.

Probabilmente non ha tutti i torti Vincenzo De Luca quando, con il consueto impeto, sostiene che questi colori sono una grande buffonata, e se non si vuole pensar male del Governo e del Ministro della Salute, probabilmente ciò deriva dai famosi 21 criteri sulla base dei quali vengono promosse o retrocesse le Regioni nei vari colori.

Il caso della promozione della Regione Calabria è incredibile.

Se, come tutto sembra confermare, i dati dei contagi, e dei decessi non risultano migliorati rispetto al passato, e le strutture ospedalieri calabresi non hanno avuto alcun miglioramento né numerico né di efficienza, non si capisce perché sia stata promossa.

Misteri italiani.

NATALE – C’è una vecchissima filastrocca che in occasione delle festività natalizie, ormai imminenti, magari incombenti (nel senso che costituiscono un pericolo), veniva recitata durante le conviviali familiari: “ Mo vene Natale, nun tengo denare, …

Dalla stessa Renato Carosone trasse una godibilissima canzone, chi volesse ascoltarla potrebbe collegarsi a http://giordanipoesiecanzoni.altervista.org/mo-vene-natale-nun-tengo-denare/.

Mai come ora questa filastrocca è attualissima, la situazione è quella che è, chi non ha la fortuna di avere una entrata fissa mensile se la vede nera; tra limitazioni di orari, contingentamenti, divieti di vendite e limitazioni varie, ci sono imprenditori veramente disperati che non sanno come tirare avanti.

Il Governo vara in continuazione provvedimenti di ristori, che sembra non giungano tempestivamente ai destinatari, c’è ancora chi aspetta quelli della scorsa primavera, talvolta non risultano sufficienti in quanto sembra che in taluni casi siano collegati ai redditi dichiarati negli anni scorsi, criterio ineccepibile; è noto  che tantissimi riducevano sensibilmente i redditi dichiarati, e ora si lamentano che gli attuali ristori sono insufficienti.

Questi “evasori”, chiamiamoli con il loro vero nome, se lo meritano, le passate scorrettezze influiscono sugli attuali benefici.

Ed è assolutamente stravagante che tanti vogliano approfittare delle chiusure per andare in vacanza sulla neve: ma se i soldi dicono di non averli, come se le pagano?

Altro mistero italiano.

GENNARINO PANDEMIA – Da qualche settimana Ulisse pubblica la telefonate di questo singolare personaggio, inventato dall’avvocato tributarista metelliano Marco Pisapia, che le interpreta, e il cui ascolto è godibilissimo, sette minuti di sorrisi che ti fanno dimenticare gli affanni della pandemia.

L’idea è eccellente, io le ho ascoltate tutte anche perché sono bene interpretate, in alcuni passaggi sembra ascoltare le famose telefonate dell’indimenticabile e mai troppo compianto Gigi Proietti, un vero re del palcoscenico, durante le quali il logorroico interlocutore non faceva dire manco una parola a Proietti.

LE FESTIVITA’ NATALIZIE – Non si sa come andrà a finire per le festività natalizie, si parla di ripristino dello shopping, di riapertura dei bar e dei locali di intrattenimento, di riapertura di alcune attività attualmente impedite, delle celebrazioni delle funzioni religiose, della possibilità che anche a fine anno si possa festeggiare, e da un certo punto di vista sarebbe bene farlo perché finalmente ci liberiamo di un anno forse il più funesto degli ultimi cinquant’anni, a parte terremoti, alluvioni, e disastri causati dalla nostra scarsa cultura della salvaguardia del territorio, peraltro funestato da un nemico invisibile ed eccezionalmente pericoloso.

Ma la maggioranza degli opinionisti, di varie culture, insieme alle persone di buon senso, invitano a tornare alle tradizioni di una volta, rimanere in casa, magari con i familiari senza eccedere in numero di presenze, evitare di uscire anche per le funzioni religiose che costituiscono pur sempre un pericolo per gli inevitabili assembramenti, per i quali non c’è mascherina che tenga.

Certamente non è facile convincere a rinunciare i goderecci abitudinari di assembramenti delle mattinate delle vigilie davanti ai bar, a gozzovigliare e “abbuffarsi” di stuzzichini e alcool in attesa del cenone.

Oggi avrebbero la possibilità di dimostrare di non essere tanto scemi, mi auguro che lo facciano, la speranza non deve mai morire, ma molti dubbi mi rimangono.

SCUOLE – Ci sono i seguaci della Ministra Azzolina (qualcuno sui social l’ha ribattezzata con il nomignolo Cazzolina, che impertinenti, ma sembra che l’Azzolina l’abbia presa a ridere) che pretendono di riaprire subito la scuola, ma vi è pure una larga fetta del personale scolastico che spinge per lasciarle chiuse almeno fino al 7 gennaio.

Al momento il divieto sembra fissato fino al 6 dicembre, pure se alcuni enti locali, Regioni e Comuni, hanno deciso che le scuole restino chiuse anche dopo, e anche il Sindaco Servalli ha disposto in tal senso.

Mi chiedo che senso abbia ipotizzare una riapertura in piena pandemia (i dati sono sempre allarmanti, i contagiati crescono costantemente, fortunatamente sembra che i decessi non crescano nella stessa misura e che anche i centri Covid siano leggermente alleggeriti) col rischio di un aggravamento della situazione, in vista poi della chiusura per le feste di fine anno. Sembra più ragionevole rinviare il tutto a dopo l’Epifania.

Può essere anche condivisibile la precisazione che fa l’Azzolina che la Scuola è sicura, ma per recarsi a scuola bisogna usare i mezzi pubblici, e tutti sappiamo come sono messe le metropolitane, i bus, i treni, quindi il contagio non solo può avvenire all’interno degli istituti scolastici ma principalmente nei viaggi, ed è impossibile tenere sotto controllo oltre 9 milioni di persone, tra studenti, docenti e personale vario, che quotidianamente si spostano.

Quindi restiamo chiusi e a gennaio prossimo ne riparliamo.

AVER COMPAGNO AL DUOL … Conforta apprendere che non solo i comuni mortali soffrono le pene della burocrazia, anche personaggi di rilievo ne sono vittime.

Come Gustavo Zagrebelsky, noto costituzionalista, che è rimasto attanagliato da disposizioni burocratiche che fanno perdere solo tempo e spesso, pure seguendo passo-passo gli iter previsti, non si arriva a nessuna conclusione e il povero “utente”, che dovrebbe essere il padrone dell’apparato, alla fine ne risulta stritolato, e amareggiato e rassegnato paga.

Con linguaggio forbito Zagrebelsky ha raccontato di una contravvenzione notificatagli per aver involontariamente invaso una “ZTL – Zona a Traffico Limitato”; prima di precipitarsi a pagare, assalito da qualche dubbio, ha tentato di ricostruire l’accaduto peregrinando tra i vari uffici della Polizia municipale del comune di Torino, nel quale risiede. I Vigili per aver rilevato la infrazione, quanto meno l’hanno dovuta fotografare.

Purtroppo, dopo vari inutili viaggi, non ha avuto la soddisfazione di visionare il fotogramma e, stanco ed esasperato, ha preferito pagare.

Un fatto analogo è capitato anche a me qualche anno fa, avendo, secondo il verbale pervenutomi, invaso (involontariamente aggiungo io) la ZTL di Via Atenolfi.

Non avendo memoria della cosa, nel dubbio, prima di pagare ebbi l’ardire di chiedere al Comando della Polizia Municipale metelliana, di vedere la foto, la mia grande sorpresa fu nel constatare che riuscii a vedere solo la targa della mia vettura in un riquadro totalmente nero, e da nessun elemento risultava che la vettura si trovasse in Via Atenolfi.

Precedentemente un fatto analogo mi era accaduto a Napoli, e quando mi recai al Comando dei vigili partenopei, mi fecero immediatamente vedere la foto e la strada: soddisfatto, si fa per dire, corsi a pagare.

A Cava riuscii a vedere solo la mia targa in un quadro nero; grande soddisfazione, non credete?

E per evitare impugnative, ricorsi e controricorsi, pure io pagai.

Comunque aver compagno (e di quel calibro) al duol ….

Bene ha detto Zagrebelsky, subiamo il “furto del tempo”, ma il tempo perso a causa della burocrazia inefficiente chi ce lo ripaga?

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