Mario Draghi, grande italiano

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Desideriamo oggi, dopo l’auto-disfatta dell’EU di giovedì 26 marzo, ricordare un grande italiano che ha contribuito in maniera determinante a tenere alto il profilo del nostro Paese sullo scenario mondiale, e a dare lustro e potere all’Unione Europea con la sua oculata e moderna guida della Banca Centrale Europea che ha presieduto per sette anni.

Parliamo di Mario Draghi, il grande economista, che alla testa della BCE ha messo in circolazione centinaia di miliardi di Euro per aiutare i paesi membri della Unione, prima fra gli altri il nostro che è uno dei più deboli a causa dell’altissimo debito pubblico non supportato da una economia e da un Pil adeguati.

L’intuizione di Mario Draghi fu quella di non tenere fermi le ingenti risorse economiche che l’UE aveva accumulato negli anni, ma di metterle in circolazione a beneficio della economia di tutti i paesi membri affinché potessero espandersi in maniera adeguata alle loro possibilità e inventiva; e lo fece acquistando parte del loro debito pubblico, a costo quasi zero; ne hanno beneficiato tutti in quanto, tramite il sistema bancario, l’UE ha messo a disposizione degli operatori economici risorse a costo contenuto, da tutti sopportabile, e anche in Italia, nonostante alcune rigidità del nostro sistema bancario, le imprese hanno avuto molti benefici.

Purtroppo la sua grande esperienza, e i suoi recenti suggerimenti, non sono stati ascoltati e ciò ha provocato quell’ auto-disfatta alla quale accennavamo all’inizio, della quale abbiamo avuto occasione di parlare in un precedente articolo.

Mario Draghi è nato a Roma il 3 settembre 1947 e ha conseguito la laurea in Economia e Commercio, con 110 e lode, a soli 23 anni, presso l’Università La Sapienza di Roma nel 1970. Subito dopo ha seguito un master di perfezionamento presso il prestigioso MIT – Massachusetts Institute of Technology, che è una delle più importanti Università di ricerche del mondo con sede a Cambridge, Usa, e che ha “sfornato” tanti grandi personaggi.

Draghi ha insegnato nelle Università di Trento, Padova, Venezia e Firenze negli anni dal 1975 al 1978 come Professore Associato; poi a Firenze, come Ordinario di Economia e Politica Monetaria fino al 1990.

Frattanto era già comparso sullo scenario mondiale, dal 1985 al 1990, come Direttore Esecutivo della Banca Mondiale.

Nel 1991 viene nominato Direttore Generale del Tesoro, incarico che rivestirà fino al 2001; contemporaneamente durante gli anni ’90 ha diversi incarichi presso il nostro Ministero del Tesoro e cura le più importanti privatizzazioni di Aziende Statali, contemporaneamente fa parte dei Consigli di Amministrazione di grandi Banche e Aziende tra le quali la Banca Nazionale del Lavoro, l’Imi, l’Eni e l’Iri.

Nel 1998 Mario Draghi emana il Testo Unico sulla Finanza, noto come “Legge Draghi”, uno strumento legislativo basilare il quale introduce, fra l’altro, le norme riguardati l’OPA – Offerta Pubblica di Acquisto, che consente la scalata alle grandi Società quotate in Borsa; sulla base di questo provvedimento iniziano le grandi privatizzazioni, come quelle di Eni, Enel, Banca Commerciale e Credito Italiano.

Mario Draghi nel 2002, viene nominato Vice Presidente per l’Europa di una delle principali Banche di affari del mondo, la Goldman Sachs, che lascia nel 2005 assumendo la carica di Governatore della Banca d’Italia.

 

Dopo sei anni, nel 2011, viene chiamato alla Presidenza della BCE, incarico che assume formalmente a giugno dell’anno successivo: alla Banca d’Italia gli succede Ignazio Visco, ancora in carica.

Nel 2012 Draghi deve affrontare la crisi economica che imperversa sull’Europa, che risolve con la iniezione straordinaria di liquidità, il famoso “quantitative easing” che entrerà a pieno regime solo nel 2015; a proposito del quale è rimasto negli annali il suo discorso del luglio 2012, ricordato con la frase “whatever it takes – ad ogni costo”, durante il quale annuncia che la BCE avrebbe fatto tutto il necessario per preservare l’Euro, concludendo: “Credetemi, sarà abbastanza”.

Per il suo impegno e l’opera di sostegno all’economia europea, verrà nominato uomo dell’anno dai prestigiosi quotidiani britannici, il Financial Times e il The Times.

Terminato il mandato a novembre 2019, si è ritirato, per il momento, a vita privata, ma non tralascia occasione per far sentire la sua voce a supporto delle attuali autorità europee che, specialmente in quest’ultimo periodo, certamente non stanno brillando, rischiando così di vanificare tutto l’impegno fino allo scorso anno profuso per il sostegno dell’economia comunitaria, che oggi, per i gravissimi problemi dovuti al Coronavirus, avrebbero richiesto alla guida della BCE un uomo all’altezza di Draghi il quale, da cristiano e devoto di Sant’Ignazio di Loyola, il Fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, ha messo al servizio del prossimo anche le sue doti di attivo praticante religioso.

E’ possibile che il periodo di “pensionamento” di Mario Draghi non duri a lungo in quanto il nostro Paese ha estremo bisogno di uomini del suo livello per risalire la china, e non è escluso di poterlo vedere tra breve di nuovo in campo.

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