La crisi bielorussa

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E’ veramente indegno che anche i “grandi” della terra utilizzino esseri umani per i loro giochi di potere

Una volta, e ancora oggi, si utilizzavano gli extra-comunitari, principalmente quelli africani, per invadere l’Europa attraverso il nostro paese che, per la grande estensione delle coste, in pratica può fare ben poco per contrastare tale fenomeno.

Fortunatamente molti si salvano grazie alle navi delle “ONLUS – Organizzazioni non lucrative di utilità sociale”, sempre pronte a soccorrerli.

Ma le disposizioni e i trattati europei ci penalizzano, da tanti punti di vista, estensione delle frontiere a parte.

La normativa europea prevede che i migranti provenienti dall’Africa, moltissimi dalla Libia, vengano accolti dai porti più vicini, e molte volte dovrebbero sbarcare in Paesi molto più lontani dalle nostre coste, come, ad esempio, Malta, Kerkennah (Tunisia), in qualche caso Corfù o Creta (Grecia), ma anche Cipro (sempre contesa da Grecia e Turchia).

Ma l’ostracismo della maggior parte di questi Paesi ribalta la situazione, ormai le navi che raccolgono i migranti si dirigono tutte verso i nostri porti, prevalentemente quelli siciliani, calabresi e della estrema Puglia.

Ma quello che in questi giorni sta capitando al confine tra Bielorussia e Polonia è qualcosa di veramente inaudito, che si inquadra in uno scenario politico-economico che non ha niente a che vedere con la migrazione degli africani.

In pratica, quest’ultima è promossa e foraggiata dai trafficanti libici di esseri umani che lautamente vengono pagati.

Nella crisi tra Bielorussia e Polonia, invece, i trafficanti libici sono sostituiti dai trafficanti bielorussi e turchi, ai quali non disdegnano di associarsi anche quelli russi: è la considerazione banale che si può fare su questi nuovi trafficanti di alto livello, è che utilizzano migliaia di poveri disgraziati per i loro giochi politici ed economici.

E veniamo ai fatti.

Il tutto è originato dalla Bielorussia, chiamata anche Russia Bianca, un paese stretto tra la Russia a nord-est, la Lettonia a nord-ovest, la Lituania ad ovest, l’Ucraina a sud, e la Polonia ad ovest.

La Bielorussia ha una popolazione di circa 9.milioni e mezzo di abitanti, la capitale è Minsk, che è anche la più grande città del paese con poco più di 2.milioni di abitanti; la popolazione è formata per circa l’84% da bielorussi, 8% da russi, 3% da polacchi.

L’attuale presidente-dittatore è Aljaksandr Lukašėnka, il quale è l’origine di ciò che sta accadendo al confine con la Polonia, su cui preme con migliaia di migranti trasportati in quella zona, e che cercano di spostarsi in Polonia.

Ma la Polonia non li vuole accogliere, e ha costruito lungo il confine una barriera metallica, con tanto di filo spinato, in attesa di costruire un muro lungo oltre 400 Km, utilizzando i fondi europei, che l’UE non intende erogare.

E’ da tener presente che la Polonia, facente parte dell’UE, è il paese che più ha beneficiato dei fondi UE, ed è quello che più degli altri li ha saputi spendere; ma è chiaro che l’UE non gli darà mai i fondi europei per costruire il muro, e questo sta procurando attrito con l’UE.

Attualmente la Polonia ha un governo eccessivamente sbilanciato a destra, è un paese che, sebbene faccia parte dell’UE, non perde occasione per contrastarla.

Nella storia recente è stata vittima di tanti paesi forti, dalla Germania di Hitler alla Russia di Stalin, e ha dovuto sempre lottare per difendersi, subendo angherie e soprusi, rischiando addirittura la spartizione tra gli stessi, ed è stato il paese che durante la seconda guerra mondiale ha avuto il maggior numero di morti, circa 5,5 milioni di persone.

L’attuale Presidente, Andrzej Duda, è un oltranzista della destra più xenofoba, ha firmato leggi contro il partito comunista, ed è un accanito oppositore della politica di accoglienza dei migranti. Tant’è che, nella crisi bielorussa che lo vede coinvolto, è fortemente sostenuto contro i migranti dai più accesi nazionalisti e oltranzisti che lo incitano ad usare mano sempre più pesante contro coloro che premono al confine con la Bielorussia.

Quindi la Polonia non lascia nessun margine di manovra sulla vicenda, tant’è che ha addirittura deciso di sostituire l’attuale filo spinato con un muro di frontiera di oltre 400 km.

Il competitore, in questa violenta partita, è il presidente-dittatore Aljaksandr Lukašėnka, il cui scopo è di creare una crisi nell’UE la quale aspramente critica la sua dittatura.

Il problema, però, è che la Bielorussia è attraversata dal gasdotto che trasporta il gas dalla Russia agli stati dell’UE, prima tra tutti la Germania, la quale non può farne a meno, e sta cercando di trovare una mediazione tra Russia, Bielorussia e Polonia per scongiurare una crisi energetica nel prossimo inverno, ormai alle porte.

Vien pure da chiedersi quale interesse abbia la Russia di Putin a buttare benzina sul fuoco, ed è facile comprendere come il Ras russo, con questa sua politica, tende a destabilizzare l’UE che vede come il gigante che contrasta, in Europa, la predominanza russa.

Questo è lo scenario che si presenta, nel quale a pagare il prezzo più alto sono le migliaia di profughi che premono sul confine polacco. I quali qualche giorno addietro sono stati bersagliati dagli idranti ad alta pressione dei polacchi, con una temperatura che si aggirava intorno ai 3 grad (e che di notte scenda anche a -10 gradi)i; si sono viste le scene di bambini, già intirizziti dal freddo, colpiti dall’acqua gelida degli idranti ad alta pressione polacchi, che riescono a scaraventare una persona a circa 20 metri; l’esercito che sorveglia la frontiera   utilizza anche cani e i manganelli elettrici contro i tentativi dei disperati, in prevalenza curdi, che cercano di tagliare il filo spinato.

Non si sa quante morti ci siano già state.

Sembra che negli ultimi giorni il Premier russo abbia tentato di dissociare le sue responsabilità da quelle del dittatore Aljaksandr Lukašėnka.

Ma è un fatto che nei giorni precedenti anche lui abbia contribuito ad ammassare i migranti al confine tra Bielorussia e Polonia, con lo scopo di aiutare Lukašėnka ad essere riconosciuto dall’UE come leader regolarmente eletto, cosa che la UE non ha intenzione di fare.

La verità è che Putin -unico grande sponsor di Lukašėnka, che è stato definito “l’ultimo dittatore d’Europa” e contro il cui regime sono già in vigore sanzioni- sta cercando di sfruttare l’attuale crisi per indurre l’Occidente a riconoscere Lukashenko, ormai un emarginato nella comunità internazionale.

Putin ha rinviato al mittente le accuse, denunciando che le organizzazioni criminali che trafficano i migranti hanno sede in Europa ed è dovere delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza europei gestire il problema.

Era stata la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, in una telefonata con Putin di qualche giorno fa, a chiedere esplicitamentel’intercessione russa con Minsk per una de-escalation. Non a caso, in una intervista alla tv russa, Putin lo ha esplicitamente ammesso, rilevando che “per quanto ho capito” Merkel è pronta a parlare con il presidente bielorusso.

“Voglio che sappiate tutti che la Russia non ha nulla a che fare con questo”, ha dichiarato Putin alla tv russa in cui ha rilanciato l’invito alle autorità europee a parlare direttamente con Lukashenko.

Su questa crisi anche la Casa Bianca si è detta “preoccupata”, accusando da un lato Putin di tornare ad attaccare l’Occidente, e la Polonia di contraddire “gli ideali umanitari propagandati dai vicini occidentali della Russia”.

La Bielorussia, intanto, per alleggerire la pressione dell’UE e degli USA, sta inviando tende, generatori e aiuti alimentari all’accampamento, che potrebbe diventare una presenza semi-permanente al confine con la Ue.

Putin ha definito questa strategia “troppo emotiva”, e ne ha preso le distanze, avvertendo Minsk che se andasse avanti su questo fronte ci sarebbero conseguenze sulle relazioni con Mosca.

Ma le pressioni internazionali sembrano aver sortito qualche risultato: dopo lo stop dei voli da Turchia e Iraq verso la Bielorussia si aspetta la decisione dell’Ue sull’ampliamento delle misure punitive contro Minsk, questa volta per “traffico di esseri umani”.

Ora sembra che anche il dittatore Bielorusso si sia convinto ad alleggerire la pressione, che stia facendo montare una tendopoli e strutture di minima accoglienza, ovviamente sempre a ridosso del confine polacco.

E a tal proposito pure Papa Francesco ha fatto sentire la sua voce.

“Il mondo e Varsavia hanno bisogno di uomini dal cuore grande”

E citando Giovanni Paolo II, ha aggiunto: “Questa libertà deve essere gestita sulla base dell’amore di Dio, della patria e dei fratelli”, intendendo anche i migranti intrappolati al confine polacco.

Nel messaggio di Papa Francesco alla Polonia le parole sono scelte con cura. Alla vigilia della festa nazionale dell’indipendenza del Paese, Papa Bergoglio saluta i fedeli polacchi al termine dell’udienza generale con le parole della omelia che Karol Wojtyla pronunciò nel viaggio in patria di fine millennio, a Sopot, il 5 giugno 1999:  “Oggi il mondo e la Polonia hanno bisogno di uomini dal cuore grande, che servano con umiltà e amore, che benedicano e non maledicano, che conquistino la terra con la benedizione».

In quella omelia, tra l’altro, il Pontefice polacco ricordava la caduta del Muro di Berlino e diceva: «Udii da voi allora: “Non c’è libertà senza solidarietà”. Oggi bisogna dire: “Non c’è solidarietà senza amore”. Anzi, non c’è la felicità, non c’è il futuro dell’uomo e della nazione senza amore, senza quell’amore che perdona, benché non dimentichi, che è sensibile alla sventura altrui, che non cerca il proprio tornaconto, ma desidera il bene degli altri».

Così Papa Francesco ha invitato a ricordare che, «come diceva san Giovanni Paolo II, “questa libertà deve essere gestita sulla base dell’amore di Dio, della patria e dei fratelli”».

Ed è evidente che tra i «fratelli» ci siano anche gli ostaggi della «guerra ibrida» tra il regime di Lukashenko, quello di Varsavia e la UE.

Speriamo che chi deve intendere, intenda.

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