scritto da Gabriella Avagliano - 21 Settembre 2026 12:48

Duecento anni dall’Esodo di Missolungi: intervista a Marco Galdi Presidente della Società Filellenica Italiana

L’Esodo di Missolungi, nonostante la cocente sconfitta militare, costituisce un chiaro esempio di eroismo e di lotta di un popolo per la libertà

Dal 1 al 4 ottobre, l’Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini di Venezia si prepara a commemorare il bicentenario dell’Esodo di Missolungi, attraverso un Convegno Internazionale dedicato alla memoria e all’eredità storica della resistenza greca, culminata nell’aprile del 1826. L’iniziativa si propone di onorare una delle pagine più drammatiche e simboliche della lotta per l’indipendenza greca, offrendo al contempo un’occasione di dialogo e riflessione sul suo significato storico e culturale.

Al prestigioso evento, tra le autorevoli personalità, parteciperà anche il prof. Marco Galdi, docente di Diritto Pubblico e Costituzionale presso l’Università degli Studi di Salerno, che interverrà portando i saluti della Società Filellenica Italiana, da lui fondata e presieduta. Per l’occasione ho voluto raccogliere la sua testimonianza di instancabile promotore e divulgatore della cultura e della storia greca.

Quando nasce la Società Filellenica Italiana, di cui Lei è fondatore e Presidente, e quali sono le principali attività che l’associazione intende promuovere per consolidare il legame culturale e storico tra l’Italia e la Grecia?

La Società Filellenica Italiana è nata ufficialmente con atto notarile stipulato il 31 marzo 2014 e ha sede presso l’Hotel Victoria Maiorino di Cava de’ Tirreni, che, nei mesi di settembre e ottobre del 1944, ospitò il Governo greco in esilio, prima del suo rientro in patria alla fine del secondo conflitto mondiale. Non a caso, chi passa davanti al noto albergo cittadino vedrà sempre, accanto alle bandiere italiana ed europea, quella greca.

L’associazione, che presiedo ininterrottamente ormai da dodici anni, ha come scopo quello di far crescere, soprattutto fra i giovani, la consapevolezza del grande debito culturale che la civiltà occidentale ha nei confronti della Grecia: quella classica, certamente, ma anche quella bizantina, moderna e contemporanea.

«Intanto la Grecia viaggia, viaggia sempre», scrive il premio Nobel Giorgos Seferis, che, come diplomatico, era a Cava nei giorni del 1944 e qui scrisse la poesia “Ultima tappa”. La Grecia non è soltanto quella di Pericle o di Socrate: continua nei secoli a viaggiare ed a  produrre una cultura straordinaria, che è magnifico conoscere.

In questi anni il nostro lavoro è andato esattamente in questa direzione: incontri nelle scuole, conferenze, viaggi, musica, tradizioni, cucina, lingua. Siamo sempre pronti a scavare nel “pozzo senza fondo” della grecità e, puntualmente, a sorprenderci per quanto ancora scopriamo e impariamo.

 La Grecia viene spesso associata alla sua storia antica: come possiamo raccontare invece la Grecia contemporanea e quale aspetto della cultura e dell’anima greca Lei ritiene che gli italiani conoscano meno, ma che sarebbe importante riscoprire?

Quanto alla Grecia contemporanea, rimane una terra bellissima, magari attraversata da contraddizioni e ancora segnata dalle difficoltà della crisi economica del 2010… Ma mi piace descriverla con le parole che proprio Seferis pronuncia il 10 dicembre 1963, nel discorso che precede a Stoccolma la consegna del premio Nobel per la letteratura: «Appartengo a un piccolo Paese. Un promontorio roccioso nel Mediterraneo, che non ha altro che lo distingua se non gli sforzi della sua gente, il mare e la luce del sole. È un piccolo paese, ma la sua tradizione è immensa e si è trasmessa attraverso i secoli senza interruzione. La lingua greca non ha mai cessato di essere parlata. Ha conosciuto i mutamenti che conoscono tutte le cose viventi, ma non vi è mai stata una frattura…».

Certo, chi la frequenta contrae facilmente quel “mal di Grecia”, che porta ad attraversare ripetutamente l’Adriatico. Più difficile è comprenderne fino in fondo l’anima.

La Grecia è una terra di confine: è all’origine della cultura occidentale e, nello stesso tempo, è profondamente pervasa d’Oriente. Il cibo, le spezie, la musica, il caffè raccontano una storia mediterranea nella quale Oriente e Occidente continuamente si incontrano; persino nella lingua sono rimaste tracce profonde di questa contaminazione.

E tuttavia in Grecia si respira qualcosa che è matrice dell’Occidente e che altrove appare spesso sopita o negata: la libertà. I Greci sono da sempre profondamente liberi. Credo che questa sia l’essenza più profonda della grecità, sempre presente, pur nel trascorrere dei secoli. La esprime, come solo la poesia sa fare, l’epitaffio che Nikos Kazantzakis volle sulla propria tomba a Heraklion: Δεν ελπίζω τίποτα. Δεν φοβάμαι τίποτα. Είμαι λεύτερος. («Non spero nulla, non temo nulla, sono libero»).

Tra poche settimane a Venezia si commemorano i duecento anni dall’Esodo di Missolungi. Quale ruolo hanno avuto la letteratura, le arti e il filellenismo italiano nella costruzione di tale memoria e in che modo questo episodio è stato reinterpretato e trasmesso nella memoria storica europea?

Messolonghi è uno di quei casi straordinari nei quali una sconfitta militare può trasformarsi in una vittoria morale. Dopo un assedio durato quasi un anno da parte dell’esercito ottomano, nell’aprile del 1826 la popolazione greca, stremata dalla fame, tentò una disperata sortita e gran parte vi trovò la morte. Ma proprio quella tragedia scosse profondamente l’opinione pubblica europea e diede nuovo impulso al movimento filellenico.

Credo che qui stia il punto fondamentale: fino ad allora il filellenismo europeo era nato soprattutto dall’amore per la Grecia antica, dalla memoria di Atene e di Sparta, dalla riscoperta della civiltà classica. Con Messolonghi l’Europa incontra invece la Grecia vivente: non più soltanto gli antichi Greci studiati nei libri, ma donne e uomini contemporanei che combattono per la propria libertà e per la propria identità. La causa greca diventa così, in qualche modo, una causa europea.

E furono soprattutto l’arte e la letteratura a rendere universale quella vicenda. Penso a Delacroix, che nello stesso 1826 dipinge “La Grecia sulle rovine di Missolungi”, trasformando la tragedia di una piccola città della Grecia occidentale in un’immagine universale della libertà. E penso naturalmente a Dionysios Solomos e ai suoi “Liberi assediati”: già il titolo contiene un paradosso bellissimo, perché ci dice che si può essere assediati, sconfitti, perfino morire, e tuttavia rimanere liberi.

Anche il filellenismo italiano (Vincenzo Monti, Nicolò Tommaseo, Giosué Carducci, ecc.) partecipò intensamente a questa costruzione della memoria. E direi che Messolonghi rappresenta uno spartiacque: contribuì a trasformare il filellenismo da contemplazione della grandezza dell’antichità in solidarietà verso un popolo contemporaneo che rivendicava la propria libertà.

Foscolo vede nella cultura classica un modello di bellezza e di valori civili: quanto è importante la sua origine greca per comprendere la sua identità e la sua opera?

È una domanda alla quale è impossibile rispondere in poche battute. Peraltro è esattamente questo il tema che ci sta impegnando da alcuni anni: siamo partiti nel 2024 con la costituzione di gruppi di lavoro che hanno impegnato oltre trenta studiosi europei nel progetto “Foscolo e la Grecia” e, fra il 2027 e il 2028, organizzeremo, come Società Filellenica Italiana, una serie di iniziative che si svolgeranno a Zurigo, Atene, Londra (qui saremo il 10 settembre del prossimo anno, esattamente a 200 anni dalla morte del Poeta, avvenuta proprio nella capitale inglese), Venezia e, infine, a Zante, la sua Zacinto, dove concluderemo il percorso il 6 febbraio 2028, esattamente a 250 anni dalla nascita di Foscolo.

Foscolo è prima di tutto un uomo delle Isole Ionie. È figlio di madre greca e padre veneziano, vive la fanciullezza a Zacinto, si trasferisce poi a Venezia e conosce infine gli esili svizzero e londinese. È profondamente europeo, profondamente veneziano, profondamente greco.

Stiamo parlando, insomma, di un gigante della cultura europea, e credo sarà magnifico, nei prossimi due anni, provare a riscoprirlo insieme proprio attraverso questa pluralità di appartenenze.

In che modo la Società Filellenica intende incoraggiare la partecipazione di coloro che non conoscono la lingua e la cultura greca?

Il nostro Paese ha un potenziale straordinario di amici della Grecia. Coloro che hanno studiato al liceo classico la lingua di Omero possono poi, nella vita, occuparsi di tutt’altro. Ma sotto la cenere cova sempre quell’interesse che, prima o poi, riemerge e si infiamma (così come si presenta Odisseo nella narrazione dantesca: “Lo maggior corno de la fiamma antica…”).

E anche chi non ha mai studiato il greco antico può facilmente essere coinvolto. Basta davvero poco, soprattutto quando si cominciano a frequentare le spiagge dell’Egeo, le Isole Ionie, le città e i luoghi nei quali la Grecia contemporanea continua a dialogare con la propria storia.

Per i Cavesi, poi, c’è un’opportunità in più: basta seguire le iniziative della nostra associazione. Da Cava de’ Tirreni è partito un movimento che ha contribuito alla nascita, a Milano, di un’associazione affiliata, la Società Filellenica Lombarda, e che oggi sta mettendo in rete numerose realtà filelleniche presenti in diverse parti d’Italia (Piemonte, Lombardia, Toscana, Campania, Puglia, Sicilia). Il nostro obiettivo è proprio questo: non creare un circolo riservato agli specialisti, ma aprire sempre di più le porte a chiunque abbia curiosità per la Grecia. Non occorre conoscere già la lingua o la storia greca: occorre soltanto avere voglia di iniziare un cammino, che poi, in ultima analisi, ci permette di conoscere meglio noi stessi.

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Laureata in Filologia con 110 e lode, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Italianistica. Ha pubblicato diversi saggi in riviste scientifiche e una monografia dal titolo “Tracce del Mezzogiorno nel documentario etnografico”, dedicata alla ricerca storico-sociale del Sud Italia, dal Secondo Dopoguerra agli anni ’70. Attualmente è docente di materie letterarie presso la scuola secondaria di primo grado.

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