Dal Pancrazio all’attuale Lotta libera e Lotta greco-romana

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Nell’antica Grecia c’era un combattimento chiamato “Pancrazio”, il quale aveva poche regole: i lottatori potevano fare tutto, tranne tre cose: mordere, cavarsi gli occhi e colpire i genitali.

Il nome è la sintesi di due termini, “pan”, ovvero “tutto”, e “kratos”, cioè “potenza”. L’atleta quindi doveva dimostrare la sua “potenza” lottando con l’avversario senza esclusione di colpi, a parte le tre eccezioni.

Era quindi un tipo di lotta particolarmente cruento nel quale, fatta eccezione per quei tre divieti, era consentito tutto, e che spesso si concludeva con la morte di uno dei due.

Ne parla anche Omero nei suoi due poemi, l’Odissea e l’Iliade, specialmente nel secondo dove spesso, nelle pause dai combattimenti, gli armati più bellicosi si sfidavano in questa specie di sport che, però, aveva scarse caratteristiche sportive.

Secondo la mitologia greca, era stata la dea Atena a insegnare la tecnica del pancrazio a Teseo, che la usò prima contro il mostruoso Minotauro, e poi la diffuse tra i Greci.

Il Pancrazio era popolarissimo nell’Ellade, tanto da divenire in breve tempo anche specialità olimpica. Il pubblico impazziva per quei combattimenti cruenti, che non prevedevano interruzioni né limiti di tempo. La lotta finiva solo con la resa di uno dei due atleti, che alzava il dito indice verso l’alto per dichiarare la propria sconfitta, o, in parecchi casi, con la morte di chi rifiutava di cedere.

A controllare la regolarità del combattimento c’era un arbitro, armato di una robusta canna, usata per colpire l’atleta che non rispettava le poche norme imposte. A rendere più pericolosa la lotta contribuiva anche la mancata divisione degli atleti secondo il peso, com’è prassi comune negli sport da combattimento moderni.

Dunque il Pancrazio era uno sport estremo, un combattimento totale, che si svolgeva sulla sabbia, con gli atleti accuratamente unti di olio d’oliva, per difendere la pelle da graffi e anche dal cocente sole estivo, e anche per offrire minore presa all’avversario. Gli atleti erano decisi ad affrontare il rischio di morire per la grande fama che ne ricavavano, per ottenere la prestigiosa corona di ulivo, e anche per il denaro che riuscivano a guadagnare.

I Giochi olimpici avevano grande importanza nella Grecia Antica, tanto da interrompere le guerre in corso, e ottenere una vittoria in quelle competizioni significava per gli atleti garantirsi, in qualche modo, l’immortalità, anche grazie a statue loro dedicate.

Il Pancrazio trovò la sua fine gradatamente, ma inesorabilmente; con l’annessione della Grecia all’impero romano, fu praticato e apprezzato anche dai Romani fino al 392 d.C., ma poi venne abolito con un decreto dell’Imperatore Teodosio, allorquando rese il cristianesimo religione ufficiale dell’impero.

Praticamente il Pancrazio è stato l’antenato delle moderne lotte Greco-Romana e Libera, specialità olimpiche usualmente praticate. Infatti, fra le stesse, queste discipline sportive godono di grande fascino anche per la fisicità degli atleti che le praticano, uomini e donne.

Ma nell’antichità molte forme di lotta molto violente erano praticate anche in altri paesi: grazie alle scoperte archeologiche, sappiamo che, molti secoli prima dei greci, anchegli antichi egizi erano dediti a forme di lotta analoghe, le quali, più che guardare alla spettacolarità e all’agonismo sportivo, rappresentavano la necessità di sopravvivere e sconfiggere il nemico. Per questo, possiamo presumere che usassero la lotta come allenamento militare e non come intrattenimento. In Grecia questo è avvenuto molto dopo.

Veniamo ora ai nostri tempi.

Tra le discipline olimpiche moderne vi sono due tipi di lotta: La Lotta greco-romana, e La lotta libera.

La Lotta greco-romana è uno sport da combattimento nato in Italia. E’ rappresentata dalla federazione internazionale U.W.W. – United World Wrestling.

A differenza della Lotta libera, nella lotta greco-romana non si possono eseguire tecniche di atterramento o ribaltamento che prevedano l’uso delle gambe: quindi è consentito solo l’uso degli arti superiori per afferrare il corpo dell’avversario col fine di metterlo con le spalle a terra.

Le origini della lotta greco-romana moderna risalgono al diciannovesimo secolo. Questo stile di combattimento fu creato in Italia in epoca risorgimentale, si diffuse in tutta l’Europa e venne incluso nelle Olimpiadi del 1896. Il termine “greco-romana” fu introdotto dal lottatore italiano Basilio Bartoletti per sottolinearne il valore storico.

L’obiettivo principale, nella lotta in piedi, consiste nel riuscire a portare l’avversario al tappeto, con piegamento in avanti o all’indietro e con rotazione del tronco; attraverso gli atterramenti, con passaggio dietro o schiacciamento, si può finire l’azione facendo poggiare entrambe le spalle a terra all’avversario con immobilizzazione (schienamento). Nella lotta a terra, invece, l’obiettivo è uguale, ribaltare e se possibile schienare l’avversario attraverso l’azione di rotolamento, di stacco e proiezione o mediante l’azione sulle braccia e sul collo: in caso di schienamento l’incontro viene interrotto e viene assegnata la vittoria. Se invece l’incontro si protrae per tutta la sua durata, che è di circa 5 o 6 minuti intervallato, vince chi ha conquistato più punti.

L’altra disciplina olimpica è costituita dalla Lotta libera nella quale, a differenza della Lotta greco-romana, si possono eseguire tecniche di proiezione, atterramento o ribaltamento che prevedono anche l’uso delle gambe.

La Lotta stile libero è presente in 180 Paesi attraverso la United World Wrestling.

Questo tipo di lotta è quello più vicino all’antico Pancrazio, ovviamente con la differenza che il Pancrazio prevedeva anche la morte di uno dei due lottatori.

Il bagaglio tecnico della lotta libera moderna deriva dal “catch-as-catch-can wrestling – lotta per poter catturare”, brutale stile di combattimento di origini anglosassoni che prevede leve articolari, strangolamenti, sottomissioni (anche percussioni) e proiezioni senza alcun limite; nonostante i vincoli introdotti con le olimpiadi (assenza strangolamenti e sottomissioni volontarie), la lotta libera prevede diverse tecniche del “catch-as-catch-can wrestling”.

È da precisare, in conclusione, che queste competizioni, che sottoposte ai rigori dei regolamenti olimpionici sono vere discipline sportive, vengano praticate pure clandestinamente, in incontri ovviamente violenti che spesso portano alla morte o provocano lesioni permanenti dei lottatori, e che mandano in estasi un pubblico di violenti che giocano anche notevoli somme di danaro in scommesse, nell’unico interesse degli organizzatori e allibratori clandestini.

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