Centenario 1921/2021: la storia del Milite Ignoto

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Esattamente 100 anni fa, il 4 novembre 1921, ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto nel sacello dell’Altare della Patria a Roma. In occasione del centenario, il Gruppo delle Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), ha dato vita al progetto “Milite Ignoto, Cittadino d’Italia” per il conferimento della cittadinanza onoraria da parte di tutti i Comuni italiani.

La disfatta di Caporetto nell’ottobre 1917 fu il momento più difficile per l’Italia, ma la resistenza sulla linea del Piave consentì la riscossa fino alla resa degli austriaci a Vittorio Veneto il 4 novembre. Il 4 novembre, appunto, si ricorda l’anniversario dell’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, col quale si fa coincidere la fine della Prima Guerra Mondiale per l’Italia.

Una nazione in ginocchio che seppe riscattarsi e del sacrificio di milioni di soldati, fra cui 700mila caduti, che combatterono la più cruenta guerra che il mondo avesse visto fino a quel momento. Braccianti, operai, artigiani, studenti vennero spediti nelle trincee di zone a loro sconosciute a combattere una guerra nuova dove si utilizzarono nuove armi. Una guerra che fece conoscere un sentimento nuovo: il dolore collettivo, il lutto di massa.

Le Nazioni che avevano partecipato al conflitto bellico vollero onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo Combattente, caduto armi in pugno.

L’idea di onorare tutti i caduti, rendendo omaggio a una salma sconosciuta, fu partorita nel 1920 dal Generale Giulio Douhet, e nell’anno successivo fu approvato il Disegno di Legge. Immediatamente il Ministero della Guerra si mosse in avanscoperta per decidere quale salma sarebbe diventata il simbolo di tutti i caduti. Furono attentamente esplorati e scandagliati tutti i luoghi nei quali si era combattuto, dal Carso agli Altipiani, dalle foci del Piave al Montello; fu scelta una salma per ognuna delle seguenti zone: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, Castagnevizza al mare.

Le undici salme, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, furono trasportate nella Basilica di Aquileia il 28 ottobre 1921.

Qui si procedette alla scelta di quella destinata a rappresentare il sacrificio di settecentomila italiani. A decidere fu una donna, una delle centinaia di migliaia di madri rimaste orfane del proprio figlio deceduto per la Patria: Maria Bergamas di Trieste, il cui figlio Antonio aveva disertato dall’esercito austriaco per arruolarsi nelle file italiane, ed era caduto in combattimento senza che il suo corpo potesse essere identificato.

Nella basilica di Aquileia la donna si accasciò dinanzi a una bara invocando il nome del figlio. Fu una scena straziante. Quella fu la bara prescelta e deposta in un carro ferroviario appositamente disegnato. Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma a velocità moderatissima in modo che presso ciascuna stazione la popolazione ebbe modo di onorare il caduto simbolo. Ad ogni fermata il convoglio ferroviario fece una sosta, tra gli applausi degli italiani che, lì radunati, si inginocchiavano e pregavano per omaggiare l’eroe simbolo.

Giunti a Roma, c’erano ad attendere la salma del Milite tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con il Re, Vittorio Emanuele III, in testa.

Il 4 novembre 1921 il Milite Ignoto venne tumulato nel sacello posto sull’Altare della Patria sotto la Dea Roma e gli fu concessa la medaglia d’oro.

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