scritto da Redazione Ulisseonline - 27 Luglio 2026 17:09

Cava de’ Tirreni, Vetranto: dove i sentieri conducevano al silenzio

Un viaggio tra storia, spiritualità e memoria collettiva: dai villaggi scomparsi ai luoghi eremitici che hanno modellato la coscienza della comunità cavese. I sentieri di Vetranto non parlano solo del passato: interrogano il presente e ciò che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di no

Ci sono luoghi che non raccontano la loro storia con grandi monumenti, ma con il silenzio delle pietre, dei sentieri e dei boschi.

Vetranto è uno di questi.

Le ricerche condotte negli ultimi mesi stanno restituendo l’immagine di una comunità antichissima. La chiesa di Santa Maria della Purificazione è documentata già nel 961 e, secondo la tradizione legata all’abate Pascasio, le sue origini potrebbero risalire addirittura alla metà del VI secolo.
Non era una chiesa isolata. Attorno ad essa viveva un piccolo villaggio, attraversato da antichi percorsi che collegavano il Canalone, la Badia di Cava, Salerno e la costa. Erano strade percorse da contadini, pellegrini, monaci, mercanti e viandanti.

Con il passare dei secoli quella rete di sentieri vide nascere una straordinaria esperienza spirituale.
Prima gli eremiti, poi le piccole celle, quindi i cenobi e infine la grande Badia della Santissima Trinità. Il monastero di Sant’Elia, il convento di San Nicola del Carbonaro e gli altri luoghi di preghiera non sorsero per caso: erano il frutto di una ricerca interiore che trovava nella solitudine della montagna il luogo ideale per il silenzio e la contemplazione.

Quelle montagne non erano soltanto rocce.
Erano una scuola di vita.
Per secoli uomini e donne salirono fin lassù per cercare qualcosa che oggi sembra quasi scomparso: il tempo per riflettere, pregare, ascoltare la propria coscienza e mettersi al servizio della comunità.

La storia, però, non è mai fatta soltanto di luci. Anche la Chiesa ha conosciuto errori, contraddizioni e pagine dolorose. Sarebbe sbagliato dimenticarle. Ma sarebbe altrettanto ingiusto dimenticare ciò che ha rappresentato per secoli: un punto di riferimento per l’educazione, l’assistenza ai poveri, l’accoglienza dei pellegrini e la costruzione del senso di comunità.
Oggi molte di quelle funzioni si sono affievolite. Non è un fenomeno che riguarda soltanto la Chiesa. Riguarda un’intera società che corre sempre più veloce, ma che spesso fatica a fermarsi per domandarsi dove stia andando.
Forse è proprio questo il significato più profondo della ricerca su Vetranto.

Non si tratta soltanto di ricostruire antichi sentieri o di individuare i ruderi di un convento dimenticato.
Si tratta di comprendere che cosa quegli uomini cercavano e di domandarci se, in fondo, non stiamo ancora cercando la stessa cosa.

Le religioni del mondo hanno seguito strade diverse, ma quasi tutte hanno posto al centro una domanda comune: come elevare l’uomo oltre l’egoismo, la paura e la sola dimensione materiale dell’esistenza?
Forse oggi abbiamo più conoscenze, più tecnologia e maggior benessere di chi ci ha preceduto.
Ma siamo davvero cresciuti come coscienza collettiva?

Questa ricerca non vuole riportarci indietro nel tempo.
Vuole ricordarci che una comunità non vive soltanto di strade, edifici e sviluppo economico.
Vive anche di memoria, di solidarietà, di rispetto reciproco e della capacità di interrogarsi sul significato della propria esistenza.

I sentieri di Vetranto non conducono soltanto alla Badia o a Sant’Elia.
Conducono a una domanda che ogni generazione dovrebbe avere il coraggio di porsi:
che cosa stiamo costruendo per chi verrà dopo di noi?
E forse la risposta non si trova soltanto nei libri di storia, ma nella coscienza di ciascuno di noi. Se questa ricerca riuscirà a far nascere anche una sola domanda nel cuore di chi la leggerà, allora avrà già raggiunto il suo scopo.

Ricordare non è voltarsi indietro. È scegliere la direzione del cammino.

Umberto Gaballo

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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