scritto da Angela Senatore - 04 Giugno 2026 18:59

Premio Strega 2026: la sestina raccontata dal vivo

Ieri sera, mentre in buona parte della Campania pioveva a dirotto e improvvisamente si era abbassata la temperatura, sul Teatro Romano faceva da ombrello un cielo dipinto di blu

Benevento è una città in cui succedono cose magiche, da quando la frequento ne sono sempre più convinta.

Ieri sera, mentre in buona parte della Campania pioveva a dirotto e improvvisamente si era abbassata la temperatura, sul Teatro Romano faceva da ombrello un cielo dipinto di blu, la pietra calcarea veniva riscaldata da un sole carezzevole e, intanto, in attesa dell’inizio della serata dedicata all’annuncio della cinquina finalista del Premio Strega, il pubblico iniziava ad arrivare piano, festoso, vociante ma non chiassoso.

La serata è un evento per la città, si avverte nei discorsi, nei sorrisi, nell’impazienza delle persone. L’attesa però non riguarda solo la città, l’evento è trasmesso dai RaiCultura in diretta e molte persone arrivano anche dal resto della Campania e della penisola. Come ben ricordato dal sindaco, Clemente Mastella, “è una città che seduce: il primo sorso affascina, il secondo strega”.

La prima persona che incontro, nel dietro le quinte, è infatti un siciliano, Antonio Panzica, noto come ShowMed, medico e attore, ma anche inaspettatamente lettore fortissimo. È lui il primo a cui chiedo della sua ipotetica cinquina. Ha le idee abbastanza chiare e, scoprirò poi, ci prende anche abbastanza. A ruota pongo la stessa domanda al patron della serata, il direttore Stefano Coletta, anche lui, generosamente, mi svela la sua cinquina. Misteriosi invece il sindaco Clemente Mastella e il Presidente e Amministratore delegato di Strega Alberti spa, l’ingegnere Giuseppe D’Avino. Entrambi non vogliono rispondere ma il Presidente D’Avino mi sembra divertito dalla domanda e sospetto stia quasi per farmi la rivelazione.

In generale, nel dietro le quinte si respira un’aria concitata ma lieta e lieve. Gli scrittori e le scrittrici parlano tra loro e non mi sembra il caso di disturbarli, in fondo, per quanto all’apparenza rilassati, immagino che ci sia un po’ di sana agitazione. La cinquina è decretata infatti in base al voto di 800 elettori, tra singoli e collettivi, un numero imponente di lettori che si esprimono sui favoriti.

Quando inizia la serata esco a godermi lo spettacolo dal vivo, tra il pubblico sugli spalti.

Si tratta di una edizione speciale: 80 anni di Premio Strega come 80 anni della nostra Repubblica, festeggiata proprio il giorno prima. Mi fa effetto immaginare questi intellettuali italiani che all’indomani del secondo conflitto mondiale decidono di ripartire da un Premio.

Mi fa effetto che l’idea prenda vita e si realizzi a partire da una donna, Maria Bellonci, che poi al Premio consacrerà la sua esistenza, al punto, forse, da non riuscire a scrivere quanto avrebbe immaginato e desiderato. E mi fa effetto infine il coraggio di Guido Alberti che, malgrado le condizioni devastanti in cui si trova l’azienda nell’immediato dopoguerra, convince i cugini azionisti a finanziare il Premio. Ieri questo coraggio l’ha ricordato sul palco l’ingegnere D’Avino e mi è sembrato un richiamo alle caratteristiche che un imprenditore, la capacità di ponderare il rischio e al tempo stesso avere visione del futuro nonché la consapevolezza, forse, che l’economia non è slegata dalla cultura ma da questa attinge per nuove idee, nuove visioni e a questa deve restituire in termini di sostegno finanziario per creare un circolo virtuoso di valore.

Negli anni il Premio Strega, con i suoi vincitori ma anche con i libri non vincitori che hanno partecipato, ha raccontato l’Italia, la sua società, la sua cultura, la rinascita e le sfide, la famiglia, le spaccature, i traumi. È stato ed è specchio del nostro tempo. Ha registrato, a volte previsto, i cambiamenti, le evoluzioni, anche linguistiche. Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega è la mostra curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, ideata e realizzata da Fondazione Bellonci e Strega, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, realizzata in collaborazione con BPER Banca, Persol e Camera Nazionale della Moda Italiana.

Come riportato dalla Presidente del Comitato direttivo, Melania G. Mazzucco, sollecitata dal conduttore Coletta,  quest’anno la selezione è avvenuta tra ben 89 titoli, dato che rende molto ampia la finestra su ciò che si scrive in Italia di anno in anno “Quest’anno ci ha colpito il fatto che ci sia stato un ritorno del romanzo romanzo, romanzo di invenzione, di ambientazione storica, romanzo che gioca con la letteratura, romanzo combinatorio e questo anche nella selezione dei dodici è abbastanza evidente. Forse il segnale più interessante è proprio questo: la fiducia nell’idea che la narrativa comprenda tanti generi diversi. Ogni anno cerchiamo soprattutto di dare un panorama completo di questo. Quindi tra i dodici titoli ci sono delle autofinzioni, delle narrazioni di sé, ci sono storie di famiglia, storie di padri, storie immaginarie, che ripercorrono la storia d’Italia, la storia dell’antica Grecia. Quest’anno siamo stati molto contenti della buona qualità di tutti i titoli che erano stati presentati, decisamente una annata buona, quindi selezione difficile.”.

Molto bello l’applauso allora agli esclusi dalla dozzina, promosso da Stefano Coletta e accolto generosamente dal pubblico. Penso anche io che l’esclusione da una selezione non renda un libro meno pregevole, degno di essere letto e soprattutto capace di indurre riflessioni, smuovere emozioni.

Sul palco, rapidamente, considerati i tempi, sono poi passati i dodici scrittori e scrittrici in gruppi di quattro.

A votare per i libri da portare in cinquina sono stati 667, tra singoli e collettivi, degli 800 aventi diritto. Alla giuria degli Amici della domenica (dal nome dello storico gruppo che si riuniva presso l’abitazione dei coniugi Bellonci), si aggiungono infatti 245 votanti dall’estero, selezionati da 35 istituti italiani di cultura nel mondo, 65 voti di lettori forti scelti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria e 30 voti collettivi provenienti da circoli di lettura. La novità di quest’anno, raccontata da Stefano Petrocchi, è la creazione di una giuria di studenti e docenti di 8 università tedesche, ciascuna in un Lander diverso. L’autore più votato da questa giuria di 70 membri darà vita ad un Premio Strega Deutschland e l’autore più votato sarà premiato in autunno presso l’Ambasciata Italiana di Berlino, sostenendo gli studi di italianistica. Petrocchi si augura che questa iniziativa sia capofila di una esperienza ripetibile in altri Paesi.

Come ha detto Melania G. Mazzucco, anche io penso che quest’anno tutti i romanzi fossero molto interessanti, scegliere non deve essere stato semplice.

Alla fine, destino ha voluto che non sia cinquina ma sestina così composta:

  1. Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi) 280 voti
  2. Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), 242 voti
  3. Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani), 195 voti
  4. Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori), 184 voti
  5. Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi) 170 voti
  6. Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma), 163 voti

L’art. 7 del regolamento prevede infatti che “Se nella graduatoria dei primi cinque non è compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio – piccolo(così definito secondo la classificazione delle associazioni di categoria e le conseguenti valutazioni del Comitato direttivo), accede alla seconda votazione quello con il punteggio maggiore, dando luogo a una finale a sei candidati”

Il libro di Michele Mari, già vincitore del Premio Strega Giovani, mi ha ispirato sin dalla sua uscita per l’idea che ne è alla base, quella di un patto all’indomani della fine del liceo tra compagni di classe, non spoilero nulla ma se la trama mi aveva incuriosito, lo humour nero di Mari mi ha conquistato. Incredibile per me il fatto che l’abbia scritto in meno di un mese.

Grande gioia anche per Matteo Nucci. Vedere un libro su Platone in finale al Premio Strega è una gioia di per sé. Platone è eterno, come ben sintetizza Matteo Nucci. Non c’è altro da aggiungere.

Anche La sonnambula è un libro super letto e sul quale ho sentito solo recensioni positive parlando in giro con lettori e lettrici “comuni”, non elettori per intenderci, il pubblico al quale attingo io, popolare direi, ma che sicuramente mi restituisce uno spaccato veritiero della realtà.

Con Donnaregina, Teresa Ciabatti si guadagna decisamente la cinquina. Io e, mi sa anche Stefano Coletta considerata la presentazione che le ha fatto, l’avremmo forse immaginata anche più su in classifica ma l’importante è che ci sia. Nominata già nel 2021 con Sembrava bellezza, altro romanzo molto interessante che scava nella gioventù della Roma bene, arriva in cinquina stavolta con un libro, proposto da Roberto Saviano, sull’incontro tra una giornalista che non si è mai occupata di criminalità, una donna “qualunque”, che potrebbe essere lei ma non è lei, come specifica più volte, e un ex boss della camorra Giuseppe Misso.

Alcide Pierantozzi con Lo sbilico, anche qui parliamo di un libro straletto e sul quale ho generalmente sentito commenti positivi, salvo qualche eccezione turbata dal racconto della malattia, lo sbilico appunto.

Infine Vedove di Camus è il romanzo che indaga la, o forse le, personalità di Camus a partire dai rapporti con le quattro donne di cui era amante e marito al momento della sua tragica morte. Camus ha mantenuto una “polifonia amorosa che non ammetteva competizione” ha definito splendidamente Coletta e l’autrice puntualizza che intendeva illuminare Camus da punti di vista diversi, restituendo un ritratto mobile, volendo restituire al lettore la complessità dell’uomo.

Non passano invece la selezione: La rosa inversa di Maria Attanasio (Sellerio), Storia di una amicizia di Ermanno Cavazzoni (Quodlibet), Lina e il sasso di Mauro Covacich (La nave di Teseo), L’invenzione del colore di Christian Raimo (La nave di Teseo), Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda (Einaudi) e Occhi di bambina di Marco Vichi (Guanda).

Appuntamento l’8 luglio a Roma in Piazza del Campidoglio per la finalissima che sarà trasmessa su Raitre e presentata da Pino Strabioli e Gloria Campaner. Intanto, la cinquina farà tappa a Salerno in occasione del Salerno Letteratura Festival il 17 giugno presso l’Atrio del Duomo, con la conduzione di Francesca Salemme.

Giornalista pubblicista, collabora con Ulisse online dal 2021 occupandosi principalmente della pagina culturale e di critica letteraria. È stata curatrice della rassegna letteraria Caffè letterari metelliani organizzata da Ulisse online e IIS Della Corte Vanvitelli e ha collaborato con Telespazio in occasione del Premio Com&te. È da maggio 2023 responsabile della Comunicazione di Fabi Salerno. Abilitata all’esercizio della professione forense, lavora in una delle principali banche italiane con specializzazione nel settore del credito fondiario.

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