Giro d’Italia 2019, il Sud è escluso

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Partirà sabato 11 maggio, da Bologna, e si concluderà il 2 giugno a Verona la 102ª  edizione del Giro d’Italia. La gara ciclistica più famosa e prestigiosa del Belpaese sarà contrassegnata da 21 tappe, per 3.518,5 km totali.

Ma più che d’Italia, forse sarebbe corretto parlare di Giro del Centro-Nord. Sì, perché a parte l’arrivo di una tappa a San Giovanni Rotondo, città che conserva le spoglie mortali di San Pio da Pietrelcina, il resto del Mezzogiorno è stato completamente snobbato. La corsa rosa, organizzata da Rcs Sport-La Gazzetta dello Sport, presentata a Milano nella giornata di mercoledì, non prevede il Sud nel percorso stabilito. A parte la sortita foggiana in Puglia, sono del tutto escluse tutte le altre regioni del Mezzogiorno, Campania compresa.

I giornali nazionali hanno parlato di  un Giro “italiano”, con un solo sconfinamento a San Marino e omaggi ai simboli del Paese. Si parte con il prologo di Bologna, prima della “tappa Bartali” di Fucecchio, luogo di nascita di Montanelli 110 anni fa. La partenza da Vinci ricorderà Leonardo, quella da Cassino il 75° anniversario della vittoria degli alleati. L’Aquila accoglierà la carovana dei corridori 10 anni dopo il terremoto, Pesaro ricorderà le opere di Rossini, a Novi Ligure si celebrerà Coppi, con una rivisitazione moderna della mitica Cuneo-Pinerolo.

Ma come si può considerare d’Italia un Giro che ne esclude una parte fondamentale del territorio?

La Campania è stata negli anni punto di mete e partenze. Come non ricordare il Giro d’Italia 1984, il Giro di Moser,  che vide svolgersi la 9ª Tappa Agropoli – Cava de’ Tirreni e il Gran Premio della Montagna attraverso i tornanti del Valico di Chiunzi. Oppure l’edizione 1997 in cui il Pirata Marco Pantani fu costretto al ritiro dopo una brutta caduta nella tappa di Cava. Un gatto grigio gli tagliò la strada nella discesa da Chiunzi a Maiori e Marco si ritrovò in un letto dell’ospedale della cittadina metelliana. Si rifece l’anno successivo, durante la sesta tappa del Giro ’98, da Maddaloni a Lago Laceno. Dalla salita di Laceno il 22 maggio Marco Pantani, lanciò il primo di una lunga serie di attacchi che lo portarono a vincere nello stesso anno il Giro e il Tour. E ancora, il traguardo volante “Gino Palumbo”, grande caposcuola del giornalismo, direttore de La Gazzetta dello Sport, amico fraterno di Fausto Coppi, che aveva il Giro d’Italia nel cuore, nell’ambito della terz’ultima tappa del Giro d’Italia 2009.

Ma di episodi da raccontare, che hanno fatto la storia del Giro d’Italia nelle nostre belle terre della Magna Grecia, ce ne sarebbero tantissimi. Ci limitiamo a ricordare, in ordine cronologico il bellissimo arrivo di quest’anno, dello scorso 12 maggio in cima alla salita che porta al Santuario di Montevergine durante l’8 ª tappa, dopo la partenza da Praia a Mare.

Pensare che Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna saranno completamente escluse è, francamente, inaccettabile e fa male non solo al cuore di noi che viviamo in questa parte d’Italia, ma anche, e soprattutto, dei tanti appassionati di ciclismo che da sempre seguono la seconda corsa a tappe più prestigiosa a livello mondiale dopo il Tour de France.

Il Giro di Girardengo e Brunero, di Coppi e Bartali, di Moser, Pantani, Cipollini e tanti altri, il Giro numero 102 ha abbandonato il Sud Italia.

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