PILLOLE DI STORIA NOCERINA L’incidente ferroviario e i bombardamenti a Nocera

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Riprendiamo la pubblicazione delle pillole di storia nocerina, dal volume di Angelo Verrillo “Fatti e date della città di Nocera”, edito  dalla Biblioteca Comunale con il patrocinio del Comune.

L’ultima pubblicazione è avvenuta in data 3 di questo mese, dopo di che c’è stata una importante gratificazione da parte del prof. Luigi Torino, erede della famiglia che all’epoca aveva una industria conserviera, il quale ha inviato al giornale una lettera, pubblicata in data 13 febbraio, che dà il suo contributo e dimostra quanto sia apprezzata quest’opera.

Oggi pubblichiamo un ulteriore capitolo che riguarda il tormentato periodo 1942-43 durante il quale, a parte gli eventi bellici che funestarono la città e il circondario, che furono bersagliati dai bombardamenti da parte delle Forze armate alleate attestate con le navi nella insenatura di Maiori e con i cannoni sul valico di Chiunzi, si verificò anche un grave incidente ferroviario proprio nei pressi della stazione ferroviaria nocerina, dove un convoglio militare si scontrò con un treno merci.

Ecco qui di seguito la ricostruzione fatta dall’autore.

“”Fino al 27 novembre 1942, nella nostra città la guerra era sembrata lontana e poche erano state le vittime, quasi tutte sui campi di battaglia, anche all’estero.

Quel giorno, invece, la morte arrivò in città ed i nocerini la videro, a qualche centinaio di metri dalla stazione ferroviaria. Era accaduto che un convoglio militare si era scontrato con un treno merci, causando la morte di 28 giovani reclute.

Quella tragedia, già raccontata da Marco Mattiello nel 2017, rimase però nascosta per molti anni a livello nazionale. Il fascismo, che controllava minuziosamente le informazioni ed operava una ferrea censura, impedì che la notizia si diffondesse nel resto d’Italia.

A conferma di tale circostanza, Nicola Tranfaglia, nel libro “La stampa di Regime”, a pag. 190, pubblicò anche una copia della “velina” diffusa quel giorno dal Ministero della Propaganda: “Non occuparsi dell’incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Nocera (27 nov. 1942).

Purtroppo, l’anno dopo una tragedia ben più grande si abbatté sulla nostra comunità.

Settembre 1943 – i bombardamenti provocano la morte di 325 civili

Dopo lo sbarco di Salerno, nella notte tra l’otto e il nove settembre del 1943, gli Alleati furono contrastati nella loro avanzata verso Napoli da una strenua contrapposizione delle truppe tedesche. L’avvicinamento alle città dell’Agro divenne lentissimo e durò 15 giorni, dal 13 al 28 settembre. Tuttavia, pur non potendo penetrare verso l’interno per non allontanarsi dalla costa, l’esercito anglo americano riuscì ad avanzare verso nord sbarcando a Maiori, risalendo i monti Lattari ed attestandosi sulla sella di Chiunzi.

Nella notte del 13 settembre il comandante del presidio militare italiano di Nocera Inferiore, rimasto isolato, sciolse i suoi reparti e la Città cadde interamente nelle mani dei tedeschi. Fu proprio quella notte che cominciarono i bombardamenti e che la nostra città divenne bersaglio di bombe lanciate dal cielo e dalla montagna.

Per cercare riparo, i nocerini scelsero diverse strade: alcuni andarono verso le campagne, altri scesero con le famiglie nelle numerose cave e cantine di tufo, altri ancora trovarono rifugio nei conventi. Purtroppo, nessuna di queste vie di fuga riuscì ad evitare che ogni incursione causasse decine di vittime. Il frate generale del convento di San Francesco, padre Pozzuoli, tenne un diario di quei giorni da cui emergerà in seguito una realtà di lutti, sconforto, dolore e stenti indicibili.

In quei giorni capitava anche che un carretto lasciato in un cortile di Cicalesi, erroneamente individuato come una postazione di mitragliere, causasse la morte di alcuni contadini. Oppure che alla Rendola venisse colpita persino un’ambulanza della Croce Rossa o, ancora, che da un deposito del convento venissero estratti tre vittime.

Il 15 settembre anche il convento di S. Andrea venne danneggiato dalle cannonate sparate da Montalbino, costringendo le famiglie che vi avevano trovato accoglienza a scappare verso il rifugio di Piedimonte. I lutti e le rovine non risparmiarono nessuno dei rioni della Città e per due settimane, il crudo bollettino quotidiano snocciolava il luogo delle tragedie: 7 morti tra Chivoli e Villanova, altri 7 al Vescovado, altri 4 a Liporta, altri ancora a Via Solimena e poi a S. Chiara e al Corso.

Tuttavia, la zona che pagò il prezzo più alto, per numero di vittime, fu quella tra Rendola e Piatraccetta. Solo in quei luoghi si ritiene che persero la vita un centinaio di uomini, donne e bambini, anche se appare difficile calcolarne il numero esatto.

Solo all’alba del 28 febbraio, quando da Camerelle cominciarono a spuntare le Jeep e gli altri automezzi dei soldati americani, si capì che la tragedia era finita e si diede inizio alla conta dei morti, che raggiunse la cifra di 325.

Mi corre l’obbligo di aggiungere che, poiché le bombe (come la storia) non riconoscono i confini decisi dagli uomini, anche l’altra parte di Nocera subì notevoli danni, oltre alla morte di quasi 200 nostri fratelli separati.

Anche se non si può riscrivere la storia, ripensando ad un’altra circostanza, non posso evitarmi di ritenere che l’intera vicenda poteva, anzi doveva avere un altro corso. Infatti, il colonnello Armando Corazza, prima di sciogliere i reparti del presidio militare, aveva anche fatto sapere al comando anglo-americano di essere disponibile a prendere il controllo della Città, se solo gli avessero garantito l’appoggio indispensabile.

Concludo questo triste racconto, ricordando il nome di un altro benefattore della nostra Città. Come ho già ricordato in passato, durante quelle drammatiche giornate molti feriti vennero trasportati e curati presso l’Ospedale Militare di Nocera. Il Capitano Medico Mario Sarro, nato ad Oliveto Citra nel 1910, aiuto chirurgo, fu instancabile nel prendersi cura di moltissimi feriti, riuscendo a salvare molti di loro dalla morte.

Per il suo straordinario impegno, gli venne conferita la Croce di guerra al Valor militare “per l’alto senso di pietà ed il nobile attaccamento al proprio dovere”. (9 – continua)

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