scritto da Redazione Ulisseonline - 23 Giugno 2026 07:05

MUSICA Roberto Vecchioni, Parola: un manifesto poetico sul valore del linguaggio

La canzone non è soltanto un omaggio al linguaggio, ma una vera e propria dichiarazione poetica e civile

Con Parola, brano contenuto nell’album L’Infinito pubblicato nel 2018, Roberto Vecchioni realizza una delle riflessioni più profonde e mature della sua produzione recente. La canzone non è soltanto un omaggio al linguaggio, ma una vera e propria dichiarazione poetica e civile: un’indagine sul significato delle parole, sulla loro capacità di generare senso e sulla loro progressiva svalutazione nella società contemporanea.

Fin dai primi versi, il cantautore costruisce un rapporto intimo e quasi fisico con la parola, rappresentata non come un semplice strumento di comunicazione, ma come un’entità viva, una compagna di viaggio inseparabile. Attraverso un articolato sistema di metafore, Vecchioni conferisce al linguaggio una dimensione umana e corporea, trasformandolo in una presenza che accompagna l’individuo lungo tutta la sua esistenza.

È proprio questa antropomorfizzazione a costituire uno degli aspetti più affascinanti del brano. La parola assume i tratti di una creatura fragile e preziosa: è il figlio custodito nell’utero, la foglia sospinta dal vento, il filo che attraversa l’ago. Immagini diverse tra loro, ma accomunate dall’idea di una forza vitale indispensabile e, allo stesso tempo, vulnerabile. Il linguaggio appare così come il fondamento stesso dell’esperienza umana, ciò che consente di nominare il mondo e di riconoscersi in esso.

Particolarmente significativa è la citazione della «finta di Messi», una delle immagini più originali dell’intero testo. Il riferimento sportivo si trasforma in una metafora dell’atto creativo: come il grande campione argentino inventa traiettorie imprevedibili sul campo, così il poeta cerca forme nuove per esprimere la realtà. La bellezza del gesto, suggerisce Vecchioni, possiede un valore autonomo, indipendente dall’esito finale. La ricerca della parola giusta diventa quindi un atto di libertà e di invenzione, un esercizio stilistico che coincide con la ricerca della verità.

Tuttavia, Parola non si limita alla celebrazione del linguaggio. Nel suo sviluppo emerge progressivamente una dimensione più malinconica e inquieta. La domanda conclusiva – «chi t’ha ferita a morte?» – trasforma infatti la canzone in una denuncia culturale. Vecchioni osserva una realtà in cui le parole sembrano aver perso parte del loro peso specifico, schiacciate dalla velocità della comunicazione, dalla superficialità del dibattito pubblico e dall’abuso di slogan, formule vuote e linguaggi manipolatori.

La ferita evocata dal cantautore non riguarda soltanto la lingua italiana, ma il rapporto stesso tra gli individui e il significato delle cose. Quando i termini vengono impoveriti o svuotati del loro valore, diventa più difficile comprendere il mondo e comunicare autenticamente. In questo senso, il brano assume una forte valenza etica: ogni parola pronunciata o scritta comporta una responsabilità, poiché contribuisce a costruire o a deformare la realtà che condividiamo.

Anche l’arrangiamento contribuisce in modo decisivo alla riuscita dell’opera. La progressione musicale accompagna il percorso emotivo del testo con discrezione ed efficacia, sostenendo il crescendo riflessivo senza mai sovrastarlo. La voce di Vecchioni conserva la fragilità e l’autorevolezza di chi non impartisce lezioni, ma condivide dubbi, paure e convinzioni maturate nel tempo.

In un panorama culturale spesso dominato dall’immediatezza e dalla semplificazione, Parola rappresenta un’opera controcorrente. È una canzone che invita all’ascolto attento, alla riflessione e alla riscoperta del linguaggio come strumento di conoscenza e di libertà. Più che una semplice composizione musicale, appare come un manifesto poetico che riafferma il valore del dire in un’epoca che troppo spesso tende a dimenticarlo.

Per lucidità espressiva, profondità tematica e forza evocativa, Parola si colloca tra le prove più significative della produzione recente di Roberto Vecchioni. Un brano che non si limita a essere ascoltato, ma chiede di essere meditato, ricordandoci che le parole non sono soltanto ciò con cui raccontiamo il mondo: sono, in larga misura, ciò che ci permette di esistere al suo interno.

Francesco Angrisani

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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