LIBRI & LIBRI Non c’è bisogno di perfezione per vivere sereni: La spinta di Ashley Audrain

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La spinta di Ashley Audrain (edizione Rizzoli gennaio 2021), l’autrice è alla sua prima opera, un thriller psicologico in cui la protagonista racconta se stessa e gli eventi della sua vita e della giovane famiglia che ha costruito con suo marito Fox.

In questo romanzo la scrittura è certamente l’aspetto che colpisce di più. Una scrittura “leggera “nel senso inteso da Calvino: asciutta, essenziale e chiara. La prima sensazione è, che nessuna parola è di troppo ma penetra come una lama affilata con cura e capacità. Vuole uccidere. Pagina dopo pagina fa a pezzi il mito della maternità e tutte le nostre visioni romantiche del rapporto tra una madre e una figlia.

È una lama tagliente, come quella con la quale, in un momento di rabbia e gelosia, la figlia tagliuzza i vestiti più belli della madre. A essere fatta a pezzi è l’idea che la maternità scopre sempre la parte migliore di noi. Invece no, la nascita della figlia scopre subito le debolezze del rapporto con il marito. L’uomo, nonostante l’amore per la moglie,è assorbito dall’affetto per la figlia in modo esclusivo e qualsiasi problema emerga nella gestione della vita quotidiana per crescerla, lo fa risalire all’incapacità della sua donna di essere una buona madre.

Quello che colpisce è la capacità di entrare e coinvolgerci negli stati d’animo, nelle paure e nel dolore. La capacità di tenerci legati a una narrativa sospesa, che svela lentamente un sospetto terribile e una follia latente.

Ci lega per 344 pagine con una storia completamente interiore, che poteva essere noiosissima, invece si fa leggere fino alla fine, tutto di un fiato.Se proprio vogliamo collocare questo romanzo in un genere, lo definirei thriller psicologico, anche se,a mio parere,non è solo quello. È una storia che avrà, quasi certamente, un grande successo come film, di cui sono stati venduti i diritti d’autore ai produttori di Cera una volta a… Hollywood.

Filo conduttore del romanzo è dunque l’esperienza di maternità della protagonista e la relazione di coppia. I protagonisti non hanno quasi nome, sono un cumulo di visioni, emozioni e sentimenti, che l’io narrante, la moglie Blythe aspirante scrittrice, srotola con sapienza davanti ai nostri occhi sbalorditi. “Sento il peso delle mie parole. È per questo che sono qui. Per darti la mia versione della storia”. (LA SPINTA Ashley Audrain – edizione Rizzoli gennaio 2021- p. 14)

Quando avrebbe potuto cambiare questa storia se,queste parole, invece di essere scritte fossero state dette? Lo scopriamo a pagina 388 proprio quando lui svela uno degli indizi più importanti del malessere che manifesta la loro figlia. Lui lo racconta ridendo, mentre lei lo guarda sconvolta non riuscendo a condividere la sua ilarità. Lui continua a giustificare, cancellare e negare, continua ad attribuire ogni problema all’incapacità di Blythe di essere una buona madre, ma lei sa che i figli possono soffrire per colpa di relazioni sbagliate ed essere rifiutati, come lo è stata lei che conosce l’abbandono della madre.

Questa esperienza non riesce a essere terreno fertile per la coppia ma fonte di pregiudizi. Per poterlo far essere concime mentale c’è bisogno di stima reciproca e di conseguenza rispetto e riconoscimento della diversità. La stima da valore a tutto quello che il partner è, abbraccia ogni parola che l’altro pronuncia, anche se non le condivide, si oppone ma non cessa di avervi valore. Il rispetto da spazio all’altro ed è il presupposto per vivere insieme, ci permette di fidarci, cercarci come nutrimento dell’anima.

Questo romanzo ci dice, naturalmente, che non basta sposarsi o vivere nella stessa casa, ci dice che rispetto e stima sono conquiste lente e coraggiose, ci dice che il risultato dipende da tante verità che fanno paura, dipende dal rischio che vogliamo correre di perdere e poi riconquistare più profondamente la persona amata.Questa coppia non è capace di correre questo rischio, non riesce né a dirsi né a dirsi quello che provano, quello che temono, fingono una perfezione che li porta dritti, dritti nel baratro.

Se c’è una morale in questo romanzo, come nelle favole. Essa ci dice che non c’è bisogno di perfezione per vivere sereni con l’essere umano che abbiamo scelto, anzi, la vera “casa”, intesa anche come madre, che ci accoglie, è sempre diversa, quindi imperfetta, piena di complessità nel bene e nel male. Una maternità come quello di Blythe, è carne lacerata dal silenzio, che trasforma quell’esperienza in un incubo.  “Mi tremano le braccia all’idea. Tutti pensieri che non mi lasciavo mai sfuggire di bocca. Pensieri che le mamme non pensano” (cit. p.242).

Ashley Audrain vive a Toronto. Ha lavorato a lungo come capo ufficio stampa di Penguin Books Canada. La spinta, il suo primo romanzo, ha conquistato gli editori di tutto il mondo: è in corso di traduzione in 34 paesi e i diritti televisivi sono stati acquisiti dai produttori di C’era una volta a… Hollywood.

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