LIBRI & LIBRI Imbavagliate quella musica!

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L’editore milanese Mimesis sforna due libri sulla musica e l’improvvisazione jazzistica, che affrontano argomenti di interesse sia per il neofita sia per l’esperto.

Il primo si tratta di una ristampa di un libro del 2003 del docente e critico Luca Cerchiari,  provetto esperto di jazz già autore di numerosi saggi sull’universo afroamericano, dal titolo Jazz e fascismo. Dalla nascita della radio a Gorni Kramer (pp.179, euro 15,00), e per quanto sia ancora un libro sul connubio jazz e fascismo, questa volta ciò che lo rende forse più intrigante e interessante degli altri in commercio è la documentazione di casa Gorni e l’apporto di notizie da parte di Virgilio Savona del Quartetto Cetra, nonché la testimonianza del compianto Romano Mussolini.

Un testo scritto con sapiente piglio storico, ricco di citazioni e fatti italiani non sempre venuti alla luce e che fanno riferimento ad un periodo in cui la musica jazz ha vissuto il suo momento più oscuro nel Bel Paese. È risaputa la tolleranza del regime mussoliniano, indubbiamente a tratti palpabile, tuttavia non sono mancate palesi censure e -più in generale-  un vero e proprio ostracismo ideologico che si è strutturato sin dall’inizio del potere, e ciò attraverso l’abbandono di un certo linguaggio criptico-rivoluzionario della prima ora e l’adesione ad un conformismo figlio dell’alleanza con il clero cattolico, come riporta l’autore nel saggio. Diversi saggisti si sono cimentati a raccontare le vicissitudini e il disagio che la musica d’Oltreoceano ha vissuto nel Ventennio fascista: argomento così rilevante e per certi versi esplorato non ancora in via definitiva. Crediamo che sul rapporto del jazz con la mentalità dittatoriale di quel periodo c’è ancora tanto da scrivere, che rivelerebbe quanto realmente esso abbia inciso nella cultura popolare di quella società italiana.

L’altro libro affronta la tecnica di Pat Martino sotto un profilo squisitamente filosofico, e lo affronta Alberto Rezzi nel testo “Pat Martino. La forza creativa del jazz” (pp.124, euro 10,00). Lo sfortunato chitarrista italoamericano è stato quello che a oggi può essere considerato il jazzista a “più dimensioni”, l’assoluto riferimento di quella corrente stilistica di stampo spirituale. La creatività di Martino implica dei processi articolati: trovare nuove soluzioni, risolvere problemi o individuarne dove altri non ne vedono. Ci ha abituati a pensare a processi mentali di curiosità, esplorazione e desiderio. Se non ci fosse un desiderio ad avviare e sostenere una ricerca coraggiosa il fiume della motivazione non giungerebbe al mare: tutto sommato questa è la forza creativa del jazz. Un chitarrista come lui dovrà attingere al proprio sguardo creativo per ampliare le conoscenze o trasformarle in tecnologia, ma sarà assistito da un apparato matematico e sperimentale (la ripetibilità e verifica delle osservazioni).

Ma ciò a fronte di una meravigliosa attitudine alla sintesi dei vari elementi ritmici, armonici e melodici. Pat Martino -anche dopo il male che lo ha bloccato mentalmente- è riuscito a recuperare quel suo timbro molto definito, chiaro ma allo stesso tempo ampio e avvolgente.
Nelle sue improvvisazioni, oltre a una prodigiosa capacità di disegnare molte e superbe linee melodiche, ha dimostrato eccezionali doti di dinamica e abilità di stare sul tempo, nel senso che sa tanto swingare appresso alla scansione metronomica quanto astrarsene per imporre le sue invenzioni estemporanee scolpendo incisivi riff.

Rezzi, in questo suo libro, evidenzia che l’arte autentica (così come la filosofia), sono portate a fare luce sulle contraddizioni della realtà vigente, ponendosi come concreta alternativa ad un contesto di cecità sociale. È questa un’arte che nell’epoca del collettivismo repressivo ha la forza di resistere alla compatta maggioranza e che di conseguenza è davvero autonoma e priva di condizionamenti restrittivi in grado di vincolarla sui propri stessi contenuti. Naturalmente c’è stata una pletora di grandi chitarristi sia di colore sia bianchi che hanno fuso queste due grandi correnti stilistiche, fondando a loro volta altre tendenze e aprendo quindi nuovi scenari, tuttavia il chitarrismo di Martino ha inspiegabilmente del miracoloso

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