LIBRI & LIBRI Il Viaggio del Premio Letterario Badia

0
86
foto Gabriele Durante

La XII edizione del Premio Letterario Badia ha come tema il VIAGGIO, i libri selezionati sono: “Le tre del mattino” di Gianrico Carofiglio, ”Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” di Salvatore Basile e “L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là” di Claudio Pelizzeni.

La scelta di questi tre romanzi è di livello molto alto. Prima di parlarne vorrei aprire una parentesi sul concetto di VIAGGIO.

Il viaggio è un tema difficile, può sfociare facilmente nella ripetizione di cose già dette da tanti e tante volte. Eppure è un tema che resta meravigliosamente avvitato all’essere umano proprio perché metafora della sua esistenza: ogni vita umana è un viaggio unico e irripetibile. E quello che lo rende unico e irripetibile sono le pulsioni, perché agli esseri umani non è sufficiente soddisfare un bisogno, ma ciò che rende significativo l’andare da una parte all’altro è la direzione che spesso solo quell’essere vede. Colui che parte ha dentro l’energia che lo guida, le emozioni che lo spingono ad andare. E allora, se questo è il viaggio, chiediamoci anche che cos’è la follia. Non è forse seguire se stesso? Non è forse cercare se stesso, dimenticando i comportamenti prevalenti?

Questi tre romanzi raccontano la rottura provocata da un “viaggio in se stessi”, che non è soltanto lo spostamento da un luogo all’altro, ma è lasciare ciò che la maggioranza considera “normale”.

Il romanzo di Carofiglio, “ Le tre del mattino”, racconta la storia di un padre e un figlio, che nell’arco di due soli giorni affrontano nodi irrisolti del loro rapporto, che nel corso degli anni è stato tutt’altro che semplice. Antonio, il figlio ha dovuto confrontarsi con l’epilessia idiopatica e i genitori si sono separati. Il padre è un insegnante di matematica. Un giorno decidono di recarsi con Antonio a Marsiglia. La visita a cui Antonio viene sottoposto ha un esito positivo. Si arriva così al 1983: a tre anni dalla visita che ha cambiato in meglio la vita del ragazzo, il padre ed il figlio, con quest’ultimo ormai diciottenne, tornano a Marsiglia per quello che è il consulto decisivo. Antonio sembra essere guarito, ma deve sostenere un nuovo esame, ovvero la “prova da scatenamento”. Padre e figlio dovranno rimanere svegli entrambi per 48 ore consecutive.

Lascio il seguito al lettore, ma diciamo subito che siamo difronte a una qualità narrativa che Carofiglio ha raggiunto: scrittura asciutta, essenziale ma non banale. La lunga esperienza dell’autore c’è tutta. Ho letto altri romanzi molto belli, ma tutti risentono della precedenza che Carofiglio dà alla forma, spesso sacrificando le emozioni e la passione.

Il romanzo di Claudio Pelizzeni, “ L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là”, mi convince più di tutti, soprattutto nella prima parte che avvince per l’umanità e la passione. Diciamo subito che è uno scritto autobiografico, ma riesce facilmente a staccare la visione dall’individuale, allargando lo sguardo alle emozioni e al mondo che lo circonda e dove non ha paura di perdersi.

Claudio Pelizzeni non ha paura di cercarsi, di cercare la sua “voce”, le parole e i pensieri esplorando terre nuove, senza meta, lontane dalla sua cultura di provenienza, costruita pietra su pietra dai suoi avi. Eppure per ritornare bisogna perdersi, per credere nei principi bisogna riempirli di contenuti e comportamenti maturati nel nostro viaggio di ricerca, come fa Claudio, che decide di lasciare un impiego di responsabilità, uno stipendio fisso che gli consente di vivere da solo e di circondarsi di oggetti desiderabili, per seguire il suo sogno: fare il giro del mondo senza aerei: viaggia per tre anni. Il padre non lo ferma, ma lo accompagna con il suo amore.

Salvatore Basile, ” Lo strano viaggio di un oggetto smarrito”, racconta la storia di Michele, la cui vita è segnata da un evento che l’ha fermato a quell’istante, la sua vita ora scorre al ritmo di un treno che attraversa sempre le stesse stazioni e a sera lo riporta a casa. Finché una passeggera bizzarra infrange il suo silenzio, la sua rituale quotidianità smuove le sue emozioni. Eppure, quando sul treno Michele trova il suo diario di bambino, partito insieme alla madre ventitré anni prima, la bizzarra Elena diventa la spinta decisiva per uscire dal guscio e tentare il viaggio della vita alla ricerca della madre. Quel quaderno rosso, lo porta ad affrontare l’impensabile: lascia l’alloggio in stazione, sale su quel treno, dorme in un albergo, soffre ma si rialza. Scopre così sentimenti che non pensava di poter provare.

In alcuni passaggi, Salvatore Basile mi lascia perplessa, la scrittura risente eccessivamente della struttura ed esperienza di sceneggiatore, avrei preferito che seguisse di più la trasfigurazione delle emozioni di Michele, che resta un personaggio romantico e poetico.

I tre libri hanno un filo conduttore comune: la malattia e quindi la guarigione. Che cos’è la malattia se non la perdita di “linfa vitale”, passione? Il viaggio, in forma diversa, in questi tre romanzi cerca la guarigione, superare la paura di non arrivare mai in un porto sicuro, attraversare le emozioni che ci dominano: l’ansia, la solitudine, il dolore, perché gli esseri umani sono tutto questo, nient’altro, nessun oggetto, per quanto di valore (economico), può avere significato se non all’interno del nostro viaggio di senso ed emozioni.

L’istinto è un comportamento fisso, “animale”, non ha una libertà di scelta. Gli animali viaggiano su strade sicure, gli uomini sono accompagnati dal dubbio, dall’indeterminatezza. È questo il dono che Dio ci ha fatto: mai saremo sicuri di essere sulla strada giusta, ma possiamo scegliere in quale direzione andare.

Articolo precedenteL’impatto della giornata
Articolo successivoFao, anche in Italia ci sono 2 milioni e 700 mila affamati
Rosa Montoro è nata a Sarno e vive a Cava de’ Tirreni, laureata in Sociologia lavora in un ente pubblico, è sposata e ha due figlie. Ha ricevuto vari premi per la poesia, nel 2017 ha pubblicato "La voce di mia madre", una raccolta di poesie inserita nel catalogo online “Il mio libro” – Gruppo editoriale Espresso. Per la narrativa è stata premiata nel 1997 per il racconto "Il cielo di Luigino" pubblicato nel testo collettaneo “Nuovi narratori campani” dell’editore Guida di Napoli. Lo stesso editore ha pubblicato nel 2000 il romanzo breve "Il silenzio della terra" premiato nel 2001 al Concorso Europeo di narrativa “Storie di Donne” FENAL circoli europei liberi, secondo premio.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.