LIBRI & LIBRI Giù le mani dal Vesuvio

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Giù le mani dal Vesuvio s’inserisce in un filone di romanzi su Napoli creato da uno sguardo che ne racconta la violenza e il disordine apparente, scoprendo, lungo la narrazione, l’ordine illegale.

L’antieroe non trova l’eroe a contrastarlo ma il “cittadino comune” travolto dagli eventi: Genny Scognamiglio, diciannovenne balbuziente e imbranato, incaricato dal Procuratore Generale di indagare su alcuni omicidi misteriosi. Il ragazzo ha accettato l’incarico solo per intascare il denaro che riceverà in cambio. Ben presto, però, si trova davanti a un’organizzazione filo araba che agisce in città, Genny è dominato dalla sua paura, che prende forma nella possibile eruzione del Vesuvio. La narrazione è intricata e, il “cittadino comune” Genny, è sorpreso da avventure grottesche e alla fine si ritrova sul bordo del Vesuvio, con la speranza di salvare se stesso, i suoi amici e la città.

Non posso dire di essere un’appassionata di gialli noir thriller e quindi nemmeno esperta, leggendo questo romanzo ho apprezzato molto la capacità di svelare l’enigma lentamente, avvincendo il lettore. Il romanzo descrive degli spaccati della Napoli attuale e affronta tutti i temi classici: camorra, criminalità organizzata, terrorismo. L’impostazione della storia è quella della fiction, con momenti avvolgenti e ironici.

I protagonisti della storia sono persone fuori da giri criminali, che sono coinvolti e travolti quasi per caso. I dialoghi serrati sono delle vere e proprie sceneggiature, la cosa non ci sorprende, perché come leggiamo dalla biografia, l’autore ha scritto in passato testi teatrali e sceneggiature per la TV.

Non dirò di più sulla storia, lasciando al lettore la sorpresa dei fatti narrati nei quali i protagonisti sono trasportati, senza decidere nulla, dagli eventi fino alla fine. Dirò qualcosa sulla scrittura fruibile e lineare. Non vi sono mai termini che si allontanano dall’uso comune della lingua, fin dalle prime pagine ci immergiamo, come un passeggero appena arrivato a Napoli, nel linguaggio quotidiano delle strade di questa città. È un romanzo che sarà apprezzato da chi ama il genere letterario, ma ci auguriamo soprattutto per l’autore, che sia apprezzato da qualche regista di fiction tivvù.

Aggiungerei per finire un’osservazione letteraria. Ho sempre pensato che la letteratura, in particolare la narrativa, deve cercare il “bene”, la parte umana, nella brutalità più feroce. Mentre il filo continuo di alcuni romanzi contemporanei denunciano e si crogiolano nella violenza estrema, soffermandosi sulle minuzie di torture soprattutto fisiche, velate d’ironia. E così come possiamo trovare il sentimentalismo eccessivo nei romanzi femminili, troviamo la descrizione eccessiva di violenza nei romanzi scritti da maschi (non è il caso di questo romanzo), perché è un modo dissacrante per vincere la paura. Al maschio non è permesso mostrare la paura, ma raccontarla sì. Immergersi nell’emotività non è di genere, ma umano e permette al narratore di raccontare il limite, il confine sottilissimo tra bene e male. Quel confine che spesso rende impossibile distinguere i buoni dai cattivi.

MICHELE SERIO è nato a Napoli. Ha iniziato come musicista e compositore di canzoni pop, si è occupato di teatro e in seguito di letteratura. Annella a Portacapuana è trasmessa il giorno di Pasqua su Rai Uno, con Fiaboplast vince il premio Stregatto. Nel 1991 esordisce come narratore con La signora dei lupi (ed. Spirali), un fantasy a sfondo erotico. Seguono: 1994 è Pizzeria Inferno (Baldini & Castoldi ed.), nel 1996 esce Nero metropolitano (Baldini & Castoldi), nel 1999 scrive per la Radio un programma a puntate su Napoli e le sue storie di strada, nel dicembre del 2000 pubblica nell’antologia Italia odia (ed. Mondadori) che raccoglie il meglio del noir italiano, nel 2001 esce in Francia presso Fleuve Noir, nel 2002 esce un nuovo romanzo Reporter di strada. L’Ancora del Mediterraneo), nel 2006 esce ‘La dote” nel 2009 esordisce come attore teatrale, nel 2014 esce Così parlò il Mostro (Homo Scrivens), nel 2015 è “San Gennaro made in China” (Cento Autori) il romanzo dove appare per la prima volta il personaggio di Gennaro Scognamiglio. Serio ha inoltre scritto ben quindici sceneggiature per tv movie americani.

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Rosa Montoro è nata a Sarno e vive a Cava de’ Tirreni, laureata in Sociologia lavora in un ente pubblico, è sposata e ha due figlie. Ha ricevuto vari premi per la poesia, nel 2017 ha pubblicato "La voce di mia madre", una raccolta di poesie inserita nel catalogo online “Il mio libro” – Gruppo editoriale Espresso. Per la narrativa è stata premiata nel 1997 per il racconto "Il cielo di Luigino" pubblicato nel testo collettaneo “Nuovi narratori campani” dell’editore Guida di Napoli. Lo stesso editore ha pubblicato nel 2000 il romanzo breve "Il silenzio della terra" premiato nel 2001 al Concorso Europeo di narrativa “Storie di Donne” FENAL circoli europei liberi, secondo premio.

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