L’ARCHRITICO Riggiole

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Il fascino della “riggiola” è pari solo all’incertezza sulla genesi della parola stessa.

Ma che derivi dal castigliano “Rejuela” (inferriate o pile di mattoni) o dal latino “rubèola” (rossiccia) non fa molta differenza. La “Riggiola” fa parte del vocabolario di Napoli e paraggi (la costiera amalfitana lo è) per indicare le piastrelle utilizzate come rivestimento o decorazione.

Fascino che incontriamo tutte le volte che riconosciamo la fattura antica, rovistando in antiquari o imbattendoci in vecchie case di campagna dove le maioliche dipinte a mano ornavano cucine e forni. O, negli edifici nobili, ricoprivano intere stanze.

Un’arte antica, geneticamente imperfetta quindi irriproducibile meccanicamente. L’industria e la tecnologia possono fare molti miracoli ma non sostituire il processo artigianale, né sopprimere la tradizione.

Gli artisti che dal sapere antico hanno appreso la lezione, seguono in scia il contemporaneo, spinti dal vento della lezione antica.

Si chiama proprio “Riggiole” la mostra visitabile in questi giorni a Palazzo Mezzacapo di Maiori.

Un’immersione nelle ultime sperimentazioni di Giuseppe Palermo, poliedrico artista costiero traslocato a Roma, che accetta la sfida di riprodurre il sogno ceramico senza scomodare forni e terracotta, ma utilizzando l’energia della sua immaginazione.

Ci impiega qualche secondo il visitatore a comprendere che non c’è niente di corporeo in queste sue opere, che i dettagli delle “riggiole” classiche, così riprodotti, sono colpi di pennello, olio su tela, intinta con una resina che restituisce l’ingannevole effetto lucido.

Un salto in avanti così audace che ci fa sentire minuscoli, e prima ancora, colpevolmente distratti.

Palermo ingrandisce per noi segni che paiono imprevisti e che non avevamo mai fatto in tempo a vedere. Fino a fermarsi sul bordo dell’astratto. Giusto un passo prima, come ad assecondare la nostra miopia.

E gli sbavi del pennello sono quegli errori esatti che nessuna macchina potrà riprodurre.

Le figure restano intrappolate nel perimetro del quadro dove ogni fiore, ogni triangolo o cerchio, ogni ghirigoro diventa bellezza.

L’artista, Palermo, questo fa: si mette di traverso al tempo che passa.

Giuseppe Palermo, “Riggiole” – Maiori, Giardini di Palazzo Mezzacapo fino al 14 Settembre – tutti i giorni 18-22 (ingresso gratuito)
ph. al testo: G. Buono.

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