Tino Iannuzzi: “Il PD deve evidenziare al Paese i buoni risultati del Governo”

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foto Gabriele Durante

Parlamentare ed avvocato cassazionista, l’onorevole Tino Iannuzzi fa con noi il punto sulla nuova legge elettorale ed i risvolti che questa potrà avere per le elezioni ormai prossime, non trascurando i risultati già ottenuti dai governi dem, che dovranno essere a suo parere il punto centrale della prossima campagna elettorale per il Partito Democratico.

Partiamo proprio dalla nuova legge elettorale…

“Siamo al punto decisivo, perché manca oramai solo l’approvazione del Senato. Noi del PD abbiamo sempre detto che le principali forze politiche devono contribuire a redigere ed approvare le nuove regole elettorali, che riguardano il funzionamento delle istituzioni, e che dunque devono essere il più possibile condivise. Naturalmente per fare ciò si deve raggiungere una formula complessiva di sintesi e di mediazione che venga incontro il più possibile alle varie istanze delle diverse posizioni politiche, e penso che siamo sulla strada giusta.”

Le bocciature della Consulta sulle due precedenti leggi elettorali sono figlie anche di una classe politica che a volte pensa troppo a conservare i propri interessi secondo lei?

“Beh le due recenti pronunce della Corte Costituzionale devono costituire un forte monito per il Parlamento e l’intera classe politica, per ponderare le nuove regole, ed adottarle con molta attenzione ai principi costituzionali. Io penso che ci si stia muovendo in questa direzione, cioè di costruire un testo il più possibile rispettoso delle indicazioni della Consulta e, aggiungo io, anche delle sollecitazioni del Presidente della Repubblica. Infatti, Mattarella ha auspicato un testo che armonizzi le leggi elettorali sia per la Camera che per il Senato, per evitare che si creino due maggioranze diverse all’interno del Parlamento, perché ciò andrebbe a contraddire la funzione del voto, che è quella di scegliere una maggioranza e di conseguenza un governo.”

Il centrosinistra è caratterizzato da molte anime, quali sono secondo lei quelle più accreditate a coalizzarsi con il PD?

“Noi con questa nuova legge elettorale introduciamo di nuovo il principio delle coalizioni, e perciò è evidente che il Partito Democratico sulla base di scelte programmatiche chiare e precise dovrà cercare di creare una coalizione coerente ma anche ampia, inclusiva, per governare basandosi su un progetto di governo condiviso. Credo che se ci sarà uno spirito di confronto vero, si potrà assolutamente dialogare, come è successo per le prossime elezioni siciliane (in cui abbiamo trovato dei punti d’intesa con il partito del ministro degli esteri Angelino Alfano), ed anche con il mondo della sinistra, a cominciare da Giuliano Pisapia, che è una figura di grande prestigio ed autorevolezza.”

Secondo gli ultimi sondaggi il centrodestra unito sta recuperando grande consenso fra i cittadini, il PD come può contrastare questa ascesa?

“Penso che i sondaggi abbiano un valore molto relativo, preferisco far riferimento ai voti dati nelle urne, che quindi si verificano a scrutinio effettuato. Certamente credo che il PD deve riuscire il più possibile a trasmettere al paese l’idea che noi abbiamo una classe dirigente che è la più autorevole per poter governare l’Italia, dal nostro segretario Renzi, al premier Gentiloni, a ministri come Minniti, che ha portato a delle svolte importanti nel campo della politica d’immigrazione, o ancora Franceschini, che ha rilanciato l’intero settore della cultura e del turismo.

Tutti questi esempi autorevoli in contrapposizione ad un centrodestra che è tutto e il contrario di tutto. Infatti, c’è Salvini che rispetto al voto in Germania ad esempio inneggia al successo dell’estrema destra, e Berlusconi che dal canto suo si riconosce nel Partito Popolare Europeo della Merckel. Mi sembra che non siano d’accordo quasi su nulla, hanno governato per tanti anni l’Italia, hanno promesso tante cose, senza realizzarne nessuna, e questa prospettiva sarebbe un passo indietro per il paese.

Dunque, il Partito Democratico deve spiegare i risultati dei propri governi, come la ripresa economica in atto, la crescita del Pil e delle esportazioni, un aumento dei contratti di lavoro a tempo indeterminato e tanto altro, che devono essere illustrati alla pubblica opinione, anche facendo le scelte migliori in merito alle candidature, puntando su persone radicate sul territorio e che conoscano le comunità.”

Secondo lei, la candidatura di Di Maio come premier del Movimento Cinque Stelle potrebbe essere controproducente per la compagine grillina?

“Ogni movimento fa le sue scelte, io sottolineo soltanto una cosa, e cioè che è stata una cosa farsesca questa partecipazione con i vari click alla scelta del candidato premier di qualche migliaio di persone, nulla a che vedere con le centinaia di migliaia di iscritti che partecipano alle nostre primarie, che potranno avere dei limiti, ma che sono il più grande fatto di partecipazione democratica e popolare che esiste nel nostro paese. Mi sembra poi che anche la pretesa dei Cinque stelle di rifiutare ogni sistema di alleanze sia espressione di un atteggiamento di grande presunzione e superficialità. Abbiamo verificato, po,i in questi anni, la loro capacità di governo, dalle rotture avvenute in tanti comuni, come a Parma ad esempio, all’esperienza della capitale d’Italia, con la Raggi che sostanzialmente è così allo stremo che si ritrova i rifiuti per strada e con la crisi idrica.

Tutte queste sono prove gigantesche di una grande incapacità amministrativa dei pentastellati, e figuriamoci se gli affidassimo il governo di un grande paese come l’Italia!”.

Il naufragio della legge sullo ius soli si può considerare un fallimento per il governo a guida PD?

“Noi come Partito Democratico sosteniamo questa legge, che è espressione di una politica complessiva per quanto riguarda l’immigrazione. Infatti, con il ministro Minniti abbiamo adottato delle soluzioni anche coraggiose e innovative per portare il massimo della nostra collaborazione alla guardia costiera, alle forze dell’ordine e alla polizia libica per aiutare questi paesi, per evitare emigrazioni di massa insostenibili per il nostro paese, assicurando l’integrazione a coloro che sono arrivati in Italia. Dunque, a conclusione di questo discorso è importante dire che il riconoscimento della cittadinanza a bambini che nascono in Italia, figli di immigrati che sono totalmente in regola con l’ordinamento e le leggi dello stato italiano, sarebbe una norma di civiltà all’interno di questa politica di immigrazione.

Tuttavia, bisogna tener conto delle dinamiche parlamentari. Infatti, il premier Gentiloni sta cercando di portare all’attenzione del Senato questa proposta, ma solo se ci saranno i numeri e le condizioni per approvarla, e per ora queste condizioni ancora non ci sono.”

Infine, quali sono i progetti del PD a livello provinciale?

“Noi in provincia abbiamo un congresso che stiamo svolgendo, che servirà a rafforzare e potenziare la presenza del partito e farlo radicare sui territori, favorendo l’emersione di una nuova classe dirigente, e con la candidatura unitaria di Enzo Luciano, che sicuramente potrà rappresentare bene il partito nelle sue diverse anime e sensibilità. Dunque, anche il processo di rinnovamento è in atto, intrapreso anche dal  governatore De Luca in regione Campania, con tanti provvedimenti significativi e coraggiosi in tanti settori.

Per questo c’è bisogno di un partito che sappia, nella sua autonomia, favorire la discussione dei suoi iscritti e militanti per sollecitare la risoluzione dei vari problemi delle varie realtà territoriali che amministriamo, e che allo stesso tempo funga da cassa di risonanza dei successi amministrativi.”

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