Intervista allo scrittore Pino Corrias sulla nostra incantevole Italia

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(foto Gabriele Durante)

Il quarto salotto letterario di Com&Te 2018 si è tenuto a fine dello scorso mese di maggio nella stupenda cornice dell’ Hotel La Conca Azzurra di Conca dei Marini.

Si è ripetuto il “prodigio” che avviene con le presentazioni dei volumi scelti dagli organizzatori, Pasquale Petrillo e Silvia Lamberti, che con lungimiranza guardano alle novità editoriali che possano interessare il pubblico, soprattutto quello studentesco. E’ Com&Te ha una particolarità (che non è di poco conto) è rivolto a tutti i lettori, ma soprattutto agli studenti delle Scuole Superiori, che non sono solo degli uditori passivi di storie ma diventano protagonisti e attori di un lavoro suoi testi fatto in classe con la collaborazione e la guida degli insegnanti.

Essi leggono e discutono in classe il libro proposto dalla Rassegna letteraria e successivamente negli incontri con l’autore danno fiato alle loro domande e alle loro curiosità. Stessa “sorte” è toccato a Pino Corrias, scrittore, giornalista e sceneggiatore, autore del volume “Nostra incantevole Italia “(Chiarelettere), che si è sottoposto con grande disponibilità al fuoco di fila degli studenti, rispondendo a tutte le domande che gli sono state poste.

Anche noi gli abbiamo poste alcune domande.

Dottor Corrias, il suo libro “Nostra incantevole Italia” (Chiarelettere) è il frutto del suo viaggio attraverso gli ultimi 70 anni di vita repubblicana partendo da Portella della Ginestra al Lingotto, da Via Fani a Piazza Fontana, e cosi via. Lei traccia la storia convulsa della Repubblica piena di misteri e di verità nascoste o parzialmente svelate. Crede che i luoghi da Lei citati ed i fatti ad essi legati insegnano qualcosa alle nuove generazioni?

Si, lo spero perché le ragioni di questo “viaggio” è per l’appunto tramandare una memoria, raccontare le storie che si sono addensate in quei luoghi dove la nostra storia collettiva, la storia del nostro Paese è cambiata. Piazza Fontana è l’esempio più classico. Iniziano gli anni di piombo, la strategia della tensione e così via, ma anche dei luoghi non drammatici, come per esempio Sanremo, dove da decenni va in onda il Festival di Sanremo che è una cosa che cambia il costume, il linguaggio e il gusto degli italiani.

Nell’introduzione al volume, Lei scrive: “Siamo il Paese del doppio Stato, delle doppie verità, delle doppie velocità di crescita tra nord e sud, ammalato di quattro mafie”. Dottor Corrias, non crede che questa Italia capovolta abbia contribuito all’affermazione dei movimenti popolusti italiani?

E’ una delle tante conseguenze, però io ricordo anche che questa Italia capovolta, anche misteriosamente ha fatto dei grandi passi avanti. Se penso all’Italia del dopoguerra, come l’ho vista raccontata dal cinema, dalla letteratura, che era un paese coperto dalla polvere della guerra, in macerie e quello che siamo oggi, ricchi, una potenza industriale dell’occidente, dico che abbiamo fatti tanti passi avanti. Dico anche che siamo un paese con tante forti contraddizioni, per l’appunto abbiamo quattro mafie, siamo l’unico paese dell’Europa e dell’ Occidente sviluppato che ha un cancro mortale al suo interno. Ci sono tante disuguaglianze che non riusciamo a calmierare, c’è troppa differenza tra il nord e il sud, troppa “disunità” d’Italia ancora, però, tanti passi avanti li abbiamo fatti. Penso che raccontarci la nostra storia, aiuterà a farne ulteriori.

Il suo viaggio attraverso l’Italia capovolta termina con una nota di speranza e di augurio: vedere trasferire la presidenza della Repubblica ad una sede più sobria e di riportare il Quirinale alla fruizione dei cittadini ridando ossigeno a ciò che nella sua lunga storia è stato considerato centro di potere. Non crede che forse anche questo potrebbe parlare al cuore e alla mente dei cittadini?

Questo è la cosa che mi auguravo quando ho fatto la scelta di dedicare l’ultimo capitolo appunto al Quirinale, che è bellissimo, naturalmente è un palazzo meraviglioso, ma di 110 mila metri quadrati che mi sembrano eccessivi per ospitare una persona per quanto autorevole come il Presidente della Repubblica, dico che sarebbe bello se appunto la presidenza si trasferisse in una villa altrettanto ambita e lussuosa ma non così tanto e che il Quirinale con i suoi magnifici giardini, corridoi e quant’altro fosse restituito alle famiglie dei romani e degli italiani in visita e diventare un luogo davvero condiviso. Ne guadagnerebbe il Quirinale in sobrietà

Nel suo lungo itinerario attraverso la storia, quanto ha contribuito la sua esperienza di giornalista a sviscerare questi aspetti in positivo e in negativo dell’Italia descritta nel suo libro?

Mi ha insegnato un metodo. Mi ha insegnato il metodo di andare nei luoghi, rintracciare i testimoni, raccogliere tutta la documentazione possibile, parlare con i sopravvissuti quando si tratta di cose drammatiche oppure con i protagonisti degli eventi quando si tratta di storie politiche come può essere stata Berlusconi con la storia di Forza Italia o Prodi con la storia dell’Ulivo, e poi a organizzare il racconto, a scriverlo e a restituirlo nel modo più leggibile possibile.

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