Cava, intervista a Vincenzo Servalli: “Vincere bene per governare meglio”

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“Sono spaventato da quanto stia andando bene”. Queste, tra il serio e il faceto, le prime parole del candidato a sindaco Enzo Servalli quando ci accoglie nel suo ufficio per una chiacchierata sull’andamento della campagna elettorale. E’ molto sicuro e determinato, ma anche consapevole dell’asprezza della battaglia che si accinge ad intraprendere. Il proliferare di candidati a sindaco e liste a sinistra che gli rosicchiano voti, la mancata spallata in Consiglio comunale al sindaco Galdi,  e ancora il tema sempre caldo dell’abusivismo edilizio, la composizione delle liste che lo affiancheranno, i possibili alleati in caso di ballottaggio ed i punti salienti del suo programma elettorale, sono alcuni degli argomenti trattati con Vincenzo Servalli, candidato sindaco del partito Democratico a Cava de’ Tirreni.

 

Cominciamo con Cettina Capuano. Da membro del direttivo del PD la ritroviamo ora candidata a sindaco con una lista civica ma politicamente caratterizzata a sinistra. Durante la conferenza stampa di presentazione della sua candidatura ha preso le distanze dal PD ribadendo che non lo riconosce come partito di sinistra. E’ una tessera importante che se ne va, e che probabilmente porterà via con sé parte dell’elettorato. Come intende fermare quest’emorragia di voti?

Cominciamo con il dire che questa è una vicenda locale che però ha i suoi riflessi in quella nazionale. L’avvento di Renzi e i profondi cambiamenti di natura politica che ha portato hanno fatto sì che il mondo cosiddetto post comunista si sia sentito in grande difficoltà; quindi, anche a livello locale si sta verificando quello che inevitabilmente accade a livello nazionale. E’ da mettere in conto che la sinistra del futuro è la sinistra del cambiamento ed è questa la vera sinistra. Non è sinistra quella della conservazione. Quindi, rispondo alla sua domanda dicendole che Cettina non è più di sinistra, non è il PD. Cettina è una conservatrice. E’ tutta la vecchia sinistra che addirittura si divide tra due candidati, il comunista italiano Mazzeo e Rifondazione Comunista con la Capuano. E’ nostalgica e marginale sia nella società italiana che nella nostra città. Faccio tanti auguri a Cettina, sono contento che ci sia una candidata donna, ma la nostra prospettiva è un’altra.

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Per quanto riguarda la sinistra post comunista cittadina, come si regoleranno due elementi di spicco come la Calvanese e Fiorillo?

Flora Calvanese ha rilasciato una dichiarazione dove precisa che è organica al PD e come tale sosterrà il candidato del Partito Democratico Vincenzo Servalli. Non ho ragione di dubitare che farà lo stesso anche Fiorillo e tutti quelli che hanno vissuto l’esperienza del PD e vogliono concorrere al risultato delle prossime elezioni. Non ho nessun dubbio. Chi doveva andare, come Cettina, lo ha fatto alla luce del sole ed è apprezzabile.

Bastolla ha detto, con dei toni alla Savonarola più prossimi al grillismo che al PD renziano, “niente inciuci per evitare di farsi poi tirare la giacca”; in realtà pare che ora la stia lui tirando la giacca per farsi più spazio.  Qual è la sua linea politica?

Enrico Bastolla è un giovane di grande esuberanza. E’ un ragazzo eccezionale. Chiunque mi conosce, amici e nemici, sa che una delle caratteristiche che mi viene spesso rimproverata è la mitezza di carattere e un’ispirazione nenniana che si racchiude nella massima “Un puro trova sempre uno più puro che lo epura”. Provengo da questa scuola e mi guardo bene dal fare l’analisi del sangue alla gente. Noi vogliamo avere un rapporto aperto di confronto e di dialogo con tutti quelli ch partono dal presupposto che si lavora per la città, nell’interesse della città e su un programma molto minuzioso (il lavoro che stiamo facendo noi non lo sta facendo nessuno). Non avrà ascolto e starà fuori della porta chi pensa che la politica possa essere un mercanteggiamento.

Facciamo qualche nome: chi è venuto a mercanteggiare?

Ho avuto molti corteggiamenti ma clienti per il momento non  ne ho trovati ancora.

Quindi la linea espressa da Bastolla non è la linea di Servalli?

Prendo le sue parole come un contributo e uno stimolo a fare bene. Noi siamo aperti al dialogo con le forze che fanno parte del nostro campo ovviamente, è inutile precisarlo, sui temi e sui progetti partendo dal presupposto che se vinciamo dobbiamo vincere bene per governare, altrimenti è preferibile non vincere se si deve fare la fine di Marco Galdi che sta chiudendo la sua amministrazione in maniera ingloriosa e, per certi aspetti, indecente. Di Bastolla ho molto apprezzato il fatto che, fin dalla sera delle primarie, venne da  me a farmi gli auguri con un abbraccio affettuoso.

ENZO SERVALLI (8)

Parliamo del ballottaggio: come si muoverà? Ognuno andrà per la propria strada o ci potranno essere eventuali alleanze, magari con Lamberti o Senatore? La partita si giocherà al ballottaggio…

Al ballottaggio i cittadini sono svincolati e non penso che seguiranno le indicazioni dei candidati che non ci sono arrivati. Il ballottaggio è una partita a due dove prevalgono le personalità dei candidati a sindaco e i programmi che vogliono mettere in campo. Galdi dice di essere sicuro di andare al ballottaggio, io lo sono altrettanto. A quel punto i cittadini si troveranno di fronte a una scelta: la continuità che Galdi rappresenta o il cambiamento che io intendo rappresentare? Altri cinque anni così Cava de’ Tirreni non se li può più permettere. La ragione fondamentale del fallimento di Galdi è il pesante indebitamento avvenuto nel Comune di Cava in questo quinquennio. Faccio riferimento solo a due mutui: quattro milioni di euro per la Co.Fi.Ma. e otto milioni di euro perpPiazza San Francesco e piazza Bassi. Un impatto devastante sulla spesa corrente dell’ente che crea difficoltà per la manutenzione ordinaria delle scuole, delle strade, delle palestre etc. Senza contare che queste opere pubbliche, per la logica del massimo ribasso, vengono appaltate ad imprese estranee alla città, non producono un solo posto di lavoro. Vi è una diminuzione della qualità della vita, i cittadini pagano più tasse e non c’è beneficio per la città. La politica di Galdi è stata devastante, ha impoverito Cava de’ Tirreni perché con i debiti dei cittadini  ha portato ricchezza fuori da territorio, non ha creato un posto di lavoro ed una sola opportunità. La città muore di mancanza di lavoro. In tempi di vacche grasse si poteva parlare del restyling di Piazza San Francesco, ma non adesso e con otto milioni di debito… Di quale continuità vuole parlare Marco Galdi? Noi dobbiamo cambiare completamente la cultura di governo. Il giorno in cui  con grande probabilità ci insedieremo a Palazzo di Città, una delle prime delibere riguarderà i lavori pubblici per il recupero dell’esistente e consumo del suolo zero, in questo modo si avrà la possibilità di costruire dove si è abbattuto e riedificando sulla base dei nuovi criteri di sostenibilità ambientale. Un grande programma per la piccola e media impresa locale che non ha accesso a determinati target di lavori. Lavoro, riduzione delle tasse e ridefinizione di un’identità commerciale e culturale. Questi sono gli obbiettivi fondamentali che impongono un cambio di cultura del governo della città perché quella di Galdi è stata devastante anche per le future generazioni. Non siamo oggi in grado di quantificare i danni di Galdi, ma li vedremo, se non porremo rimedio, nei prossimi anni. Voglio stendere un velo sui mille euro che ogni giorno pagano i cittadini cavesi per il debito della Co.Fi.Ma., è una cosa vergognosa. Per me Galdi è già il passato di questa città.

Lei crede che sia così decisamente negativo il giudizio dei cavesi su Galdi?

La verità è che Galdi e Gravagnuolo sono due immagini simili e speculari, l’uno distrusse il centrosinistra che abbiamo dovuto poi faticosamente ricostruire, e l’altro ha fatto la stessa cosa col centrodestra; politicamente sono due insipienti. Rispetto a loro Alfredo Messina è stato un gigante e il suo accoltellamento alle spalle è una delle pagine più ingloriose della storia politica cavese. C’è però da dire che i primi anni di amministrazione Gravagnuolo sono stati eccellenti.

ENZO SERVALLI (9)

Sul tema dell’abusivismo il sindaco Galdi dice che se non in toto in larga misura la questione è stata risolta.

Cinque anni fa perdemmo la campagna elettorale per diverse questioni, ma questa in particolare fu devastante perché da parte del centrodestra furono fatte promesse e date garanzie che il problema sarebbe stato risolto. Questo non è accaduto e sono venute a galla tutte le menzogne e un certo cinismo di una classe politica che non si è fatta specie di mentire, promettere, garantire e prendere impegni che poi non ha mantenuto perché non poteva mantenerli. Io rimango della mia personale idea che è questa: democrazia non è trattare tutti nello stesso modo ma trattare in maniera diversa situazioni diverse. Non possono essere trattate alo stesso modo persone che hanno speculato costruendo piani su piani e poi fittandoli, quindi speculando, rispetto a chi invece ha espresso un’esigenza di necessità. Questa distinzione ancora oggi non trova una canonizzazione giuridica, non esiste nella norma l’abuso per necessità. Però una valutazione politica non può non essere fatta, non si può paragonare chi ha costruito 70 mq per vivere a chi ha costruito tre piani per fittarli. Di questo bisogna tener conto, ma neanche si può dire “condoniamo tutto”. Bisogna fare distinzione tra i casi. Ribadisco che è vergognoso dire che si è risolta la vertenza. La competenza non spetta alle amministrazioni locali ma ai livelli nazionali e regionali. Prendere impegni su questo terreno significa continuare a prendere in giro la gente.

Riguardo alla situazione della mozione di sfiducia a Galdi il suo atteggiamento è stato definito attendista e buonista, e da molti visto come ambiguo. Se potesse tornare indietro, si comporterebbe nella medesima maniera?

Quella mozione di sfiducia era ridicola e già in partenza non aveva i voti per essere approvata. Era sostanzialmente il desiderio di Fratelli d’Italia, dopo quattro anni di corresponsabilità dei disastri della città, di purificarsi l’anima. E noi del Partito Democratico nei regolamenti di conti dei partiti di centrodestra non dovevamo e non dobbiamo entrare. Quella mozione di sfiducia è stata un bluff nel quale noi non siamo cascati fortunatamente, perché se fosse arrivata in Consiglio comunale già non avrebbe avuto i voti di Germano Baldi e Giovanni Senatore. Noi siamo stati saggi. La prudenza e il buonismo di Servalli ci hanno risparmiato la figura barbina che invece hanno fatto gli altri. Le confermo che se oggi dovessi rifare quella scelta, io la rifarei.

A livello nazionale il centrosinistra si è compattato attorno al nome di Mattarella, a Cava, nel nostro piccolo, non è successo altrettanto attorno al nome di Servalli. Perché questa disgregazione?

Partiamo da Città Democratica che viene imputata come uno degli elementi della frantumazione del centrosinistra, in linea teorica non lo è perché loro dichiarano di non essere né di destra, né di sinistra. Abbiamo poi i Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista che sono partiti identitari con tanto di simbolo. Con Sel e l’Italia dei Valori e tutto il mondo del popolarismo cattolico abbiamo un dialogo aperto, così come mi auguro di avere un dialogo con il centro che governa con il PD in provincia, la cosiddetta area popolare. Quindi, la divisione vi è con quella sinistra radicale che non condivide nulla col PD renziano.

Quindi sta dicendo che i voti che non intercetterà a sinistra saranno marginali.

Esattamente così. Sono fiducioso di poter imbastire un dialogo con il mondo moderato di Cava de’ Tirreni, che è un mondo, anche per le mie caratteristiche personali, che penso di poter rappresentare. Al di là delle sigle io voglio parlare ai cittadini, all’elettorato moderato.

Nell’area moderata un candidato che potrebbe creare insidie e intercettare molti voti  è Armando Lamberti?

Ho grande stima per il professore Lamberti, però non riesco a comprendere le ragioni della sua scelta. Non so valutarlo in termini di consenso elettorale. Non capisco perché non abbia partecipato alle nostre primarie, proponendo un progetto civico.

ENZO SERVALLI

A proposito delle liste civiche, dai commenti rilasciati lei pare provare poca simpatia. I partiti, però, al riguardo hanno le loro colpe…

I partiti sono altamente responsabili e questo determina una mancanza di punti di riferimento. Il problema fondamentale è che spesso nelle liste civiche trovi persone che hanno fatto la loro vita politica e anche professionale all’interno delle segreterie dei partiti che oggi denunciano. Non sono credibili. Ciò, ovviamente non vale per tutti. Io stesso sto costruendo due civiche affianco alla lista del PD: “Cava Libera” e “Cava Solidale”. Io sono un civico. In molti dei propugnatori delle liste civiche trovi soggetti che vivono di politica, che hanno incarichi di carattere politico. E’ quest’ipocrisia che non tollero, ecco perché parlo di manfrina. Dove sono i veri civici? Armando Lamberti è stato candidato al Senato della Repubblica per un partito, oggi è civico. Ma potrei dire di tanti altri che oggi svolgono ruoli di responsabilità in enti e consorzi, oppure sono stati assessori comunali. Come ci sono arrivati? E’ un modo per nascondere un’identità. Noi ci presentiamo per quelli che siamo, con i nostri simboli, con le nostre idee e con la nostra faccia. Non ci nascondiamo dietro un apparente civismo. E in campagna elettorale faremo nomi, cognomi, la storia e gli incarichi di ognuno.

A cosa fanno riferimento le sue liste civiche?

Principalmente alla mia cultura liberal-socialista. Con “Cava Solidale” ispirandoci a questi valori, inviterò a partecipare espressioni del volontariato, del civismo, dell’associazionismo, della disabilità. In “Cava Libera” avremo imprenditori, commercianti, artigiani, la parte più dinamica della società cavese.

Come sta andando la stesura del programma con gli incontri che i giornali definiscono la “Leopoldina” di Servalli parafrasando la “Leopolda” di Renzi?

Un capolavoro. E’ un grande successo, abbiamo fatto due tavoli partecipati, idee straordinarie, all’esito delle quali ci sarà un programma che realizzerà gli obiettivi: lavoro, riduzione delle tasse, ridare un’identità culturale e commerciale a questa città.

Qual è l’identità di Cava de’ Tirreni?

L’identità commerciale di Cava ruota attorno a alcuni elementi che non sono cambiati nel tempo. E’ cambiata la modalità. Non siamo una città industriale, non siamo più una città agricola. Cava deve essere città del commercio, dell’artigianato, della cultura e del paesaggio. Questa è l’identità della città.

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