Beata ignoranza

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L’Italia presenta livelli di scolarizzazione tra i più bassi dell’Unione Europea

 

L’Italia risulta tra i Paesi più ignoranti d’Europa. Dopo i dati sul covid19 e l’aumento delle disuguaglianze, altre ricerche mettono in cattiva luce il sistema d’istruzione del nostro Paese.

L’Italia presenta livelli di scolarizzazione tra i più bassi dell’Unione Europea, purtroppo anche con riferimento alle classi più giovani.

Lo rivela il Rapporto annuale dell’ISTAT. Dal dossier emerge infatti che nel 2019, nell’UE27 (senza il Regno Unito), il 78,4% degli adulti tra i 25 e i 64 anni possedeva almeno un diploma secondario superiore.

In Italia l’incidenza è del 61,1%, di oltre 16 punti inferiore.

La media dell’UE27 di diplomati è dell’84%, mentre in Italia solo i ¾ di giovani (30-34 anni) ne hanno uno. Il divario è maggiore e crescente se si considerano i 30-34enni con titoli universitari, pari al 40,3% in UE27, contro i 27,6% in Italia (ultima nell’Unione insieme alla Bulgaria).

Va però osservato come nel nostro Paese la qualità dell’insegnamento secondario non sia spesso adeguata.

In Italia, l’incidenza degli studenti quindicenni con competenze insufficienti, rilevata dall’indagine Pisa2018, è appena superiore alla media Europea per la comprensione dei testi scritti è ancora più alta per la matematica e le scienze.

Tra i Grandi Paesi dell’Unione Europea il nostro è quello con i risultati medi inferiori. In questo tipo di test, in Italia come nella maggioranza degli altri paesi, le ragazze hanno, in generale, risultati migliori rispetto ai ragazzi nella comprensione testuale e peggiori in matematica.

Le ragazze risultano essere più scolarizzate dei ragazzi. Questo divario è andato crescendo con il tempo, ma neanche le donne non raggiungono il livello medio europeo. La crescita dell’istruzione è andata di pari passo con la riduzione della dispersione scolastica, che tocca soprattutto i maschi.

I giovani italiani galleggiano nell’ignoranza, riescono a decodificare solo brani semplici e con informazioni esplicite. Quando si tratta di analizzare un testo nella sua globalità e di estrapolarne i significati non espliciti, gli studenti restano spiazzati.

Una mancanza di strumenti che potrebbe essere imputata all’avvento dei social network, che fanno dell’istantaneità la principale forma di contenuti e che richiedono più di pochi secondi per essere metabolizzati.

I dati sono tanto più allucinanti se si considera che l’istruzione figura al quarto posto dei diciassette obbiettivi della vita economica e sociale del sistema Italia secondo l’ISTAT.

In conclusione, se vogliamo, in un futuro sperare che il nostro Paese torni a crescere bisogna ricominciare dalle basi. Ma dove ripartire per ricostruire le fondamenta? Sicuramente con iniziative, grandi o piccole che siano, capaci di creare un percorso che le integri e che ispiri i nostri adolescenti.

Oggi più che mai, istituzioni, imprese, e media devono lavorare insieme: bisogna arare il campo e seminare, sperando che i germogli divengano alberi con solide radici. Possono bastare 5 anni per ribaltare la classifica della Commissione Europea ma l’impegno deve riguardare tutti, famiglie comprese.

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