A colloquio con Flora Calvanese: “Serve capacità di decidere. Perché di non scelte stiamo morendo”

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“Occorre avere una visione prospettica che, partendo dai limiti attuali della realtà che si amministra, intraprenda una via di nuovo sviluppo, di crescita futura”

 

Il viaggio di Ulisse alla ricerca della buona politica continua incontrando una personalità di grande spessore politico e culturale come Flora Calvanese. Cavese doc, 66 anni, laureata in Giurisprudenza, ha ricoperto vari incarichi pubblici, è stata assessore all’urbanistica e alla cultura con Fiorillo sindaco, è presidente dell’associazione di donne La Rosa di Gerico”.

“Sulle vaccinazioni quello che si contesta a Servalli è la sostanziale acquiescenza difronte a scelte sbagliate che hanno penalizzato e continuano a penalizzare Cava”

 

Un giudizio sereno e spassionato sull’attuale Amministrazione in questi primi mesi del secondo mandato del sindaco Servalli.

Diciamo che Servalli non si è mai distinto per dinamismo, e forse per questo ha vinto nel 2015, i cavesi avevano bisogno di calma dopo l’eccesso di scelte di Gravagnuolo, serpentone alla Manifattura, grandi architetti con onorari salati, demolizioni case abusive, e di Galdi, acquisto Cofima, scacchiera. Scelte in gran parte non condivise, ma subite dalla popolazione. Servalli nel primo mandato ha raggiunto alcuni obiettivi importanti, come l’approvazione del PUC e l’abbandono della transazione fatta da Galdi con Maccaferri che consentiva lo scempio dei 100 appartamenti dietro alla Manifattura, e la previsione del parco urbano al posto dei capannoni alle spalle dell’edificio storico. Ma ora siamo in una sostanziale stagnazione, tutto fermo o rallentato. Gli amministratori non avevano fatto i conti con la pandemia, la necessità di essere veloci ed efficienti sulle vaccinazioni. I cavesi sono molto critici su tutta la gestione che ci ha visto molto indietro rispetto a città vicine come Salerno o Nocera. Certo si dirà, la responsabilità è dell’ASL o del Distretto, che materialmente devono organizzare il servizio. Vero, ma quello che si contesta a Servalli è la sostanziale acquiescenza difronte a scelte sbagliate che hanno penalizzato e continuano a penalizzare Cava. Innanzitutto il rifiuto da parte del Ruggi dell’utilizzo come centro vaccinale del nostro ospedale. Una decisione incomprensibile, subita e non contrastata dal sindaco. Un ospedale non ha o non può avere un percorso covid? Ma scherziamo? Vorrei chiedere al Sindaco, ma questa decisione la direzione del Ruggi e del Santa Maria dell’Olmo la hanno scritta nero su bianco? Se così è gravissimo, ma se non c’è nemmeno una carta scritta la cosa è inaudita. Questo rifiuto ha segnato la campagna vaccinale e ha determinato la gran parte dei disagi. Inaccettabili poi i ritardi nella vaccinazione degli anziani ricoverati nelle quattro case di riposo presenti in città, che secondo il piano nazionale dovevano essere vaccinati prima ancora degli over80 e che non siano stati vaccinati tutti gli allettati. Certo la responsabilità è sempre del Distretto, ma non abbiamo sentito una parola del Sindaco per chiedere il rispetto del piano vaccinale e una migliore organizzazione del servizio. E abbiamo parlato solo di vaccini. Se passiamo a tutto il resto la situazione non è migliore. Sul Comune si è abbattuto il ciclone dell’inchiesta che vede coinvolto il dirigente Sorrentino, relativamente alle assunzioni del personale. Abbiamo poi importanti opere pubbliche ferme ma questo già dal primo mandato. Il palazzetto sbandierato nella prima campagna elettorale, il parcheggio interrato del trincerone, il boulevard fermo nonostante la gara espletata da tempo, la ditta vincitrice è addirittura ricorsa ad un giudizio di ottemperanza per iniziare il lavoro, ma senza successo al momento. Sempre in corso da anni i lavori di Villa Rende. Chiusa la Mediateca senza che si intraveda una soluzione. Chiusa la sala teatrale di 100 posti nel cortile ex Eca, e pare basterebbero 100mila euro per completarla.

“Quello del trasformismo è un antico male della politica cavese: siedono in Consiglio persone che hanno attraversato diversi schieramenti”

 

E un giudizio nel suo insieme sulla classe politica cittadina emersa dalle ultime elezioni comunali?

Il dato più significativo è sicuramente la comparsa del movimento La Fratellanza, che ha sostanzialmente svuotato il centrodestra, superandolo nella competizione. Il centrosinistra si è compattato in un accordo per il potere intorno a Servalli aggregando anche elementi dello schieramento opposto. Ma quello del trasformismo è un antico male della politica cavese, siedono in Consiglio persone che hanno attraversato diversi schieramenti. Comunque in generale io sono sempre stata del parere che la politica è espressione della società che la vota.

“Eugenio Abbro aveva capito che forse serviva un nuovo ospedale, ma non trovò appoggi”

 

Lei può essere annoverata tra coloro che rappresentano la memoria storica della politica cittadina di questi ultimi decenni. Per questo, Le chiedo: di chi è la responsabilità dello stato attuale del nostro ospedale, ritenuto non idoneo persino per ospitare un centro vaccinale?

Non so che senso abbia oggi ripercorrere vicende di 40 anni fa. Ma se vogliamo fare una ricostruzione storica possiamo dire che il tempo utile a costruire un nuovo ospedale, che era l’unica speranza per una sanità ospedaliera all’altezza dei tempi moderni, si è chiuso negli anni 80/90. Per rispetto alla memoria devo ricordare che Eugenio Abbro aveva capito che forse serviva un nuovo ospedale, ma non trovò appoggi in campo sanitario sia nei vertici delle allora USL né tra i medici ospedalieri cavesi.

E sull’abusivismo edilizio nella nostra città quanto ha pesato l’inserimento nel Put del territorio comunale metelliano?

Credo che il PUT abbia salvato la valle metelliana, come ha salvato la costiera. Senza il PUT oggi Cava sarebbe cementificata come la collina di Posillipo o la vicina Nocera. Se una parte dei politici cavesi non si fossero intestarditi ad uscire dal PUT, forse avrebbero potuto percorrere l’unica strada utile, cioè ottenere l’abbassamento del lotto utile per costruire in zona agricola dai 10mila metri a 5mila. Questo avrebbe risolto molte situazioni, ma attenzione solo di coloro che erano coltivatori diretti. Ma molti degli abusivi cavesi non sarebbe rientrati in questa categoria. L’abusivismo doveva essere combattuto e si sarebbe fermato. Invece ci sono stati tre condoni approvati dal parlamento nazionale che hanno fatto lievitare il fenomeno. Inoltre c’è stato scarso contrasto a livello locale, e la mistificazione del fenomeno è diventato oggetto di troppe campagne elettorali.

“Chi governa cerca di escludere e intimidire chi si oppone… il tentativo è di isolare e colpire i protestatari facendoli passare per “scostumati, portaseccia, strumentali””

 

Torniamo ai giorni nostri. Se la classe politica non brilla non è che poi in città quella che un tempo si chiamava società civile sembra dare segni di vita. Un tempo l’associazionismo, di qualsiasi tipo, da quello ambientale a quello culturale o sportivo, si faceva sentire, ora è calato un preoccupante silenzio e l’emergenza pandemica ha accentuato un fenomeno che era già presente da tempo.

Associazioni e volontariato sono sempre presenti in città. Questo anno e mezzo di pandemia ha silenziato tutto. Ma io vedo un altro elemento pericoloso, chi governa cerca di escludere e intimidire chi si oppone, ma intendiamoci non con strumenti autoritari, ma come è accaduto proprio in questi giorni per le proteste sulle vaccinazioni in ritardo e per la riapertura delle scuole. Mi spiego, il tentativo è di isolare e colpire i protestatari facendoli passare per “scostumati, portaseccia, strumentali” e in una comunità chiusa, dove è difficile essere fuori dal branco che comunque ti protegge, questa tattica a volte funziona. Ma tentare di bloccare il sano conflitto è deleterio perché impoverisce il dibattito e pericoloso, perché aumentano le delazioni. Infatti, il comune è invaso da lettere anonime.

La crisi dei partiti e della politica è evidente, ma sembra andata in tilt l’intera società civile che si rifugia sempre più nell’agorà virtuale dei social, i quali hanno sì un ruolo e una loro indubbia forza, ma che alla lunga si limitano a dare voce alla protesta rivelandosi così spesso autoreferenziali, se non scadono addirittura in vomitatoi di inusitata violenza verbale…

Credo che anche questa sia una conseguenza delle chiusure e della impossibilità di avere sedi pubbliche di dibattito. Se la società riparte con i suoi luoghi di confronto i social avranno meno importanza soprattutto in una piccola comunità. Credo, però vada fatta una riflessione di fondo su quello che è oggi la nostra città e sul senso di frustrazione che vivono molti cavesi. Cava vive da decenni una crisi di ruolo e identità. L’accusa principale che i cavesi fanno a tutti gli amministratori che si sono susseguiti è di non essere riusciti a restituire Cava al suo antico splendore. Credo che i cavesi debbano fare i conti con questo senso di rimpianto e nostalgia che nessun sindaco può risolvere. Cava de’ Tirreni non può più essere quella che è stata, meta del Gran Tour, punto di partenza per le escursioni in carrozza per la costiera amalfitana, non avrà più una stazione ferroviaria da cui partono i treni per Roma, non avrà più un tribunale, non avrà più un ospedale importante. Ma Cava de’ Tirreni è ancora una città bella, vivibile, con un paesaggio verde, nonostante l’abusivismo, con monumenti importanti, con attività produttive di qualità. Su questo va costruita una nuova prospettiva, un nuovo futuro, e se i politici la smetteranno di indulgere con questo guardare indietro della popolazione e cominceremo tutti insieme a guardare avanti, forse potremo trovare la strada.

“A livello locale per governare bene potrebbe anche bastare un buon progetto civico con competenze e entusiasmo”

 

Nella nostra città come si può portare la politica, la buona politica, nuovamente al centro del dibattito cittadino e come strumento di confronto e di costruzione? Ammesso che questo sia possibile…

Da anni sono convinta che la politica dei partiti sia solo una piccola parte della vita democratica. Inoltre i partiti italiani sono profondamente in crisi. Forza Italia partito personale sta scomparendo con il tramonto di Berlusconi. Il PD ha da sempre una vita travagliata e ora è sempre di più arroccato in lotte interne di correnti che non si confrontano su posizioni politiche, ma su pezzi di potere da difendere. I Cinque Stelle sono stati un miraggio di anti politica immediatamente sfaldatosi nel rapporto con il potere e saranno sempre meno influenti nella politica locale e nazionale. Fratelli d’Italia e Lega sono forse i soli ad avere un ancoraggio ideologico, ma è proprio questo ancoraggio che li rende impresentabili. Che rimane? Non ho una risposta, ma a livello locale per governare bene potrebbe anche bastare un buon progetto civico con competenze e entusiasmo.

“Quello che credo manchi è la lungimiranza”

 

E, impresa forse ancora più ardua, come favorire la crescita e l’emergere di una classe politica cittadina che abbia un livello medio di maggiore competenza, preparazione, lungimiranza…

Sulla competenza e preparazione non credo che possiamo avanzare molte critiche agli attuali amministratori. Servalli è da sempre in politica, è stato consigliere comunale per anni, assessore con Gravagnuolo, la giunta ha su sette componenti ben 4 avvocati, Del Vecchio, Iuliano, Garofalo Lamberti che è anche professore ordinario all’università. Quindi parliamo di persone che sanno leggere fin troppo bene un atto amministrativo, una norma di legge. Quello che credo manchi è proprio la lungimiranza. La capacità di avere una visione prospettica che partendo dai limiti attuali della realtà che si amministra riesca ad intraprendere una via di nuovo sviluppo, di crescita futura. Un fatto mi ha profondamente colpito. Quando Armando Lamberti ha avanzato l’idea di Cava de’ Tirreni parco culturale e capitale italiana della cultura, è rimasto sostanzialmente solo e la sua visione non è stata compresa o appoggiata dal resto della giunta e dei consiglieri. Sono state organizzate diverse giornate di approfondimento e studio con interventi molto interessanti ai quali non ho visto assessori o consiglieri, tranne eccezioni come l’assessore Minieri e qualche consigliere. Procida sarà capitale italiana della cultura nel 2022 e pur essendo un’isola bellissima non ha nemmeno la metà del nostro patrimonio artistico e monumentale. Ma avrà un’occasione unica per rilanciarsi. E come è accaduto per Matera un’intera comunità si è unita e ha lavorato per offrire il meglio della città. A Cava de’ Tirreni era evidente che tranne il promotore nessuno credeva in questa opportunità.

Secondo lei, quali requisiti di base, irrinunciabili, dovrebbe avere chi si propone come amministratore della nostra città, soprattutto in questi tempi bui e di vacche magre, dove c’è poco da distribuire e molto da chiedere alla comunità?

Al punto in cui siamo arrivati, date per scontate l’onestà e la dedizione alla propria città, credo che un’unica qualità sia indispensabile: la capacità di decidere, di scegliere. Perché di non scelte stiamo morendo. (foto di Aldo Fiorillo)

1 commento

  1. Ottima analisi. In sintesi: l’amministrazione deve andare a casa. Nuove elezioni e questa volta non potranno fare false promesse. I pinocchi sono stati smascherati dai fatti post-elettorali. Aggiungo che il non decidere fa parte di una strategia: evitare che l’opposizione e i cittadini insorgono: “Chi non fa niente non ha mai sbagliato”.

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