56° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2022: «Sicurezza e cittadinanza»

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Donne che hanno paura

Tra i lasciti della pandemia ci sarebbe un aumento della violenza fisica e psicologica nei confronti delle donne.

È di questa opinione l’83,5% delle italiane, mentre solo l’1,4% ritiene che il fenomeno sia in diminuzione.

Nel 2021 sono stati denunciati alle Forze dell’ordine 22.602 maltrattamenti contro familiari e conviventi, in crescita dell’8,4% rispetto al 2019.

A questi si aggiungono 17.539 atti persecutori (+9,2% rispetto al 2019), 5.274 violenze sessuali (+8,0%) e 119 omicidi che hanno avuto vittime donne (+8,2%). Ma nei primi 9 mesi del 2022 si sono registrati 83 omicidi di donne, contro i 92 dello stesso periodo dell’anno precedente.

Nel primo semestre del 2022 sono arrivate al numero verde antiviolenza 7.814 chiamate e sono state annotate 2.902 donne vittime di violenza. Nello stesso periodo del 2021 le chiamate erano state 7.974 e le donne vittime di violenza 4.085.

Giovani insicuri nel post-pandemia

Il 60,9% degli italiani durante la pandemia ha sofferto spesso (19,7%) o qualche volta (41,2%) di stati di ansia e di paura indefinita. Percentuali superiori alla media riguardano i più giovani, tra i quali il 69,2% ha percepito ansia e paura (il 33,9% spesso e il 45,3% qualche volta).

Il 49,0% dei giovani tra 18 e 36 anni guarda con incertezza il proprio futuro, il 30,5% prova ansia per quello che lo aspetta, il 14,6% ha paura e il 13,5% è pessimista di fronte a eventi le cui dimensioni e conseguenze vanno al di là della capacità di previsione e di intervento dei singoli. Solo il 19,6% segnala la fiducia come stato d’animo prevalente con cui affronta il futuro e il 17,4% guarda al domani con ottimismo.

Si tratta di stati d’animo che hanno radici profonde e si innestano in una società dove da tempo non è più sufficiente studiare e essere bravi per ottenere un giusto riconoscimento nel mondo lavoro. Al punto che il 12,5% dei giovani indica l’impotenza e l’11,5% la rassegnazione come stati d’animo prevalenti nella loro visione del futuro. Inoltre, il 17,6% dei giovani ammette che durante la pandemia ha aumentato il consumo di alcool e di altre sostanze.

Una casa a cui si chiede sempre di più

Più tempo trascorso in casa durante l’emergenza sanitaria significa anche un aumento del bisogno di sicurezza. Il 43,1% degli italiani non si sente sicuro nella casa in cui vive e ha paura di subire furti, incendi, danneggiamenti: due anni fa la quota era nettamente inferiore (il 33,9%). Furti in casa e rapine sono reati che destano un grande allarme sociale, anche se i dati ufficiali testimoniano che sono in diminuzione.

Nel 2021 sono stati commessi 124.715 furti in abitazione e 1.647 rapine in casa. Dieci anni fa i furti in abitazione erano circa 240.000 l’anno e nel 2019 sono stati 165.239. Ma i pericoli che turbano i sonni degli italiani non vengono solo dall’esterno.

Ogni anno nelle case degli italiani si verificano quasi 3 milioni di incidenti domestici, che coinvolgono soprattutto i più anziani (il 41,1% del totale capita a persone con più di 65 anni) e le donne (vittime del 66,0% degli incidenti domestici).

Il falso che fa male: il caso dei cosmetici

Accanto al mercato legale dei prodotti cosmetici si è sviluppato negli anni un fiorente mercato illegale di cosmetici contraffatti. Il 21% delle famiglie italiane (5,4 milioni) ha acquistato almeno una volta un cosmetico falso e il 12,9% (3,3 milioni) lo ha fatto intenzionalmente.

Lo confermano i dati sui sequestri effettuati dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane, che negli ultimi dieci anni hanno sottratto dal mercato del falso 10.615.117 cosmetici contraffatti in 1.882 sequestri.

Nel 2021 i cosmetici sequestrati sono stati 120.183 e nei primi sei mesi del 2022 la sola Guardia di Finanza ha intercettato 105.280 prodotti contraffatti: +83,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I cosmetici falsi non fanno male solo all’industria e all’occupazione legale, ma possono provocare gravi danni all’ambiente e alla salute dei consumatori, perché sono prodotti senza rispettare la normativa europea.

Ucraini in fuga dalla guerra: e la scuola? 

Fino alla fine dell’anno scorso gli ucraini che arrivavano in Italia avevano un identikit ben definito: erano prevalentemente donne (pari nel 2021 al 77,6% del totale), di età superiore ai 40 anni, dirette nel nostro Paese per lavorare come badanti.

Lo scorso anno erano 27.506 gli studenti ucraini inseriti nelle nostre scuole di ogni ordine e grado.

A causa della guerra, dalla fine di aprile alla fine di settembre di quest’anno avevano richiesto la protezione temporanea 158.850 cittadini ucraini: di questi, 98.182 adulti, 83.966 donne, 34.917 donne con figli, 60.668 minori (il 38,2%). Anche per i profughi ucraini si è attivato il modello di integrazione tipicamente italiano: molecolare, territoriale e familiare, favorito in questo caso dal fatto che molte donne ucraine erano già inserite in molte famiglie italiane come persone di fiducia.

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