Una nave femmina per salvarci

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Pochi se ne sono accorti, ma l’Assemblea Generale ONU in sessione plenaria ha adottato lunedì scorso, 7 dicembre, una risoluzione che proclama il 27 dicembre “Giornata mondiale della preparazione alle epidemie”.

Diciamolo subito, di per sé la risoluzione non impegna risorse. Si limita ad un appello “agli Stati membri, alle organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite e altre organizzazioni globali, regionali e subregionali, al settore privato e alla società civile, comprese le organizzazioni non governative, le istituzioni accademiche, individui e altre parti interessate” affinché diano il giusto rilievo a questa giornata, promuovendola ed organizzando iniziative varie finalizzate alla crescita sul piano globale della consapevolezza dell’importanza della preparazione preventiva dei cittadini e degli Stati alle pandemie.

In breve: l’ONU paventa nel prossimo futuro nuove epidemie ed invita l’umanità a prepararvisi. Ognuno è autorizzato a fare gli scongiuri, ma questa è la realtà.

C’è di più, nessuno lo dice con forza, meno che mai l’ONU, anche e giustamente allo scopo di non creare allarmismi, ma non è affatto da escludersi l’eventualità di una guerra batteriologica nei prossimi anni.

Dunque, vuoi che siano virus e batteri naturali, vuoi artificiali e prodotti dall’uomo in laboratorio a fini militari, sta di fatto che la fuoriuscita dall’attuale pandemia non dovrà farci tornare all’incoscienza irresponsabile pre-Covid.

La nostra Protezione Civile Nazionale dovrà dunque prepararsi a questa evenienza, così come dovrà attrezzarsi all’uopo il Sistema Sanitario Nazionale, e via narrando, senza trascurare l’inderogabile necessità di adeguare ad essa le nostre normative costituzionali e la legislazione ordinaria, per poter fronteggiare le minacce con un assetto istituzionale più efficace ed efficiente dell’attuale.

Tra gli attori chiamati ad aggiornare le proprie strutture ed a formare il proprio personale ci sono anche le Forze Armate, com’è ovvio che sia.

Mercoledì 28 ottobre, alla Camera dei Deputati, Commissione Difesa, si è svolta una audizione del Capo di Stato maggiore della Marina militare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, in ordine agli sviluppi dell’attività della Marina, anche con riferimento alle esigenze operative indotte dall’emergenza epidemiologica.

Nel corso dell’audizione l’amm. Cavo Dragone ha illustrato un progetto di grande interesse, vale a dire la realizzazione di una nave-ospedale. Sulla sua scia, il Capo di Stato Maggiore emerito delle FF.AA., amm. Luigi Binelli Mantelli, è intervenuto a sostegno del progetto. Si tratta – ‘copio e incollo’ dall’intervento di Binelli Mantelli su genteeterritorio.it – di un naviglio «di circa 18/20.000 tonnellate capace di una velocità di 18/20 nodi e di ridondante autonomia logistica, quale la produzione e distribuzione ad altri soggetti di energia elettrica, acqua, carburanti e sistemi di comunicazione compresa telemedicina. Produzione fino a 2000 pasti giornalieri. Alloggi per circa 1500 persone di cui 500 sanitari e 400 pazienti suddivisi tra rianimazione terapia intensiva (fino a oltre 100 posti letto) e degenza in ambiente controllato ed impermeabile all’esterno per i rimanenti. Accessi via mare (2 idroambulanze) via elicotteri con Hangar/Triage e via terra da rampe tipo roll on – roll off con circolazione interna compatibile per tutti i sistemi di biocontenimento. Fino a 6 sale operatorie e trattamento ustionati, trattamento rifiuti speciali, ampia disponibilità di stoccaggio e conservazione materiali sanitari e medicali. Il costo potrebbe aggirarsi su 600mln di euro ed essere sostenuto dalla Banca Europea per gli Investimenti come già accaduto per il finanziamento della nuova Nave Idroceanografica ovvero nell’ambito delle prossime disponibilità offerte dagli strumenti di solidarietà europea, come MES/Recovery Funds».

 

L’Italia è un paese lungo e stretto ed è immerso nel Mediterraneo, in pratica tutte le località della penisola, anche quelle interne, distano in linea d’aria circa al massimo 200 km dalla costa. Una nave ospedale dotata di elicotteri potrebbe essere di considerevole supporto per fronteggiare le prossime, eventuali, malaugurate epidemie. E non solo, anche in caso di sismi o di disastri idro-geologici sarebbe utilissima.

Sarebbe bello se il Governo e il Parlamento italiani dessero prova di lungimiranza e, magari proprio in occasione della “Giornata mondiale della preparazione alle epidemie”, deliberassero di dare il via libera a questo progetto.

Per parte sua, l’ammiraglio Binelli Mantelli ha già battezzato la futura nave-ospedale: «Nave “Cristina di Belgioioso”, eroina poco nota, ma grandissima, del nostro Risorgimento. Sarebbe la prima Unità della Marina a portare un nome di donna».

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