Tramonto giallo-verde?

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(foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Con molta curiosità, e qualche perplessità, ho letto, qualche giorno addietro, un interessante articolo pubblicato sul giornale “Il Fatto Quotidiano” col significativo titolo “Di Maio ha definitivamente ucciso il Movimento 5 stelle”.

Il Fatto Quotidiano, quotidiano romano fondato nel 2009 da Antonio Padellaro, è diretto da Marco Travaglio, ottimo ma non sempre simpatico giornalista, sempre in primo piano da anni, ancora prima che andasse a dirigere “Il Fatto”, che si è fatto le ossa nell’epoca d’oro dell’ex Cavaliere Berlusconi, da Travaglio contrastato in tutte le forme e con tutti i mezzi, Tv e Talk compresi: è rimasta celebre la puntata dell’11 gennaio 2013 di “M”, talk condotto da Michele Santoro, nella quale, alla fine di un acceso dibattito tra Travaglio e Berlusconi, dopo una nutrita serie di accuse di Travaglio, Berlusconi  si esibì in una teatrale performance pulendo col fazzoletto la sedia dalla quale si era appena alzato Marco Travaglio: coup-de-theatre, degno delle migliori scene di avanspettacolo, peccato che gli argomenti fossero tutt’altro che da varietà.

Marco Travaglio non è stato mai docile con nessuno, salvo a dare il suo consenso inizialmente al Movimento 5 Stelle di Grillo, che certamente, anche grazie a lui, ebbe il successo che poi lo ha portato al governo.

Ora, però, sembra che Travaglio abbia cambiato opinione e orientamento: probabilmente si è reso conto di quel che riescono a (non) fare i grillini al governo e dei danni che essi, unitamente a Salvini, stanno arrecando al paese ed alla nostra economia, e ha rinsavito: se l’avesse fatto prima probabilmente avrebbe evitato qualche danno, ma del senno del poi sappiano cosa farcene.

Comunque, tornando allo scopo di questo commento, Travaglio ha scritto, qualche giorno fa, che Luigi Di Maio, con i guai combinati da lui e dalla sua famiglia, ha definitivamente affossato il movimento 5 stelle.

Le vicende del Vice Premier “Giggino” Di Maio hanno notevolmente appannato l’immagine di questo giovane, talvolta pure simpatico, certamente di gran lunga più fine ed elegante dell’altro vice-premier, il quale però è più autentico, più immediato, più “ruspante”, inteso come schietto e sincero, almeno all’apparenza: dice quella che pensa senza fronzoli, e per questo suo modo di fare è benvoluto dal “suo” popolo, ha conquistato la meritata fama di grande comunicatore e i sondaggi sono concordi nel sorpasso della Lega sulle 5stelle: Index 34,5 contro 25,00%; Ipsos 36,2% contro 27,7%; Euromedia 31,3 contro 26,7%; in media vengono attribuiti alla Lega il 32,3%, e al M5S il 26,3% (sondaggi dell’11.12.2018)

Insomma Salvini e la sua Lega hanno spiccato il volo, (il PD arranca per conquistare qualche “zero, virgola” e lo ritiene un successo, chi si contenta gode!) tenendo presente che il 4 marzo di quest’anno il risultato elettorale aveva assegnato alla Lega il 17,37 alla Camera e il 17,73 al Senato, mentre il M5S si era attestato al 32,68 alla Camera e al 32,22 al Senato.

Insomma la Lega, secondo i sondaggi, ha quasi raddoppiato il consenso, mentre il M5S ha perso circa 6 punti.

Occorre tener anche presente che gli argomenti di cui si occupa (o almeno dovrebbe, visto che quotidianamente sconfina) Salvini sono di immediata presa, mentre quelli di cui si occupa Di Maio sono più mediati, lasciamo stare se portano o meno a casa risultati: al momento Salvini sembra esserci riuscito, almeno per quello che riguarda la sicurezza e il contrasto alla immigrazione, senza entrare nel merito e nelle valutazioni etiche, anche perché ha avuto il buon senso di non far emergere altri, ad eccezione del sottosegretario Giancarlo Giorgetti, il quale, tutto sommato, sembra all’altezza del ruolo assegnatogli; mentre Luigi Di Maio si è circondato di persone incompetenti e ambigue, uno per tutti il ministro Toninelli il quale, finora, non ne ha “azzeccata” una, dalla ricostruzione del Ponte Morandi alla Tav e alla Tap; per non parlare della sottosegretaria Laura Castelli, che di sciocchezze ne ha dette a iosa e ha collezionato pure una nutrita serie di gaffe.

Ma se Atene piange, Sparta non ride, come recita un vecchio proverbio; infatti se nella casa del M5S ci sono problemi, non è che in quella della Lega i problemi manchino, giacché non possiamo non ricordare che su Salvini incombe la spada di Damocle della truffa dei 49 milioni di euro fatta dal partito di Bossi e Belsito allo Stato italiano con l’incasso e la scomparsa di quell’enorme contributo, mai giustificato, del quale ora è richiesto dalla Magistratura il rimborso, e per il quale che scandalosamente è stata concessa la dilazione in 79 annualità.

Insomma tra le evasioni, il lavoro nero, gli abusi edilizi e le numerose bugie di Di Maio, e la scomparsa dei 49 milioni di euro di Salvini, non si sa chi dei due sia più degno di rappresentare il popolo sovrano al quale essi quotidianamente si appellano, con l’unica differenza che mentre quel popolo sovrano è stato inclemente con Di Maio, lo è stato molto di meno con Salvini.

Ora, però, sembra che la situazione tra i due sia giunta ad un punto di non ritorno, ed è stata emblematica la frase pronunciata da Giorgetti nel corso del convegno organizzato da FdI su sovranismi e populismi che ha innescato l’ultima miccia: “Piaccia o non piaccia questo governo risponde alla volontà degli italiani e il Movimento 5 Stelle al Sud ha vinto perché gli elettori vogliono il reddito di cittadinanza ”. Facendo bene intendere che i programmi dei grillini non godono del pieno consenso suo e della Lega quando ha aggiunto che hanno “registrato larghi consensi, magari è l’Italia che non ci piace, ma è il Paese con cui dobbiamo confrontarci”, con una stoccata finale sul reddito di cittadinanza che potrebbe innescare il lavoro nero.

Praticamente sembra che il clima tra gialli e verdi sia sempre più ghiacciato, i due leader non si incontrano più come prima, sembra che giochino a nascondino con l’intenzione di non trovarsi, e nemmeno si telefonano più tanto frequentemente.

E se a tutto ciò si aggiunge che la partita della legge di stabilità con l’UE non è affatto chiusa, e che nemmeno quel faticoso traguardo in ribasso del 2,04% di rapporto tra Deficit e Pil è stato accolto favorevolmente dalla Comunità come in un primo momento sembrava, tant’è che il Premier Conte e il Ministro Tria sembrano aver messo le tende a Bruxelles per tentare di far quadrare il cerchio con i competenti organi economici comunitari, veramente questo governo sembra giunto al capolinea.

Probabilmente Travaglio ha ragione sull’affossamento del M5S, probabilmente la prossima settimana si tireranno le somme ma è difficile che una débâcle di Di Maio porterà anche alla caduta del governo in quanto né Di Maio né Salvini hanno interesse a andare subito alle urne. Per Salvini il tempo gioca a suo favore e il suo obiettivo è di giungere alle prossime elezioni europee, fino alle quali conta di accrescere ulteriormente il consenso degli elettori: poi si vedrà.

E non sarà certamente Di Maio a tirare i remi in barca e ad aprire una crisi: se lo facesse certificherebbe definitivamente anche le sue difficoltà personali, e affosserebbe definitivamente il suo movimento: nuove elezioni certificherebbero una sonora sconfitta.

L’unica possibilità che crolli tutto è data dal diniego dell’UE dell’accrescimento del rapporto Debito/Pil del quale il governo dovrà prendere atto e riscrivere la manovra che rischierebbe di crollare in parlamento in quanto sancirebbe definitivamente il fallimento degli impegni presi con l’elettorato da Lega e 5S, e non sono pochi i mugugni, nemmeno tanto velati, di numerosi loro parlamentari.

In conclusione, la palla sta nelle mani di Conte e di Tria; vedremo come andrà a finire.

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