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Opinioni

Spegni gli occhi, accendi l’anima

Viviamo nell’epoca dell’iperstimolazione. I social, da Instagram a TikTok, sono progettati per catturare i nostri occhi. Le notifiche sono studiate per risvegliare il nostro sistema dopaminico. Il risultato? Siamo diventati eccellenti reattori, ma pessimi interpreti. Reagiamo a tutto, comprendiamo poco

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C’è un momento, quasi impercettibile, in cui ti accorgi che stai guardando tutto ma non stai vedendo niente. Scrolli, ascolti, tocchi, consumi immagini a una velocità che nessun essere umano, prima di noi, aveva mai sperimentato. Eppure ti senti più confuso che informato, più stanco che nutrito. Forse il problema non è quello che vediamo. È come vediamo.

“Inizia a percepire con i sensi interni e non più con i sensi esterni.” Non è un invito mistico da santone new age. È una necessità di sopravvivenza culturale.

Viviamo nell’epoca dell’iperstimolazione. I social, da Instagram a TikTok, sono progettati per catturare i nostri occhi. Le notifiche sono studiate per risvegliare il nostro sistema dopaminico. Il risultato? Siamo diventati eccellenti reattori, ma pessimi interpreti. Reagiamo a tutto, comprendiamo poco.

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Percepire con i sensi interni significa spostare il baricentro. Non chiederti solo “cosa sta succedendo?”, ma “cosa sta succedendo dentro di me mentre succede?”. È un cambio di prospettiva radicale. Non è chiudere il mondo fuori, ma smettere di lasciare che sia il mondo a decidere chi sei.

Il filosofo Blaise Pascal scriveva che “tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola cosa: dal non saper restare in una stanza da soli”. Oggi quella stanza è diventata uno schermo luminoso. Restarci senza scappare, senza distrarti, senza anestetizzarti: ecco l’atto rivoluzionario.

I sensi esterni ti dicono che qualcosa è virale. I sensi interni ti chiedono: è vero? È giusto? È mio?
I sensi esterni misurano il rumore. I sensi interni misurano il significato.

Allenare questa percezione richiede coraggio. Significa tollerare il silenzio. Significa accettare che non tutte le emozioni siano immediatamente condivisibili. Significa, a volte, dire “non lo so” invece di prendere posizione in cinque secondi per paura di restare fuori dalla conversazione.

Ma c’è di più. Quando inizi a usare i sensi interni, cambia anche il modo in cui guardi gli altri. Non li riduci più a un post, a una frase, a un errore. Ti chiedi cosa li muove, cosa li ferisce, cosa li spinge a parlare. È empatia, ma più profonda: è immaginazione morale.

In un mondo che ti vuole sempre acceso, percepire dall’interno è un atto di libertà. È riprendersi il diritto di sentire prima di reagire, di comprendere prima di giudicare, di scegliere prima di cliccare.

Forse la vera maturità non è accumulare informazioni, ma sviluppare un centro. Un luogo interiore da cui guardare il mondo senza esserne travolti.

La domanda allora non è quante cose hai visto oggi. La domanda è: quante le hai davvero sentite?

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Foto di Gennaro Pierri

Gennaro Pierri

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista…

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