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Opinioni

Prof., i sogni te li devi andare a prendere!

C’è una cosa che spesso dimentichiamo: un sogno non si riconosce soltanto da quello che promette, ma anche da quello che ci chiede

Prof., i sogni te li devi andare a prendere!

Ieri all’uscita dal liceo Genoino, un alunno mi ha fermato. Non aveva una domanda da farmi ma aveva qualcosa da restituirmi. «Prof., pensando ad una vostra lezione, mi sono convinto che i sogni te li devi andare a prendere»! L’ho ascoltato.

Poi ho pensato che, qualche volta, gli studenti fanno una cosa straordinaria: prendono una frase che hai lasciato in classe, se la portano a casa, la fanno incontrare con la propria vita e te la restituiscono trasformata. E tu scopri che quella lezione non era finita quando era suonata la campanella. Ma quella frase mi è rimasta dentro per un altro motivo. C’è un verbo che merita attenzione: prendere. Noi diciamo spesso che speriamo, aspettiamo, desideriamo. Aspettiamo il momento giusto, che qualcuno si accorga di noi, che le condizioni migliorino, che arrivi un’occasione.

A volte persino la fortuna diventa una specie di ufficio a cui presentare domanda. E intanto passano gli anni. Andare a prendere un sogno, invece, significa smettere di considerarsi soltanto spettatori della propria vita. Non vuol dire pretendere tutto, né credere che basti volerlo per riuscirci. Sarebbe una bugia, soprattutto per chi parte con meno possibilità degli altri. Vuol dire, piuttosto, non consegnare interamente alle circostanze il potere di decidere chi possiamo diventare.

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C’è una cosa che spesso dimentichiamo: un sogno non si riconosce soltanto da quello che promette, ma anche da quello che ci chiede. Ci sono desideri che ci piacciono finché restano lontani. Quando cominciano a chiamarci in causa, diventano improvvisamente scomodi. Perché bisogna scegliere, rinunciare a qualcosa, imparare, ricominciare. E qualche volta accettare di essere principianti in una cosa che ci sta molto a cuore. Ed è proprio qui che si misura la differenza tra chi racconta continuamente ciò che vorrebbe fare e chi, un mattino qualsiasi, comincia.

Non so quale sogno abbia in mente quel ragazzo. Non gliel’ho chiesto. E forse è giusto così: ci sono desideri che hanno bisogno di un po’ di silenzio prima di trovare un nome. So soltanto che, uscendo da scuola, mi ha ricordato una cosa che noi adulti rischiamo di dimenticare: non siamo proprietari del futuro, ma neppure suoi ospiti in attesa di invito.

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Foto di Gennaro Pierri

Gennaro Pierri

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista…

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