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Quante persone sono felici in questo momento? Forse stiamo facendo la domanda sbagliata. Se la felicità entrasse nella tua vita oggi, la riconosceresti?

Le generazioni che ci hanno preceduto desideravano una vita migliore. Noi desideriamo una vita perfetta

Quante persone sono felici in questo momento? Forse stiamo facendo la domanda sbagliata. Se la felicità entrasse nella tua vita oggi, la riconosceresti?

Solitamente i miei alunni mi mandano messaggi dai contenuti più disparati. A volte leggeri a volte un po’ più intensi… Ieri notte (lasciamo stare l’orario!) mi arriva questo: “Prof, secondo te, quante persone sono felici in questo momento?”

E che ti vuoi più dormire… È una domanda meno banale di quanto sembri. In questo preciso istante, mentre scorri queste righe, quasi otto miliardi di persone stanno vivendo qualcosa. Qualcuno sta firmando un contratto. Qualcuno sta piangendo. Qualcuno sta baciando per la prima volta una persona amata. Qualcuno sta salutando per sempre.

Eppure continuiamo a chiederci: quante persone sono felici? La domanda affascina perché sembra misurabile. Ma la felicità non è come il PIL, il livello del mare o il prezzo del petrolio. Non è una quantità. È un’interpretazione. Anzi, sospetto che gran parte dell’infelicità contemporanea nasca proprio da qui: abbiamo smesso di vivere la felicità e abbiamo iniziato a valutarla. La osserviamo come un investitore osserva un titolo in borsa.

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Ogni giorno ne controlliamo il rendimento. Sono abbastanza felice? Più felice di ieri? Meno felice degli altri? E mentre facciamo i conti, la vita passa. Le generazioni che ci hanno preceduto desideravano una vita migliore. Noi desideriamo una vita perfetta.

È una differenza enorme. Perché una vita migliore è raggiungibile. Una vita perfetta no. Così accade qualcosa di paradossale: aumentano le opportunità, aumenta il benessere materiale, aumenta la libertà di scelta, ma non aumenta necessariamente la percezione della felicità. Come se avessimo costruito una scala infinita e poi ci fossimo dimenticati di salire sul pianerottolo per guardare il panorama. Forse il problema non è che ci manca la felicità. Forse ci manca la soglia minima per sentirci felici. Un tempo bastava molto meno.

Oggi pretendiamo che una giornata sia straordinaria per definirla buona. Che un amore sia perfetto per essere autentico. Che un lavoro sia entusiasmante ogni mattina. Che noi stessi siamo sempre motivati, brillanti, produttivi. Siamo diventati consumatori anche delle emozioni. E come ogni consumatore, ci abituiamo rapidamente a ciò che possediamo. Per questo la vera domanda non è quante persone siano felici adesso. La vera domanda è quante persone, in questo preciso momento, stanno vivendo qualcosa che qualche anno fa avrebbero chiamato felicità… senza accorgersene.

Forse più di quanto immaginiamo. Forse milioni. Forse anche tu. E forse il fallimento più grande della nostra epoca non è l’infelicità. È aver reso la felicità così esigente da impedirle di entrare.

 

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Foto di Gennaro Pierri

Gennaro Pierri

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista…

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