scritto da Gennaro Pierri - 11 Gennaio 2026 10:19

Quando il vento decide lui

In un tempo ossessionato dal controllo, il vento diventa metafora di ciò che sfugge eppure mette in movimento. Tra fede, vita e imprevisto, imparare a non comandare tutto può aprire strade inattese

donna vento

C’è un momento, quando il vento si alza all’improvviso, in cui capiamo una cosa molto semplice: non siamo noi a comandare. Possiamo stringere il cappotto, abbassare la testa, cambiare strada. Ma il vento no, quello soffia. E basta. È un’esperienza elementare, quasi banale. Eppure, incredibilmente attuale.

Viviamo in un tempo ossessionato dal controllo. Controlliamo i dati, le agende, le emozioni, perfino il sonno. Abbiamo imparato a prevedere quasi tutto, e quando qualcosa sfugge, una crisi, una perdita, una svolta inattesa, lo viviamo come uno scandalo. Come se la vita avesse tradito un contratto mai firmato.

Eppure, la tradizione biblica usa proprio il vento per parlare di Dio. Non una roccia, non un algoritmo, non una formula rassicurante. Il vento. Qualcosa che non si vede, non si possiede, non si addomestica. Nel racconto della Pentecoste, lo Spirito arriva come un vento impetuoso che scompiglia, apre porte, costringe a uscire. Non consola subito: destabilizza. Ma proprio per questo mette in moto.

La fede, in questa prospettiva, non è una forma di controllo spirituale. Non è avere tutte le risposte, né tenere Dio sotto osservazione. È piuttosto imparare a orientarsi. Come fanno i marinai: non comandano il vento, ma sanno leggere le correnti, spiegare le vele, cambiare rotta senza perdere la direzione.

Anche i papi, nei momenti più lucidi, hanno ricordato che lo Spirito è imprevedibile, creativo, perfino scomodo. Non conferma sempre ciò che già pensiamo; spesso lo mette in crisi. Le “sorprese” dello Spirito, per usare un’espressione cara al magistero recente, non sono effetti speciali, ma cambiamenti di sguardo. Ci costringono a passare dall’ansia del controllo all’ascolto profondo.

E allora la domanda diventa inevitabile, quasi fastidiosa: sto cercando di controllare tutto, anche ciò che non mi appartiene? O sto ancora ascoltando il vento che soffia, magari contro, ma forse proprio per questo capace di portarmi più lontano?

Perché il vento, quando arriva, non chiede il permesso. Chiede solo se siamo disposti a muoverci.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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