Prof, sento il bisogno di un sogno! E se fosse un bisogno di tutti?
La vita ha porte chiuse, ingiustizie, responsabilità e limiti che nessuna frase bella può cancellare. Ma proprio per questo un sogno ha bisogno di gambe, pazienza e qualche adulto disposto a non deriderlo prima ancora di averlo ascoltato
Un mio alunno oggi mi ha scritto: «Caro prof, sento il bisogno di un sogno»! Non mi ha detto quale. Ed è proprio questo che mi ha colpito. Non cercava un consiglio per raggiungere un obiettivo. Mi stava dicendo che gli mancava qualcosa per cui valesse la pena guardare avanti.
Ho pensato che forse, prima ancora di chiederci che cosa sognano i ragazzi, dovremmo domandarci che cosa abbiamo fatto del loro diritto a desiderare. Siamo diventati bravissimi a spiegare ai giovani come costruirsi un futuro. Scegli il percorso giusto, acquisisci competenze, non perdere tempo, impara a cavartela. Tutto necessario, per carità. Ma c’è un momento in cui l’educazione rischia di diventare un ufficio di collocamento dell’esistenza: prepara persone capaci di trovare un posto nel mondo, senza chiedersi se quel mondo meriti di essere cambiato.
Il mercato, intanto, vende anche i sogni. Purché abbiano un prezzo, una scadenza e possibilmente un risultato da esibire. Se non producono nulla di visibile, sembrano tempo perso. Eppure ci sono sogni che non servono a ottenere qualcosa. Servono a non diventare estranei a sé stessi. Il ragazzo che immagina una vita diversa non sta necessariamente fuggendo dalla realtà. Potrebbe essere l’unico, in quel momento, ad accorgersi che la realtà non è ancora tutto ciò che può esistere. Naturalmente, non voglio raccontare la favola secondo cui basta sognare per cambiare le cose.
La vita ha porte chiuse, ingiustizie, responsabilità e limiti che nessuna frase bella può cancellare. Ma proprio per questo un sogno ha bisogno di gambe, pazienza e qualche adulto disposto a non deriderlo prima ancora di averlo ascoltato. Perché c’è una crudeltà sottile nel rispondere a un giovane con un «sii realista» pronunciato troppo presto. Gli stiamo insegnando a conoscere il mondo oppure a chiedergli scusa per ciò che vorrebbe diventare? Ripenso al messaggio del mio alunno.
Non so quale sogno abbia in mente. Forse non lo sa ancora nemmeno lui. E va bene così. Ci sono desideri che arrivano prima delle parole, come una luce sotto una porta: non vedi ancora la stanza, ma capisci che esiste qualcosa oltre il buio. E allora mi chiedo: quando un ragazzo ci dice che ha bisogno di un sogno, siamo ancora capaci di ascoltarlo senza spiegargli subito perché dovrebbe smettere di sognare?






